Quirinale, molti i nomi bruciati, si torna alla casella di partenza: Draghi e il Mattarella-bis

27 gennaio 2022, ore 19:00 , agg. alle 19:35

Rimane lo stallo tra le coalizioni, così è fumata nera pure nella quarta votazione, la prima in cui il quorum si è abbassato a 505 voti. Il centrodestra si è astenuto, il centrosinistra ha votato scheda bianca, 166 le schede per il Presidente uscente

Le trattative tra partiti (e anche dentro i partiti) fervono e gli occhi sono puntati sul pallottoliere del Parlamento in seduta congiunta, allargato ai delegati regionali, che anche domani - con l'asticella della maggioranza assoluta fissata a 505 voti - è chiamato a cercare di eleggere il tredicesimo presidente della Repubblica.


Il centrodestra

Il centrodestra parte sulla carta da un vantaggio di una cinquantina di grandi elettori in più rispetto al centrosinistra. Ma poi la prova vera è l'aula che oggi dice tre cose: prima di tutto che il consenso attorno a Mattarella è in crescita (166 voti), poi che lo schieramento Lega-Fdi-Fi e centristi ha sostanzialmente tenuto sulla scelta dell'astensione (palese in aula), ma anche che, come osserva Arturo Scotto di Leu, "il centrodestra ha solo 441 voti", e quindi si conferma "l'assenza della maggioranza di una parte". E' vero, però, che la trattativa non è ancora finita e che gli accordi sono da mettere a terra: si vedranno domani. I grandi elettori come è noto sono 1.009: 630 deputati, 321 senatori e 58 rappresentanti delle Regioni. Il centrodestra ha in tutto 453 grandi elettori tra parlamentari e delegati regionali: 212 sono della Lega, 141 di Forza Italia-Udc, 64 di Fratelli d'Italia, Coraggio Italia è a quota 32, Noi con l'Italia ne ha 5. E ci sono altri 8 voti di centro (Centro democratico e Maie).


Il centrosinistra

Sul fronte centrosinistra sulla carta il totale grandi elettori fa 405: il gruppo più numeroso è quello del Movimento Cinquestelle con 234 voti, seguito dal Pd che ne ha 154 e da Leu che arriva a 18. Italia Viva di Matteo Renzi ha un pacchetto di 44 grandi elettori e il gruppo Misto che nelle sue varie anime arriva a 65 voti. Renzi in questi giorni ha riavviato l'asse con il segretario del Pd Enrico Letta - vedi l'argine anti-Frattini e anti patto giallo-verde - ma il suo vero obiettivo era ed è portare Casini al Colle, anche se pur di non restare solo su un cavallo perdente potrebbe aggiustare il tiro. Nel Misto invece ci sono i grandi elettori che fanno riferimento ad Alternativa e che in questi giorni si sono contati per dimostrare che hanno un pacchetto di voti, oggi hanno puntato sul magistrato Nino di Matteo che ha raccolto 56 consensi.


La casella

"Alla fine si è tornati alla casella di partenza...". Un big del Pd sintetizza così il "gioco dell'oca" che ha visto in poche ore bruciare via via candidati per tornare appunto al via: Mario Draghi o Mattarella bis. Due soluzioni che ancora presentano difficoltà ma che al momento appaiono le uniche in campo. Salvo che altri "conigli" vengano tirati fuori dai cilindri dei partiti. Il nome di Elisabetta Belloni ha collezionato una serie di no: prima Matteo Renzi, poi gli altri centristi, poi addirittura Luigi Di Maio in nome dell'unità della coalizione, e infine esponenti Dem che sottolineavano la mancata discussione sul nome della direttrice del Dis. Le quotazioni di Pier Ferdinando Casini erano precipitate già nella notte e in prima mattina. E allora si torna appunto "alla casella di partenza", con i partiti a scegliere tra il trasloco del premier o la richiesta di un sacrificio all'attuale inquilino del Quirinale: "Con una differenza. Ora si va da Draghi senza che sia più possibile alcun confronto preventivo sul governo", ragiona il big Democratico.


La telefonata

Un'ulteriore spinta al nome del premier, secondo molti osservatori del Transatlantico, è arrivata poi dalla telefonata con Silvio Berlusconi: "Da un paio di giorni - raccontava in mattinata un esponente di governo molto vicino al premier - Draghi prova a contattare il Cavaliere senza riuscirci". All'ora di pranzo arriva invece la nota di Forza Italia che dà finalmente conto della telefonata avvenuta. È a quel punto che le quotazioni della Belloni si impennano, in un tentativo dei 'no-Draghi' di sbarrare la strada del Colle, salvo poi sgonfiarsi nel giro di un paio d'ore. Ma perché si converga su Draghi ci sono ancora ostacoli. E il principale, ragionano nel centrosinistra, "è trovare un modo per cui Salvini e Conte non perdano del tutto la faccia e riescano a garantire la tenuta dei loro gruppi". Da qui le possibilità, ancora concrete, di un Mattarella bis: "Alla fine cristallizzare la situazione attuale può essere l'unica soluzione", si ragionava tra i Dem, ancora prima che a Mattarella arrivassero i 166 voti della quarta chiama sui soli 540 votanti. Un numero consistente, che potrebbe tradursi in altrettanti franchi tiratori sul nome di Draghi. Ecco allora che l'opzione Mattarella resta quotata. Sapendo che in quel caso bisognerebbe rispettare alcune condizioni: "Da Mattarella – è l'ultimo ragionamento del big Dem - dovremmo andare tutti, o quasi. E dovremmo andarci prima di arrivare alla disperazione. E soprattutto senza parlare di staffette: un presidente a termine non è previsto dalla Costituzione".


Quirinale, molti i nomi bruciati, si torna alla casella di partenza: Draghi e il Mattarella-bis
Tags: Berlusconi, Colle, Draghi, Mattarella

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