Continuano le polemiche su SanPa, la docuserie su Netflix, la figura di Vincenzo Muccioli tra luci ed ombre

19 gennaio 2021, ore 15:00 , agg. alle 16:37

Si discute ancora della produzione italiana su San Patrignano e sul racconto della vita del fondatore della comunità

Sanpa: luci e tenebre di San Patrignano è realizzato benissimo. Il documentario, perché di questo si tratta, non è una serie tv, dal punto di vista delle riprese, della fotografia, delle immagini e della struttura è una grande produzione italiana. Si alternano immagini di repertorio con voci e racconti dell’epoca, interviste realizzate ai giorni nostri ad ex frequentatori della comunità, parenti, giornalisti che all’epoca seguirono le vicende di San Patrignano. Il risultato è un documentario di altissimo livello. La piattaforma Netflix ne ha amplificato la potenza distribuendolo in tutto il mondo.


Le polemiche su SanPa

Le cinque ore di girato però hanno scatenato una polemica che non si è ancora assopita. L’attuale presidente di San Patrignano, Alessandro Rodino Dal Pozzo, ha detto che “si è trattato di un racconto sbilanciato, che ha voluto spettacolarizzare alcuni episodi drammatici che non raccontavano la storia della comunità in quasi 40 anni di vita”. Di sicuro nella docuserie la figura di Vincenzo Muccioli, fondatore e deux ex machina di San Patrignano ne esce sbiadita. Si parla molto dei processi che ha dovuto affrontare e, decisamente meno, di ciò che la comunità, nel suo insieme ha fatto: salvare migliaia ragazzi dall’eroina.


L'Italia degli anni '80

Non si può però commentare quello che si vede in Sampa con gli occhi di oggi. Bisogna tornare indietro nell’Italia degli anni ’80 e ci si deve ricordare bene cosa fosse l’eroina. La società era devastata. Moltissime famiglie avevano al loro interno un tossicodipendente. La democrazia della droga uccideva all'interno ogni classe sociale. Nella rete dell’eroina cadevano i figli dei ricchi e quelli dei poveri, la sostanza marrone bruciava i cervelli senza guardare al portafoglio. Lo Stato era assente, o meglio, era impotente nei confronti di questo flagello. Impreparato, è la parola giusta, come lo erano le famiglie che avevano a che fare con un tossicodipendente. Tutti sono stati presi alla sprovvista e come accade spesso in questi casi, gli automatismi, e la salvaguardia delle vite degli altri, portano alla ghettizzazione. I genitori nascondevano il fatto di avere un figlio che si bucava e, chi si faceva, si rintanava nei parchetti e ci moriva.


La figura di Vincenzo Muccioli

Muccioli fu uno di quelli che la droga la guardò in faccia e provò a combatterla, riuscendoci. In quegli anni si parlava, e SanPa lo ha ritirato fuori, del “metodo coercitivo” del fondatore di San Patrignano, il quale ha dovuto affrontare due processi. Nel primo fu rinviato a giudizio il 10 dicembre 1983. Il 16 febbraio 1985 Vincenzo Muccioli fu condannato per sequestro di persona e maltrattamenti. Aveva incatenato alcuni giovani della comunità. Nel novembre 1987 la Corte d’Appello assolse l’imputato per gli stessi reati e la sentenza in cui Muccioli venne assolto fu confermata dalla Cassazione il 29 marzo 1990. Il secondo processo si tenne nel 1994 è portò ad una condanna a otto mesi di carcere per favoreggiamento - con la sospensione condizionale della pena - e a un’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo per l’assassinio, avvenuto in comunità, di un ospite della stessa, Roberto Maranzano. In seguito la Corte di Cassazione, pochi giorni prima della morte di Vincenzo Muccioli, siamo nel 1995, decise che fu un errore processare il fondatore di San Patrignano per omicidio colposo e che, se fosse stato in vita, avrebbe dovuto essere giudicato di nuovo per la morte di Roberto Maranzano con la più grave accusa di «maltrattamenti seguiti da morte». Fino a qui la storia processuale che, già all’epoca, fece cadere ombre sul suo operato.


I giudici ed il giudizio morale

Naturalmente i giudici fanno il proprio mestiere. Se i carabinieri, come è accaduto, trovano giovani incatenati, a seguito di una denuncia, i magistrati fanno i processi ed applicano la legge. Ma l’eroina, all’inizio di ogni percorso di disintossicazione, non si combatte con la gentilezza perché sul campo è uno scontro tra titani. Vincenzo Muccioli ha salvato migliaia di ragazzi dalla droga, uomini e donne che senza quella comunità, e soprattutto senza di lui, non ci sarebbero più. Oggi sono padri e madri. La luce è stata accecante, l’ombra molto esigua.

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