Il segretario del PD, Enrico Letta, a RTL 102.5: “Il Rosatellum? Ha ragione Meloni. L'ha imposto Renzi per prendere il 70%"

07 settembre 2022, ore 09:54

Il segretario del PD, Enrico Letta, è stato ospite questa mattina in Non Stop News con Giusi Legrenzi, Enrico Galletti e Massimo Lo Nigro

I RISCHI PER LA DEMOCRAZIA

La democrazia non è a rischio se vince la destra, ovviamente. Il nostro sistema regge, reggerà, vinca la destra o vinca la sinistra. Io ho voluto lanciare un appello rispetto a questo: il sistema elettorale che ha voluto Renzi alcuni anni fa - il Rosatellum - può consentire alla destra italiana un risultato sotto il 50% dei consensi, il rischio è che la destra vinca con il 70% della rappresentanza parlamentare”.
Giorgia Meloni ha detto che il Rosatellum è una pessima legge, imposta e scritta dal PD, mentre Fratelli d’Italia era contrario. “In questo ha assolutamente ragione Meloni, Renzi lo impose e lo impose pensando a se stesso. Lui pensava di avere il 40% e di prendersi il 70% del Parlamento. È andata come è andata, ma questo non cambia le carte in tavola. Quello che sto cercando di far capire è che questa è una legge elettorale molto maggioritaria, che vuol dire che nei collegi uninominali chi vota per il Terzo Polo o per il M5S sostanzialmente favorisce la vittoria della destra, perché Terzo Polo e il M5S in quei collegi uninominali non possono vincere, può farlo solo il centrosinistra oltre al centrodestra”.

IL PROGRAMMA DEL PD

La prima cosa fondamentale è il primo lavoro per i giovani. Noi abbiamo messo in campo un programma che elimina gli stage gratuiti, i finti stage e che mette in campo una proposta di incentivazione con la decontribuzione per il primo lavoro dei giovani che consenta quindi a un giovane di vent’anni di avere un primo lavoro vero e non un finto stage come oggi. Accanto a questo di avere la possibilità di andare a vivere da solo con un contributo per gli affitti e con l’intervento sul mutuo prima casa. Questa è la prima grande opzione della nostra campagna elettorale perché l’obiettivo che mi sono dato è di passare da 30 a 24. 30 è l’età media in cui i nostri ragazzi escono dalla casa dei genitori, 24 è l’età media in Francia, Germania. Vorrei che al termine della legislatura che comincerà adesso con le nostre politiche i nostri ragazzi escano di casa a 24 anni. Il secondo tema è la sanità pubblica. In passato, a partire dal 2004, il governo Berlusconi e il ministro Tremonti è stato bloccato con un tetto alla spesa sanitaria, -1%, quindi da quell’anno in poi per norma è stato messo un tetto alla spesa del personale sanitario e ogni anno con -1%. Quello che noi vorremmo fare è togliere quel tetto alla spesa del personale sanitario e investire soprattutto sui medici di famiglia che rappresentano uno dei punti fondamentali. Un terzo punto, la destra è completamente negazionista sul cambiamento climatico, per la destra non esiste. Per noi esiste, l’abbiamo visto quest’estate, la nostra prima proposta è un grande piano contro la siccità, una nuova rete idrica che eviti tutta la perdita di acqua. Tre cose molto concrete di carattere specifico e generale”.

LA LEGGE ELETTORALE

È stato un errore dire di sì al taglio dei parlamentari con questa legge elettorale per il PD? “Penso proprio di sì, ma non lo imputate a me. Sono segretario del PD da un anno e mezzo, facevo altre cose prima, lavoravo con gli studenti in università, sono rientrato e son tornato perché penso che ci sia nel nostro Paese bisogno di aiutare l’Italia e dare una chance ai più giovani e c’è bisogno di aiutare il centrosinistra italiano a non essere completamente diviso come ha purtroppo rischiato di essere con le scelte di Conte da una parte e di Calenda e Renzi dall’altra, che pensano più al loro 1% in più piuttosto che a battere la destra. Ciò che voglio dire è che gli unici che stanno cercando di contrastare la destra siamo noi, gli altri si sono assuefatti all’idea che la destra vinca con larghi numeri e stanno cercando una loro nicchia dentro questa nuova fase. Io non ci sto, non ci credo perché la vittoria della destra in Italia vorrebbe dire negazionismo totale sul cambiamento climatico, ritorno indietro sul tema dei diritti civili, sul tema fiscale. La loro proposta è la flat tax, la flat tax estesa a tutti è un modo per aiutare le persone con più forza e mettere più in difficoltà chi ha bisogno. La nostra proposta è mettere tutte le riduzioni fiscali sulla riduzione delle tasse sul lavoro. Tutti i lavoratori e lavoratrici avrebbero una riduzione fiscale che gli consentirebbe di avere un aumento di salario alla fine dell’anno, una sorta di quattordicesima in più. Così facendo si aiuta anche il datore di lavoro che dà lavoro più stabile e si combatte il lavoro nero, una delle grandi piaghe del nostro Paese. Quando mi dice ‘lei è anti’, io propongo le nostre cose e vorrei che vincessero per evitare che il futuro del nostro Paese sia governato da una destra che a livello internazionale ha come riferimenti quello di Trump, Orban. Le politiche della destra italiana copiano molto quelle di Trump, sul negazionismo climatico Trump dice le stesse cose della nostra destra”.

