Gianluigi Paragone a RTL 102.5: “Italexit propone l’uscita dall’euro. Anche Salvini e parte del M5S erano su questa posizione che poi hanno abbandonato"

15 agosto 2022, ore 10:27

Il leader di Italexit, Gianluigi Paragone, è stato ospite questa mattina durante “Non Stop News” con Barbara Sala, Enrico Galletti, Luigi Santarelli e Massimo Lo Nigro

IL TAGLIO DELLE TASSE

Dove si prendono i fondi per il taglio delle tasse? “Una cosa imbarazzante perché ci hanno abbuffato di chiacchiere dicendo che l’Europa ci copriva di soldi. La domanda è come coprire eventuali tagli delle tasse? La verità vera è che i soldi ci sono e li hanno sempre destinati alla copertura di grandi gruppi finanziari, multinazionali, oppure grandi famiglie. Una su tutti purtroppo i Benetton. Dico purtroppo perché ieri era il quarto anniversario della strage del Ponte Morandi e ieri abbiamo dovuto rifare i conti su quello che lo Stato continua a dare ai Benetton nonostante l’incuria dimostrata dal crollo di quel ponte. Se ci dicono che il taglio delle tasse non può essere coperto non è vero, è soltanto una questione di scelte”.
Nelle proposte che fanno i singoli partiti sul taglio delle tasse, molto spesso non viene dichiarato dove si prendono i soldi. “I soldi ci sono. Basta soltanto vedere dove sono destinati. Invece di andarli a destinare alla copertura di sistemi finanziari, multinazionali, gli stessi soldi che ci sono li trasferisci a sostegno della piccola impresa. Perché si parla di global tax? Le multinazionali non pagano il 100% dei profitti che ricavano in un Paese. Perché devo concedere uno sconto fiscale a favore di queste multinazionali a scapito della piccola impresa? Già andando a rottamare le cartelle esattoriali degli ultimi due anni, due anni di grandi sofferenze, avremmo già un vantaggio a favore delle piccole imprese. Se devo ridurre la tassazione non vado a ridurla alle multinazionali ma alle piccole imprese. Parlano di global tax al 15%, noi facciamo la italian tax al 15%”.
Una flat tax? “La flat tax mi sembra che Salvini l’avesse già sul programma ed è andata su tre governi, vuol dire che non hanno interesse a fare la flat tax. Del resto, quando uno sostiene il governo Draghi, vuol dire che sta già sostenendo un certo tipo di economia, ovvero la finanziaria e non la reale. Hanno già avuto modo di provarla, non l’hanno fatta. La prova sta nei fatti, non nel mondo delle idee”.

ITALEXIT E L’USCITA DALL’EURO

Italexit propone l’uscita dall’euro. Anche Salvini, parte del M5S erano su questa posizione che poi hanno abbandonato. Come mai? “Hanno cambiato idea perché non ci hanno nemmeno provato. Se tu prendi voti, il M5S prese il 33%, la Lega era stato il primo partito del centrodestra. Il leader della Lega andava in giro con le felpe ‘No Euro’, quindi l’intenzione politica era abbastanza manifesta rispetto all’Europa. Il M5S aveva indetto un referendum per uscire dall’euro, vuol dire che la gente ha capito che c’è un problema legato all’euro e all’Unione Europea. Voglio ricordare anche una frase di Romano Prodi che disse ‘lavoreremo un giorno in meno e guadagneremo come se avessimo lavorato un giorno in più’, anche qui la prova dei fatti dimostra che sul tema dei salari e l’occupazione l’Europa è stata fallimentare. Perché? Perché l’Europa favorisce i grandi gruppi e multinazionali. Nell’Unione Europea viene data la possibilità di evadere il fisco a norma di legge”.
Quindi il PNRR? “Capiremo presto se questi soldi arrivano e scaricano a terra oppure no”.
Perché afferma che l’Unione Europea favorisce le multinazionali e parla di truffe? “Nell’Unione Europea ci sono almeno cinque Paesi paradisi fiscali legalizzati: Lussemburgo, Irlanda, Olanda, Malta e parte dell’Austria. Quello che era il presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker era stato accusato con tanto di procedimento interno di un traffico notevole. Cioè tutte le multinazionali che si trasferivano in Lussemburgo per evadere a norma di legge, si tratta elusione fiscale”.
Quindi lei esclude che i movimenti che erano d’accordo con lei sull’uscita dall’euro hanno cambiato idea perché si sono resi conto che sarebbe stata una fesseria? “No perché ci sono tantissimi economisti che sostengono che l’Italia non dovrebbe essere nell’Unione Europea per il semplice motivo che l’Unione Europea standardizza e l’Italia è fatta di eccellenze. La sovranità monetaria riuscirebbe a stare ugualmente sui mercati e sarebbe ancora più competitivo. Dà fastidio il termine svalutazione della moneta all’Europa, darebbe fastidio a maggior ragione alla Germania, la quale economia in questo momento sta avendo una contrazione importante. Di questa contrazione rischiamo di avere anche noi una ripercussione delle aree produttive che sono ancorate al sistema tedesco, quindi io rivendico una sovranità monetaria”.

IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il reddito di cittadinanza in sé non è una misura da negare o da buttare. Uno Stato serio deve aiutare coloro che sono caduti e dovrebbero avere la possibilità di rialzarsi. Molti lavoratori sono fuori dal mercato del lavoro per il solo fatto che un’azienda sta ristrutturando o sta facendo qualche gioco particolare. Un cittadino non deve essere messo fuori dal mercato del lavoro e non gli può essere negata la dignità. In sé quella misura è una misura di assoluto buonsenso. Lo Stato non deve creare la rendita di cittadinanza. Lo Stato deve controllare i percettori del reddito di cittadinanza e deve dare loro un piccolo servizio da svolgere. Chi percepisce il reddito di cittadinanza deve corrispondere alla collettività un servizio. L’importante è il controllo dei percettori del reddito di cittadinanza ed è impossibile pensare che non si possa fare. Io ho un’idea: secondo me le prefetture dovrebbero avere l’elenco dei percettori del reddito di cittadinanza in modo che gli imprenditori facciano domanda di assunzione di una persona e assegni loro una certa mansione. Se la persona chiamata dovesse rifiutare il lavoro, il prefetto lo depenna e fine reddito di cittadinanza”.

LE MOSSE DEL M5S

Il M5S nel 2018 prese il 33% dei voti. Come si è mosso fino ad oggi? “Un lento declino. Si è mangiato tutte le promesse. Doveva essere un movimento antisistema ed è diventato sistemico più degli altri. È colpa di un leader sbagliato e di un gruppo parlamentare che non ha avuto coraggio di dar retta al programma preferendo andare dietro alla corrente principale”.
Chi avrebbe dovuto prenderlo in mano il M5S? “Non sono affari che mi riguardano più”.

IL PRESIDENZIALISMO

Come la pensa Italexit? “Sono vent’anni che c’è la tendenza ad affidare a una sola persona incarichi e responsabilità superiori rispetto alla carta costituzionale. Siamo in una repubblica parlamentare, chiaro che nello stato attuale dei fatti il Presidente del Consiglio ha assunto un potere superiore. Talvolta si gioca con un combinato Quirinale-Palazzo Chigi, quindi potrebbe essere una specie di semipresidenzialismo, quindi il Presidente della Repubblica conferisce un incarico e controlla il mandato del Presidente del Consiglio stesso. Visto che siamo usciti fuori dai binari della Repubblica Parlamentare, se questa è la tendenza dico di scrivere un presidenzialismo o un semipresidenzialismo. Non mi fa paura, perché il presidenzialismo serio ha un controllo compiuto. Ad esempio negli Stati Uniti il Presidente ha determinati poteri, il congresso ne ha altri di controllo e non si sgarra di un millimetro e ha un mandato preciso, avendo il compito di controllare il Presidente”.

I SONDAGGI AL 2,6%

L’ultimo sondaggio dà Paragone al 2,6%. Che si aspetta? “L’abbiamo già superata perché ci sono altri istituti di sondaggio che ci danno ben oltre la soglia del 3%. Oggi sono in partenza per Palermo, andremo sulle spiagge per la raccolta firme”.
Quanti voti deve prendere Italexit affinché sia un successo? “Un milione e mezzo".


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