Amministrative, Piemonte e Firenze sono i nodi del Partito Democratico. Resta la distanza con Renzi

Amministrative, Piemonte e Firenze sono i nodi del Partito Democratico. Resta la distanza con Renzi

Amministrative, Piemonte e Firenze sono i nodi del Partito Democratico. Resta la distanza con Renzi Photo Credit: Agenzia Fotogramma


Lontano pure il M5S, che continua a ripetere che il problema non sono i nomi, quanto i programmi. E l'aspetto più difficile rimane quello della Tav, opera a cui il partito di Via di Campo Marzio è contrario dall’inizio, mentre i Dem l’hanno sempre sostenuta

Pochi giorni fa un lungo colloquio fra Elly Schlein e Chiara Gribaudo in un corridoio della Camera, preceduto da un panino e una coca alla buvette. Allo stesso tavolo su cui, pochi minuti prima, Giuseppe Conte e Paola Taverna hanno scambiato quattro chiacchiere con Nicola Fratoianni. Nomi, quelli di Gribaudo e Taverna che rimandano direttamente al nodo interno al centrosinistra delle candidature nelle Regioni, per il voto di primavera.


La grana

In particolare, i dem sono ancora alla ricerca di una soluzione alla 'grana' del Piemonte, dopo il congelamento delle primarie decise dal Nazareno per favorire un accordo con i Cinque Stelle. Un accordo che sembrava poter essere siglato, appena due mesi fa, sul nome di Chiara Gribaudo. Un nome, quello della vice presidente del partito vicina a Schlein, all'insegna del rinnovamento del Partito Democratico che sembrava poter far dimenticare anni di scontri fra dem e Cinque Stelle piemontesi. Così non è stato e il fronte progressista continua la ricerca di un nome che possa mettere tutti d'accordo. Dal Movimento 5 Stelle si continua a ripetere che il problema non sono i nomi, quanto i programmi. E tra i programmi, il nodo più difficile da sciogliere rimane quello della Tav, opera a cui il partito di Via di Campo Marzio è da sempre fieramente contrario, mentre il Pd ha sempre sostenuto negli anni delle amministrazioni dem a Torino e in Piemonte. Opera, soprattutto, fortemente sostenuta dall'attuale sindaco del capoluogo piemontese, Stefano Lo Russo, esponente Pd di area riformista, di recente comparso in una foto nel cantiere Tav di Chiomonte assieme al presidente della Regione, Cirio, e al ministro Matteo Salvini. Foto che non è piaciuta al M5s e che potrebbe avere un peso sul nulla di fatto della riunione che si è tenuta il 4 gennaio scorso proprio a Torino e alla quale hanno partecipato, in presenza e da remoto, anche il responsabile Enti Locali del Pd, Dario Baruffi, e la 'luogotenente' di Giuseppe Conte per gli affari regionali, Paola Taverna.


Firenze

Il Piemonte non è, però, l'unico nodo da sciogliere. A Firenze i dem sono alle prese con una partita a scacchi che li contrappone a Matteo Renzi. I vertici del Pd sottolineano di tenere una porta aperta al dialogo con i renziani e anche fonti di Italia Viva sottolineano che la volontà di parlarsi esista. Nonostante i segnali sembrino indicare un riavvicinamento del leader di Iv alla coalizione di centrosinistra che ha schierato Sara Funaro, fonti parlamentari del Pd si dicono scettiche sulle reali intenzioni di Renzi. Se l'ex sindaco ed ex segretario dem potesse "affondare il Pd in casa propria, sarebbe la sua più grande vittoria", dice un esponente dem. D'altra parte, si ragiona tra i dem in Transatlantico, non è che al Nazareno si muoia dalla voglia di riallacciare i rapporti con Italia Viva. Se un pezzo di partito lavora in quella direzione o, almeno, ci prova, una parte importante dei dem è convinta che le elezioni di Firenze rappresentino l'occasione per chiudere definitivamente con la stagione renziana.


La ‘corrente’

In mezzo a questi due poli c'è, tuttavia, anche una corrente di pensiero più pragmatica che dice: va bene chiudere i conti con il renzismo, ma almeno ci si copra con il M5s. Cosa che a Firenze non sembra accadere. A sostegno di Funaro si sono schierati Avs, Azione, Pd e liste civiche. E' vero che Avs, con il suo 7 per cento alle ultime politiche, rappresenta un contributo tutt'altro che residuale, ma è pur vero che a quelle stesse elezioni Renzi prese il 12 per cento. Oggi, non è chiaro se il leader di Italia Viva sia in grado di bissare quel successo. La Leopolda convocata proprio a Firenze in una inedita veste primaverile servirà a Renzi anche a serrare le file dei suoi sostenitori in vista della sfida di Palazzo Vecchio. Se l'impresa riuscirà, scommettono al Pd, farà pesare il risultato sulla futura giunta, chiunque sia il vincitore.


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