Governo, dal Consiglio dei ministri un Documento di economia e finanza quasi in bianco. Si decide a settembre

Governo, dal Consiglio dei ministri un Documento di economia e finanza quasi in bianco. Si decide a settembre

Governo, dal Consiglio dei ministri un Documento di economia e finanza quasi in bianco. Si decide a settembre Photo Credit: Agenzia Fotogramma


A livello macroeconomico confermate le indiscrezioni della vigilia: la stima di crescita tendenziale per il 2024 è fissata al +1%, mentre il debito inverte la rotta rispetto al sentiero di discesa indicato nella Nadef, ma rimane sotto il 140% del Pil

Il vero Def a livello programmatico, il Piano fiscale strutturale, lo conosceremo soltanto a settembre. Il governo-Meloni dunque mette le mani avanti rispetto alla prossima manovra di bilancio, quella per il 2025, e a margine del Consiglio dei ministri che ha approvato il Documento di economia e finanza spiega che è tutto rinviato a dopo le Europee di giugno. Una mossa condivisa con Bruxelles.


Il Piano fiscale

Per il 2024 pertanto "sarà applicato un regime transitorio", che prevede la presentazione del Piano fiscale strutturale alla Commissione europea "entro il 20 settembre". Le regole di governance sul Patto di Stabilità in via di approvazione introducono un nuovo strumento di programmazione, il Piano fiscale-strutturale di medio termine, che a regime dovrà essere presentato alle autorità europee entro il 30 aprile (con una cadenza allineata alla durata della legislatura nazionale, che nel nostro ordinamento è fissata in cinque anni). L'approvazione del Piano implica un processo che richiede il contributo di diverse istituzioni e un confronto costruttivo sia con il Parlamento sia con la Commissione europea che dovrà poi valutarlo". Quest'anno però sarà un anno particolare, fa sapere il governo: "Nella fase attuale, in cui mancano ancora le indicazioni operative su come dovrà essere impostato il Piano, è stata concordata a livello europeo la possibilità di sospendere le vecchie procedure per evitare di svuotare l'atto politico di contenuto". Insomma, l'esecutivo conferma che il Def reso noto oggi, nella sostanza, serve solo ad inquadrare i conti pubblici tendenziali, cioè fino all'anno scorso, e non a programmare, come avviene tradizionalmente, le prossime mosse della politica economica nazionale.


Il Documento

Nulla è specificato, all'interno del Documento, riguardo al destino di varie misure introdotte con l'ultima manovra. Dalla conferma del taglio del cuneo, passando per la riduzione dell'Irpef, fino ad altri interventi, come quelli per la natalità o il taglio del canone Rai. Del resto, questa situazione di incertezza era prevedibile, considerando che nessuna di queste misure è di natura strutturale, cioè di lungo periodo. La loro conferma o meno dipenderà da una serie di elementi. Quest'estate, come riconosciuto dallo stesso ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, l'Italia probabilmente entrerà in procedura di infrazione europea per deficit eccessivo. A quel punto, in luglio, le autorità europee invieranno le loro raccomandazioni, dalle quali partiranno i negoziati sull'asse Roma-Bruxelles. Tenuto inoltre conto del peso dei bonus edilizi su deficit e debito pubblico, solo a quel punto, entro il 20 settembre, alla vigilia della presentazione della Nota di aggiornamento del Def, la Nadef, l'esecutivo farà sapere le sue intenzioni. È "un processo lineare - rassicurano le stesse fonti - che si concluderà in tempo per la messa a punto della Legge di Bilancio per il 2025, senza nessun rischio di generare incertezze sui mercati".


Giorgetti

Il ministro Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa, prende comunque l'impegno a "confermare la decontribuzione che scade nel 2024 e che intendiamo replicare nel 2025". A livello macroeconomico, nel Def sono confermate le indiscrezioni della vigilia: la stima di crescita tendenziale per il 2024 è fissata al +1%, mentre il debito inverte la rotta rispetto al sentiero di discesa indicato nella Nadef, anche alla luce del dato del 2023 chiuso, in base ai dati Istat con un calo deciso, al 137,3% del Pil. Il deficit, quest'anno, si attesta al 4,3%.


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