Iran, Meloni in Parlamento: “L’intervento di Stati Uniti e Israele è fuori dal diritto internazionale” Photo Credit: AnsaFoto.it/Angelo Carconi
11 marzo 2026, ore 15:30 , agg. alle 17:18
Intanto doveva essere la prima risoluzione unitaria del rinato 'Campo Largo'. A rinascere, almeno per oggi, è invece il Terzo Polo: Italia Viva, Azione e Più Europa hanno firmato assieme una risoluzione unitaria, a sostegno dell’Ucraina e dei Paesi del Golfo
"Siamo di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale, degli organismi multilaterali e al venir meno di un ordine mondiale condiviso. Si tratta di un processo in corso da tempo, ma che ha avuto, a mio avviso, un punto di svolta ben preciso. Ovvero, l'anomalia dell'invasione di una Nazione vicina da parte di un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale nel quale si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l'intervento americano e israeliano contro il regime iraniano". Così il presidente del Consiglio, Giorgia MELONI, nel corso delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 marzo e sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente. "Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l'Italia non prende parte e non intende prendere parte", prosegue la premier che ribadisce che "non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra".
Il discorso
Un lungo discorso, che delinea una crisi "tra le più complesse degli ultimi decenni, che ci impone di agire con lucidità e serietà" e proprio da qui arriva un appello all'unità e ad affrontare la crisi con "uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità. Qui non c'è un governo 'complice' di decisioni altrui, né tantomeno un governo 'isolato' in Europa, e nemmeno un governo colpevole delle conseguenze economiche che questa crisi può avere sui cittadini, le famiglie e le imprese italiane. Qui c'è il governo italiano, chiamato, suo malgrado, ad affrontare uno dei tornanti più complessi della storia recente. E preferiremmo non doverlo fare da soli. Intendo dire che è sempre auspicabile, nelle fasi più difficili della storia, che una Nazione democratica come la nostra sappia compattarsi intorno alla difesa dei propri interessi nazionali - assicura -. Mi auguro che lo spirito di questo appello possa essere raccolto e che l'Italia possa parlare, nelle prossime settimane, con una sola voce", auspica aprendo anche a un tavolo con le opposizioni a Palazzo Chigi.
Le basi Usa
Per quanto riguarda il possibile utilizzo delle basi Usa presenti in Italia, richiesta non ancora giunta dall'amministrazione Trump, MELONI sostiene che "nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell'utilizzo spetterebbe - sempre in virtù di quegli accordi - al governo. Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il Governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano - semplificando - dei bombardamenti".
Il caro-carburanti
Un passaggio poi sulle ricadute economiche del conflitto, soprattutto sui prezzi del carburante e sul caro-energia. "Abbiamo predisposto tutti gli strumenti di monitoraggio sull'andamento dei prezzi e il contrasto a eventuali fenomeni speculativi. In particolare, sui carburanti, stiamo valutando anche di attivare il meccanismo delle cosiddette 'accise mobili' che questo Governo ha reso più efficace con il provvedimento sui carburanti del 2023, nel caso i prezzi aumentassero in modo stabile. Come sapete, il meccanismo - la cui attivazione è stata peraltro chiesta anche da parte dell'opposizione - consente di utilizzare la parte di maggiore IVA derivante dall'aumento dei prezzi per ridurre le accise". Riguardo l'attuale aumento dei prezzi dei carburanti il messaggio che voglio dare agli italiani - aggiunge -, ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese, è: consiglio prudenza, perché faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso, se necessario, recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili". "Con lo scoppio della crisi in Medio Oriente, il tema dei prezzi dell'energia ha evidentemente assunto ancora maggiore rilevanza ed è per questo che, a livello europeo, stiamo anche chiedendo - in attesa proprio di questa necessaria revisione annunciata per la seconda metà di quest'anno - di sospendere urgentemente l'applicazione dell'ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico. Si tratta di un provvedimento che serve subito, e almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente", osserva. Tornando agli attacchi su Teheran, MELONI esprime "ferma condanna per la strage delle bambine avvenuta nella scuola di Minab, nel sud dell'Iran, la solidarietà ai familiari delle giovanissime vittime e la richiesta che si accertino rapidamente le responsabilità di questa tragedia. Intendiamo far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari di USA e Israele, volte a neutralizzare la capacità bellica iraniana, venga preservata l'incolumità dei civili, a partire dai bambini".
