Festa del Cinema 2025, Breve storia d’amore: trama e recensione del film con Pilar Fogliati

Festa del Cinema 2025, Breve storia d’amore: trama e recensione del film con Pilar Fogliati

Festa del Cinema 2025, Breve storia d’amore: trama e recensione del film con Pilar Fogliati Photo Credit: ANSA/FABIO FRUSTACI


Rampoldi sceglie di affrontare il tema del tradimento con uno sguardo intimo, evitando i moralismi

Presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public, Breve storia d’amore segna l’esordio alla regia di Ludovica Rampoldi, nome già noto come sceneggiatrice di successo (1992, Esterno notte, La ragazza nella nebbia). Il passaggio dietro la macchina da presa è ambizioso, e il risultato, pur con qualche incertezza, convince per intensità emotiva e rigore formale.

BREVE STORIA D’AMORE, LA TRAMA

Il film, interpretato da Pilar Fogliati, Valeria Golino, Adriano Giannini e Andrea Carpenzano, racconta due coppie e due generazioni che si specchiano a distanza di vent’anni. Da una parte Lea e Andrea, trentenni immersi in una relazione apparentemente solida ma logorata da silenzi e disattenzioni; dall’altra Rocco e Cecilia, una coppia più matura che convive con il peso del tempo e della disillusione. L’incontro casuale tra Lea e Rocco accende una scintilla proibita che finirà per sconvolgere gli equilibri di entrambi i rapporti.

BREVE STORIA D’AMORE, LA RECENSIONE

Rampoldi sceglie di affrontare il tema del tradimento con uno sguardo intimo, evitando i moralismi e indagando piuttosto le ombre psicologiche dei suoi protagonisti. Il desiderio, la paura di invecchiare, la ricerca di sé attraverso l’altro: il film prova a raccontare la complessità dei sentimenti senza mai scadere nella semplificazione. Dal punto di vista formale, colpisce per eleganza visiva. Il montaggio essenziale e la direzione degli attori dimostrano una mano sicura, capace di valorizzare gli spazi domestici come luoghi della memoria e del confronto. Golino e Giannini offrono interpretazioni misurate; Fogliati conferma la sua versatilità, mentre Carpenzano regala leggerezza e autenticità al suo personaggio.

Non mancano tuttavia i limiti. Alcuni passaggi narrativi risultano poco incisivi, e in certi momenti la tensione si affievolisce, come se la sceneggiatura non sapesse sempre dove dirigersi. I toni, a metà tra dramma sentimentale e introspezione psicologica, non trovano sempre un equilibrio. Qualche scena si ripete, alcune motivazioni restano appena accennate, e la costruzione dei personaggi secondari non è all’altezza dei protagonisti. Ma Breve storia d’amore riesce comunque a sorprendere, e lo fa proprio quando sembra scivolare verso la prevedibilità. Il twist finale, inaspettato e piacevole, ribalta completamente le prospettive e obbliga lo spettatore a rileggere l’intera vicenda sotto una nuova luce. È un colpo di scena che non serve solo a stupire, ma a restituire profondità e senso al percorso dei personaggi, trasformando l’epilogo in una riflessione sul confine sottile tra verità e illusione.

L’opera prima di Ludovica Rampoldi è un film imperfetto ma vivo, coraggioso nella sua ricerca di autenticità. Non tutto funziona, ma ciò che funziona lo fa con forza. Breve storia d’amore “dice il fatto suo”, come si direbbe, e lo fa provando a raccontare con sincerità la complessità dei legami umani. E, in un panorama spesso appiattito su formule narrative prevedibili, questa è già una piccola vittoria.


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Breve storia d'amore

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