Trent'anni fa il lancio delle monetine all'Hotel Raphael, Stefania Craxi: «Vidi tutto in tv, poi la chiamata con papà, Bettino mi disse: 'Non piangere'»

Trent'anni fa il lancio delle monetine all'Hotel Raphael, Stefania Craxi: «Vidi tutto in tv, poi la chiamata con papà, Bettino mi disse: 'Non piangere'»

Trent'anni fa il lancio delle monetine all'Hotel Raphael, Stefania Craxi: «Vidi tutto in tv, poi la chiamata con papà, Bettino mi disse: 'Non piangere'»


Stefania Craxi: «L’esilio ad Hammamet non fu una fuga ma una ribellione, mai pentita di aver rifiutato i funerali di Stato per papà»

Stefania Craxi è stata ospite di ‘Non Stop News’ su RTL 102.5 in compagnia di Enrico Galletti, Giusi Legrenzi e Massimo Lo Nigro.

Il 30 aprile 1993, 30 anni fa, l’allora Segretario del Partito Socialista Italiano Bettino Craxi fu contestato davanti all’Hotel Raphael, in quello che nel tempo è diventato uno dei momenti più iconici della storia repubblicana e simbolo della fine della Prima Repubblica. Sul celebre discorso di Bettino Craxi sul finanziamento ai partiti, Stefania Craxi commenta: «Molti italiani non potevano saperlo, neanche chi ha ricoperto responsabilità istituzionali». Eugenio Scalfari lo definì “il giorno più grave della storia repubblicana”. «Sono d’accordo con l’affermazione di Scalfari, è stato un momento gravissimo, un’intera classe dirigente politica che ha dato prova di tradimento. Craxi non difende il vecchio sistema, quel finanziamento era illegale, ma difende il primato della politica, chiede di dare una fine politica alla Prima Repubblica. Erano gli anni della guerra fredda, dove il partito comunista più grande del mondo occidentale prendeva soldi e ordini da una potenza militare nemica dell’Italia. Quello stesso partito che comunque godeva di finanziamenti illegali e che non è mai stato perseguito per questo».

Quel giorno, davanti all’Hotel Raphael, Bettino Craxi fu colpito dal lancio di monetine da parte di manifestanti che erano lì per contestarlo. Stefania Craxi ricorda quel giorno: «Mi rimane il ricordo di una scena squadrista. Il pericolo che corre la nostra democrazia è la continua delegittimazione dell’avversario politico, che può sfociare in aggressioni tipiche di quel clima di anni ‘70 che io non rimpiango. Quella di Craxi fu un’aggressione anche fisica, mentre in questi anni l’aggressione a parole all’avversario politico è comunque molto grave». «Io quel giorno non ero con mio padre, ero incinta e aspettavo Benedetta, la mia figlia più piccola. Era una gravidanza difficile, ero allettata e vidi quella scena. Mio padre mi chiamò quella stessa sera, mi ricordo ancora le sue parole e il messaggio che mi voleva trasmettere, mi voleva dire: ‘tu sei nata in una famiglia politica, che all’epoca aveva a che fare con la vita e con la morte, non con la televisione. Quando si nasce in una famiglia così si deve sapere che la politica è dura, si possono affrontare momenti molto difficili, si deve conoscere il proprio posto e la propria responsabilità, ma tu non piangere’», racconta.

Sul rapporto fra Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, Stefani Craxi commenta: «Ricordo che Berlusconi venne all’Hotel Raphael dopo quella scena barbara, fu uno dei pochi a presentarsi in quel momento. Ricordo le televisioni di Medisaet, che seguirono quell’ondata mediatica. Senza i media quell’operazione non sarebbe andata in porto. Non fu un’operazione giudiziaria, non furono messi sotto inchiesta i capi del Partita Comunista e i democristiani amici del partito. Quell’ondata diede il via ad una brutta stagione di moralismo militante, quel giustizialismo che in questi anni ha avvelenato la società e la politica italiana, di cui anche Berlusconi è stato vittima».

Infine, Stefania Craxi commenta cos’è successo dopo e il difficile periodo vissuto come ‘figlia di Craxi’: «Sono stati periodi durissimi, ci stavano facendo fallire l’azienda. Ma la cosa peggiore era l’atteggiamento personale, ci trattavano come reietti e fu molto dura. Due persone in quel periodo mi gratificarono di un’amicizia disinteressata: una fu Donna Assunta Almirante, quando anche alcuni socialisti attraversavano la strada per non salutarmi». A ‘Non Stop News’, il ricordo della figlia Stefania: «Bettino Craxi era un patriota, che amava l’Italia e gli italiani, che ha rinunciato alla sua vita per difendere le sue idee. Per me è stato un padre molto difficile ma sicuramente un grande padre, nel modo migliore in cui i padri possono esserlo con l’esempio. Ho avuto l’esempio di un uomo con un coraggio che oggi è difficilmente rintracciabile, un uomo di altri tempi, con i piedi e gli ideali radicati in un periodo risorgimentale ottocentesco e uno sguardo verso il futuro. Ciò che Craxi disse quarant’anni fa sono ancora oggi nodi sul tavolo della politica nazionale e internazionale».

E infine, Stefania Craxi commenta l’esilio: «L’esilio non fu una fuga ma una ribellione verso chi lo voleva vinto o umiliato, l’esilio fu volontario per difendere la libertà, che voleva per tutti e anche per sé. Facendo quella scelta ha rinunciato a tutto ciò per cui aveva vissuto, la politica, il partito, l’Italia, la sua famiglia, la sua città, i suoi amici. Ho rifiutato i funerali di stato, nascondevano una grande ipocrisia, se mio padre era un delinquente come era stato dipinto non aveva diritto ai funerali di stato e invece uno statista ne aveva diritto ma avrebbe avuto diritto anche ad essere curato da uomo libero nel suo paese».


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