Il regime
Ma, secondo la premier, "non possiamo permetterci un regime degli Ayatollah in possesso dell'arma nucleare, unita, peraltro, a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l'Italia e l'Europa. Ancora di più, perché questo scenario segnerebbe la fine del quadro internazionale di non proliferazione, e darebbe il via a una corsa agli armamenti nucleari che avrebbe ripercussioni drammatiche sulla sicurezza globale. Credo che questi elementi debbano tutti essere presi in considerazione - prosegue -, così come dobbiamo ammettere che, non essendo stati parte diretta dei negoziati, non abbiamo gli elementi per avvalorare con certezza, ma neanche per smentire, le valutazioni degli Stati Uniti sull'indisponibilità dell'Iran a chiudere un accordo definitivo".
Le risoluzioni
Intanto doveva essere la prima risoluzione unitaria del rinato 'Campo Largo'. A rinascere, almeno per oggi, è invece il Terzo Polo: Italia Viva, Azione e Più Europa, infatti, hanno firmato assieme una risoluzione unitaria che impegna il governo a confermare e rafforzare il sostegno all'Ucraina e non chiude la porta alla cessione di mezzi e basi militari per difendere i partner del Golfo dalla reazione iraniana. Una decisione che arriva dopo il tentativo andato a vuoto delle opposizioni di trovare la quadra su una sola risoluzione che tenesse insieme tutti i temi delle comunicazioni della presidente Giorgia Meloni. L'iniziativa è partita da Campo Marzio nella serata di lunedì, quando il presidente M5s, Giuseppe Conte, ha avviato una prima ricognizione fra i partiti per arrivare a quella che è sembrata subito una missione ai limiti dell'impossibile. E questo perché a tenere a distanza centristi e tridente Pd-Avs-M5s c'era il 'nodo' del centrosinistra per antonomasia, ovvero gli aiuti militari all'Ucraina. Ma non solo. Il fatto stesso che l'iniziativa sia partita da Conte, viene riferito da fonti parlamentari, avrebbe messo in guardia i dem, non proprio entusiasti di lasciare l'iniziativa all'alleato. E un pezzo di mondo Pd è convinto che la 'mossa' di Conte sia stata una risposta all'iniziativa di Elly Schlein sulla proposta di accise mobili. In ogni caso il lavoro dell'ex premier per tenere insieme tutti è andato avanti per tutta la giornata di ieri, con interlocuzioni continue anche in Transatlantico dove sono stati frequenti i capannelli con Bonelli e Fratoianni, ma anche con Riccardo Magi. "Il quadro internazionale è così drammatico, le violazioni del diritto internazionale così ripetute che il M5s sente la responsabilità di compattare l'intero fronte progressista per restituire forze dignità alla politica e alla diplomazia e dire no ai militari", ribadisce Conte oggi. Eppure, alla partenza di queste interlocuzioni, si era registrata una prima apertura anche dal fronte dei centristi, molto distanti sul tema degli aiuti in armi a Kiev dalle posizioni dei Cinque Stelle. Meno convinti i dem, contrari "ad annacquare la posizione sull'Ucraina", come spiega una fonte del Pd alla Camera. Il dispositivo immaginato da Conte per tenere tutti insieme prevedeva, in sintesi, il rilancio del protagonismo Ue per risolvere la crisi in Ucraina, imprimendo una svolta negoziale reale e riaprire il dialogo, considerato anche il contesto aggravato, a livello globale, dalle sistematiche violazioni del diritto. Dispositivo che il M5s ha conservato per la sua risoluzione, presentata questa mattina. "Il problema questa volta è il Pd", ripetevano in serata da Avs. La segretaria Schlein è sempre alle prese con la difficile composizione delle varie sensibilità presenti nel suo partito su temi come la guerra in Ucraina, il supporto in armi a Kiev e il piano di riarmo europeo. Temi su cui sono tornati i riformisti dem appena tre giorni fa con un convegno a Roma, durante il quale non sono mancate critiche più o meno velate alla linea della leader giudicata troppo appiattita su Pedro Sanchez. Un confronto interno che la mossa di Conte avrebbe riaperto. Tanto che questa mattina al Senato i dem hanno dovuto registrare la firma di Pier Ferdinando Casini, senatore eletto nelle file Pd, in calce al documento di Italia Viva, Azione e Più Europa. E, alla Camera è venuta a mancare la firma di Marianna Madia sul testo del Pd: la deputata è data da mesi in rotta con il Nazareno e fonti di primo piano parlano di una prossima uscita per approdare nelle file renziane.



