Giustizia, Conte sbatte sul muro di Draghi, la riforma del processo penale non si tocca (o quasi)

19 luglio 2021, ore 18:50 , agg. alle 12:06

Domani scade in commissione Giustizia della Camera il termine per emendare il testo, e bisognerà capire quanti e quali emendamenti presenterà il M5S. Intanto Giorgia Meloni annuncia il passaggio a Fdi del senatore Lucio Malan, dal 1996 in Forza Italia

Tre quarti d'ora di faccia a faccia a palazzo Chigi con il presidente del Consiglio Mario Draghi. Tanto è durato l'incontro con il leder in pectore del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, che lo definisce "cordiale e molto proficuo". Convitato di pietra il tema della Giustizia che ha scosso il Movimento 5 stelle, che ora si prepara ad affrontare la battaglia parlamentare presentando emendamenti alla mediazione uscita dal Cdm sulla riforma del processo penale. Sarà un approccio costruttivo per migliorare il testo, spiega Conte che assicura di non aver parlato con il premier della possibilità che l'Esecutivo blindi il testo ponendo la questione di fiducia. Certo, "dico, mettiamo da parte le bandierine, le ideologie", spiega Conte, avvertendo che il M5s "sarà molto vigile nello scongiurare soglie di impunità, molto attento".


La Transizione ecologica

Quindi sull'altro fronte caldo, il ddl Zan su cui in Senato la maggioranza rischia di non avere i numeri, non tradisce alcuna incertezza: "È una legge che appoggiamo", dice infatti. E sull'appoggio all'Esecutivo parla di Transizione ecologica e vaccini: "il ministro Cingolani ha la nostra fiducia. M5s darà un grande contributo. Tutti parliamo di transizione ecologica ma bisogna rimboccarsi le maniche e passare dagli slogan ai fatti concreti. M5s lavorerà con Cingolani con grande disponibilità", nota. Quanto alla pandemia "non possiamo abbassare la guardia. Dobbiamo mantenere sempre vigili i presidi per la protezione sanitaria. Dobbiamo continuare a promuovere la campagna vaccinale perché è l'unico vero antidoto per poter contrastare la pandemia e per poter proteggere il tessuto economico e sociale", osserva diradando anche ogni possibile dubbio sulla sua eventuale corsa per un seggio suppletivo alla Camera: "Ho pensato di non candidarmi, perché ho preso altri impegni con M5s per me prioritari". La politica "è dappertutto", ha aggiunto l'ex presidente del Consiglio spiegando che come leader M5s finirebbe per non poter frequentare l'Aula di un Parlamento "per cui - ha sottolineato - ho molto rispetto". Intanto domani scade in Commissione Giustizia della Camera il termine per emendare il testo di riforma del processo penale, e bisognerà capire quanti e quali emendamenti presenterà il M5s.



La mossa

Intanto mossa in attacco di Giorgia Meloni nello scacchiere ormai sempre più litigioso del centrodestra. In una sola conferenza stampa, la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni annuncia il passaggio al suo partito di Lucio Malan, dal 1996 in Forza Italia, dopo un esordio nella Lega Nord Piemonte, e minaccia FI di non appoggiare la candidatura di Roberto Occhiuto alla presidenza della Regione Calabria. "Una rappresaglia militare per una poltrona in Rai", commentano dal partito di Silvio Berlusconi. Il riferimento è alla mancata elezione del candidato di FdI nel consiglio di amministrazione della Rai, Giampaolo Rossi, al quale Lega e FI, in accordo, hanno preferito Igor De Biasio e Simona Agnes. "Io credo nel centrodestra, ma quello che voglio capire è se ci credono anche gli altri, perché sono accadute troppe cose che mi fanno temere", si sfoga Meloni in conferenza stampa. "A questo punto - aggiunge la leader FdI - non si capisce cosa stia accadendo e il dubbio che si lavori per farci perdere la pazienza credo sia lecito. Noi continuiamo a lavorare per la compattezza del centrodestra. Vorrei, a questo punto, sapere se ci credono anche gli altri". "Oggi la candidatura di Roberto Occhiuto alla presidenza della Calabria - attacca poco dopo – è frutto di una di quelle regole che sono saltate e quindi la valutazione va fatta. Se le regole sono saltate, va fatta una valutazione su quale sia il candidato più competitivo. Su questo stiamo discutendo al nostro interno". Meloni infine entra nel nocciolo del problema: "I membri del cda Rai sono scelti dai partiti, non dal governo. Le forze politiche si devono assumere la responsabilità di una roba senza precedenti. Non è mai accaduto che l'opposizione non fosse rappresentata nel servizio pubblico. Non ne faccio una questione di poltrone, ne faccio una questione di tenuta delle istituzioni". La risposta di Matteo Salvini, però, non è molto comprensiva. "Mi rifiuto di pensare che una poltrona in Rai valga il centrodestra e il cambiamento anche perché il pluralismo sarà garantito con o senza posto in consiglio di amministrazione", dice il segretario leghista, assicurando, a Bologna, che si farà garante dell'unità di centrodestra attorno alla candidatura, ancora non chiusa, del civico Fabio Battistini. Per quanto riguarda Malan, il senatore piemontese spiega il suo transito a FdI con la necessità di passare all'opposizione. "Non mi sento più di sostenere col mio voto questo governo", afferma. Mentre in Forza Italia c'è chi sospetta che il suo sia un tentativo di assicurarsi un seggio anche nella prossima legislatura.

Giustizia, Conte sbatte sul muro di Draghi, la riforma del processo penale non si tocca (o quasi)
Tags: Conte, Draghi, Giustizia, Malan

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