IL TESTA A TESTA TRA LETTA E MELONI

Giorgia Meloni ha proposto una bicamerale sul presidenzialismo. “Saremo aperti a discutere, pensiamo e speriamo di farlo dalla maggioranza. La linea che ho posto come linea del nostro partito è che il voto deve essere chiaro. Sul tema riforme costituzionali noi non siamo a favore del presidenzialismo, siamo contro il presidenzialismo, ma non perché lo consideri un pericolo per la democrazia. Dico soltanto che per un Paese come il nostro, con una storia statuale debole e con la necessità di tenere insieme i territori, l’idea che tutto si risolva dando in mano tutto il potere ad uno o una con una scorciatoia presidenzialista la trovo una scelta superficiale e sbagliata, è un modo di far finta di risolvere i problemi. La nostra Costituzione è costruita in una logica opposta, quindi dire sì al presidenzialismo vuol dire stravolgere la Costituzione repubblicana. Noi ci opporremmo in tutti i modi se questo fosse proposto”.

DRAGHI

Questa è una legge elettorale maggioritaria. Il Terzo Polo si candida ma con i sondaggi di oggi al massimo può prendere cinque, sei senatori su duecento. Sono talmente rispettoso nei confronti di Draghi che le dico che se vincessimo noi, che siamo stati quelli più lineari nei suoi confronti e del suo governo, lo abbiamo sostenuto e mai votato contro, faremmo di tutto perché l’esperienza internazionale, il ruolo e la competenza di Mario Draghi non vada in pensione. Mi limito a dirvi questo”.

CALENDA

Calenda ha detto che le tre anime del centrodestra si detestano. “Questa è un’altra balla. Sono sicuro che comincino a litigare, ma è stata sparsa quest’idea che è una totale balla, cioè che il voto non conta. Cioè che tanto poi litigano e si fa di nuovo una roba tipo il governo Draghi. Quando si vota, il voto conta. Una volta che il Parlamento dovesse essere un Parlamento egemonizzato dalla destra, cosa contro la quale mi batto con tute le mie forze, dopo non si può dire che si è scherzato e si ritorna indietro nel voto. Non prendiamo la legislatura appena finita come un modello. Quella legislatura è stata condizionata dal fatto che sono entrati come maggioranza relativa in Parlamento il M5S, tutti alla loro prima esperienza parlamentare. Quella legislatura ha dato evoluzioni un po’ inattese per questo motivo. Se vincesse la destra, sarebbe una legislatura egemonizzata dalla destra, non è che se litigano tutti dicono di chiamare Calenda e Renzi, loro non potrebbero fare più di tanto. Se noi perdessimo le elezioni e fossimo l’opposizione principale non potremmo andare al governo. La destra può litigare quanto vuole, ma saranno loro la maggioranza e al loro interno troveranno o no le soluzioni. Vi garantisco che se gli elettori sceglieranno la destra noi rispetteremo il loro voto, perché è giusto che sia così. I britannici stanno diventando un po’ come gli italiani, hanno fatto quattro premier in cinque anni. Tanta gente con la brexit non andò a votare perché non pensava che fosse un referendum vero, tanti dopo hanno detto che si poteva tornare indietro. No. In democrazia quando si vota, quel voto conta. Il voto del 25 settembre è un voto che deciderà il futuro dell’Italia”.

PUTIN E LE SANZIONI

Putin ha detto che le sanzioni occidentali sono una minaccia per il mondo intero. “Questa è la dimostrazione che ha torto chi dice che le sanzioni non sono sanzioni che fanno male alla Russia. Le sanzioni fanno male alla Russia, la dichiarazione di Putin lo conferma. C’è bisogno di tener duro, di non mollare in questo momento. La scelta di Putin di mettersi contro il mondo occidentale per rompere una delle regole fondamentali che è quella per la quale non si entra con i carri armati nei confini di un altro Paese per annetterselo è la dimostrazione del fatto che abbiamo ragione. Le sanzioni vanno mantenute”.


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Enrico Letta: il programma elettorale del Partito Democratico
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