Giorgia Meloni giovedì al "Pulp Podcast" di Fedez e Mr. Marra. Tutto quello che c'è da sapere...

La presidente del ConsiglioGiorgia Meloni:  “Referendum sulla giustizia, nessuna maggioranza potrà decidere da sola i candidati al CSM”

La presidente del ConsiglioGiorgia Meloni: “Referendum sulla giustizia, nessuna maggioranza potrà decidere da sola i candidati al CSM” Photo Credit: Ufficio stampa Pulp Podcast


Meloni giovedì al Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è ospite di una puntata speciale di Pulp Podcast, girata in via eccezionale a Roma e disponibile da giovedì 19 marzo alle 13:00, in cui affronta alcuni dei temi più rilevanti dell’attualità politica e internazionale: il referendum sulla riforma della giustizia, il conflitto in Medio Oriente e il rapporto tra Europa e Stati Uniti all’interno dell’attuale sistema internazionale.

LA CONVERSAZIONE CON FEDEZ E MR. MARRA

Nel corso della conversazione con Fedez e Mr. Marra, la premier ha ribadito che il referendum sulla giustizia non dovrebbe essere trasformato in uno scontro politico tra governo e opposizione: “Non si vota sulla Meloni, si vota sulla giustizia. Anche chi non condivide questo governo dovrebbe valutare nel merito una riforma che punta a migliorare il funzionamento del sistema”. Secondo la presidente, il referendum rischia di essere utilizzato come strumento di mobilitazione politica invece che come occasione per affrontare i problemi strutturali della giustizia italiana. Così, dice la premier, il fronte del “No” starebbe cercando di trasformare la consultazione in un voto contro il governo perché avrebbe difficoltà a contestare nel merito la riforma.

Nel dialogo vengono affrontati i principali punti della riforma, tra cui la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il nuovo assetto disciplinare della magistratura e il sistema di selezione dei membri di quelli che sarebbero i nuovi Consigli superiori della magistratura e dell’Alta Corte. Meloni ha difeso la separazione delle carriere come strumento per rafforzare l’imparzialità del sistema giudiziario: “Separare le carriere significa rafforzare il principio costituzionale del giudice terzo e imparziale”.

UNO DEI PASSAGGI PIU' RILEVANTI

Uno dei passaggi più rilevanti riguarda il metodo con cui verrà costruita la lista dei candidati, tra cui il Parlamento potrà selezionare i membri laici.

Meloni, per la prima volta, ha chiarito che con la successiva legge di attuazione la lista dovrà essere approvata con una maggioranza qualificata dei tre quinti, rendendo necessario il coinvolgimento delle opposizioni: “La lista dovrà essere costruita insieme all’opposizione. Io voglio mantenere la soglia dei tre quinti, perché significa che nessuna maggioranza potrà decidere da sola”.

Secondo la premier, questo sistema è pensato per ridurre il peso delle logiche correntizie e garantire maggiore autonomia all’organo di autogoverno della magistratura. A tal proposito Giorgia Meloni ha aggiunto che, qualora dovesse vincere il referendum il fronte del Sì, è intenzione del governo inserire nella legge d’attuazione una norma che impedisca, almeno per un periodo di tempo, a chi fa politica di entrare al CSM: “In questo modo – spiega Meloni – possiamo rafforzare ancora di più l’incapacità della politica di incidere in questo meccanismo, perché questo è l’obiettivo della riforma”. E se invece dovesse vincere il No, quale sarebbe la decisione del governo e di Meloni? Su questo la posizione della premier è molto chiara: “Non mi dimetterei perché è mia intenzione terminare il mandato, portare a termine il lavoro e confrontarmi al cospetto degli italiani, facendomi poi giudicare sul complesso del lavoro che ho fatto. Quindi, se tu oggi voti No solo per mandare a casa la Meloni, potrebbe esserci il rischio che ti tieni sia la Meloni sia una giustizia che non funziona. Non mi sembra un affarone”, ha chiosato la presidente del Consiglio.

Durante l’intervista la premier è stata incalzata anche su uno dei temi più dibattuti nel corso delle puntate di Pulp Podcast: l’articolo 31 della legge sulla sicurezza, che prevede particolari tutele operative per gli agenti dei servizi segreti. Meloni ha difeso la norma spiegando che non introduce nuovi poteri straordinari, ma aggiorna strumenti già esistenti per adattarli all’evoluzione delle minacce terroristiche. “Quando un agente dei servizi si infiltra in un’organizzazione terroristica lo fa per prevenire un problema di sicurezza, non per crearne uno”. La presidente del Consiglio ha sottolineato che queste operazioni devono comunque essere autorizzate dall’autorità delegata e restano soggette a controlli istituzionali.

IL CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE

L’intervista è stata anche l’occasione per fare un punto sul conflitto in Medio Oriente, chiarendo in modo definitivo la posizione dell’Italia rispetto all’attacco contro l’Iran. “L’Italia non partecipa a questo attacco nei confronti dell’Iran e non intende partecipare. Il nostro lavoro è favorire una de-escalation”, ha dichiarato Meloni, evidenziando inoltre come la crisi attuale si inserisca in un contesto più ampio di indebolimento delle istituzioni internazionali. “Stiamo vivendo una evidente crisi del diritto internazionale, con decisioni unilaterali che si moltiplicano e istituzioni sempre meno efficaci”.

Tra le criticità citate dalla premier anche le difficoltà delle Nazioni Unite, che secondo Meloni non riescono più a svolgere pienamente il ruolo di garante dell’ordine internazionale. In tal senso, Fedez e Mr. Marra hanno affrontato insieme alla presidente del Consiglio anche il rapporto tra Europa e Stati Uniti, riconoscendo l’influenza americana sulla politica europea negli ultimi decenni. Secondo Meloni, questa dinamica è legata anche alla dipendenza europea sul piano della sicurezza, mandando anche un messaggio a chi contesta gli investimenti per la difesa comunitaria.

“Se chiedi a qualcuno di farsi carico della tua sicurezza, non lo fa gratis”, ha specificato Meloni. Per questo la premier ha ribadito la necessità di rafforzare l’autonomia strategica europea, soprattutto nei settori della difesa, dell’energia e delle materie prime.

“Per anni abbiamo accettato di dipendere dagli Stati Uniti per la difesa, dalla Russia per l’energia e dalla Cina per le materie prime”. Secondo Meloni, gli shock degli ultimi anni – dalla pandemia alla guerra in Ucraina fino alla crisi in Medio Oriente – hanno reso evidente la necessità di costruire una maggiore capacità di autonomia economica e strategica dell’Europa.

La puntata rappresenta uno dei confronti politici più ampi ospitati finora da Pulp Podcast, che negli ultimi anni si è affermato come uno spazio di dibattito pubblico capace di coinvolgere un pubblico spesso distante dai formati tradizionali dell’informazione politica. Proprio sul tema del referendum il podcast ha ospitato esponenti di entrambi gli schieramenti, quello del Sì e quello del No, facendo sedere al tavolo l’ex magistrato Gherardo Colombo, il magistrato Nicola Gratteri, Antonio Di Pietro, Carlo Calenda e Nicola Fratoianni.

PD E M5STELLE: INVITO DECLINATO?

Nella nota stampa si legge che "gli autori e i conduttori hanno inoltre tentato più volte di invitare la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, così da poter offrire anche a loro lo stesso spazio per perorare la propria posizione. La Segretaria del PD ha declinato l’offerta in data 17 marzo, mentre nessuna risposta è arrivata dal leader 5 Stelle".


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