Mostra del Cinema di Venezia 2025, Duse di Pietro Marcello: trama e recensione del film in Concorso

Mostra del Cinema di Venezia 2025, Duse di Pietro Marcello: trama e recensione del film in Concorso

Mostra del Cinema di Venezia 2025, Duse di Pietro Marcello: trama e recensione del film in Concorso


Al centro della pellicola brilla Valeria Bruni Tedeschi, in una delle interpretazioni più complete della sua carriera

L’Italia torna in Concorso con Duse, il nuovo film di Pietro Marcello che vede protagonista Valeria Bruni Tedeschi. Attraverso una messa in scena intensa e raffinata, l’opera non si limita a rievocare la figura di Eleonora Duse, ma ne fa il centro pulsante di una riflessione più ampia sulla memoria, la creazione e il ruolo dell’artista nella società. In un tempo in cui il confine tra artificio e verità si fa sempre più labile, il film sceglie di restituire al gesto teatrale la sua forza originaria

DUSE, LA TRAMA

Eleonora Duse ha una leggendaria carriera alle spalle che sembra ormai conclusa, ma, nei tempi feroci tra la Grande Guerra e l’ascesa del fascismo, la Divina sente un richiamo più forte di ogni rassegnazione e torna lì dove la sua vita è iniziata: sul palcoscenico. Non è solo il desiderio di recitare a muoverla, ma un’urgenza profonda: la necessità di riaffermare sé stessa in un mondo che cambia inesorabilmente e che minaccia di toglierle tutto, persino l’indipendenza che ha conquistato con il lavoro di tutta una vita. Inaspettati rovesci finanziari la mettono di fronte a una scelta e così, ancora una volta, Eleonora sceglie il teatro come unico spazio di verità e di resistenza. Con la sua arte come unica arma, sfida il tempo e il disincanto, trasformando ogni parola e ogni gesto in un atto rivoluzionario. Ma il prezzo della bellezza contro la brutalità del potere e della Storia è alto: gli affetti sembrano dissolversi e la sua salute si aggrava. Eppure, Eleonora affronterà l’ultimo viaggio dimostrando che si può rinunciare alla vita stessa, ma mai alla propria natura.

DUSE, LA RECENSIONE

In Duse, il cinema e il teatro non si limitano a sfiorarsi: si cercano, si abbracciano, fanno l’amore. Il film, in Concorso a Venezia 82, è un omaggio vibrante, appassionato e potente a Eleonora Duse, figura emblematica della scena teatrale italiana e internazionale, ma anche un'esplorazione profonda dell’identità culturale del nostro Paese. Al centro dell’opera brilla Valeria Bruni Tedeschi, in una delle interpretazioni più complete della sua carriera. L’attrice non interpreta semplicemente Duse: la incarna. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni respiro racconta un frammento d’anima. La sua recitazione trascende la parola, si fa corpo e carne, movimento e silenzio. È un lavoro straordinario, che riesce a restituire tutta la spiritualità, la fragilità e l’ardore di una donna che ha trasformato la scena in un luogo sacro. Il film non si accontenta del biopic tradizionale: è un’opera densa, stratificata, che riflette sull’Italia dell’epoca, sulle tensioni artistiche e politiche, e mette in scena una raffinata analisi del linguaggio teatrale e cinematografico. Il risultato è un lavoro colto e appassionato, che dimostra come i due mezzi – il teatro e il cinema – non siano rivali, ma amanti antichi che ancora oggi sanno rinnovarsi e affascinare. Notevole anche la scelta di introdurre la figura di Gabriele D’Annunzio come un aereo che sfreccia nel cielo: un’immagine visionaria, potente, che in un solo istante cattura lo slancio titanico del Vate e la sua presenza, ingombrante, ma inevitabile, nell’universo emotivo e artistico di Duse. L’unica nota stonata, purtroppo, arriva dal montaggio: la decisione di inserire, qua e là, filmati di repertorio sul lungo viaggio della salma del Milite Ignoto attraverso l’Italia risulta forzata. Queste sequenze spezzano il ritmo, confondono il discorso e, soprattutto, appaiono inutili nel contesto narrativo ed emotivo del film. Annacquano un racconto altrimenti lucidissimo, appesantendo un'opera che avrebbe potuto fare della sua coerenza formale un ulteriore punto di forza. Ma, tolto questo piccolo neo, Duse resta un film ben confezionato, un tributo appassionato a un’icona del teatro, ma anche una riflessione sul nostro patrimonio artistico e culturale. Un film che lascia il segno, proprio come il volto di Valeria Bruni Tedeschi, scolpito nel tempo e nella memoria dello spettatore.


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