La Camera vota la fiducia alla manovra, 221 sì, 152 no, 4 astenuti, il testo passa al Senato

La Camera vota la fiducia alla manovra, 221 sì, 152 no, 4 astenuti, il testo passa al Senato

La Camera vota la fiducia alla manovra, 221 sì, 152 no, 4 astenuti, il testo passa al Senato Photo Credit: foto agenzia fotogramma.it


Alla fine la fiducia alla Camera è arrivata con 221 sì. Il ministro Giorgetti, turbolenze ma conta atterrare, dopo la discussione notturna la manovra passa ora al Senato

221 voti a favore e 152 contro, 4 astenuti, la manovra economica supera lo scoglio del voto sulla fiducia alla Camera e dopo il via libera notturno approda in Senato per un iter blindato. “E' come gli aerei, quando c'è un po' di turbolenza, l'importante è atterrare”, ha detto dopo il voto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nel raccontare l’iter, o il volo della legge di bilancio, tormentato da diversi imprevisti prima del voto serale. L’ultimo dei quali riguardava l'emendamento per inserire la Carta cultura giovani che nei giorni scorsi aveva escluso i fondi per l'acquisto di Villa Verdi da parte dello Stato, per cui si era speso il ministro Gennaro Sangiuliano. Un errore, forse una svista, oppure un ripensamento. Il governo è corso ai ripari e ha inserito la residenza che fu del compositore fra le esigenze indifferibili, spostando 20 milioni di euro dal fondo del ministero dell'Economia a quello della Cultura, modificando una delle tabelle allegate al provvedimento da 35 miliardi di euro complessivi. “Una forzatura” per le opposizioni che sottolineano come su Villa Verdi era già stato discusso un emendamento in commissione.


Una finanziaria con molte correzioni

Quella su Villa Verdi è stata solo l'ultima di varie correzioni al volo della manovra economica. Tra questi il refuso che eliminava il tetto al contante assieme alla norma sul Pos, oppure l'emendamento da quasi mezzo miliardo per i Comuni, senza copertura che dopo i rilievi della Ragioneria di Stato ha costretto a un passaggio supplementare in commissione Bilancio per lo stralcio. La giustificazione della maggioranza nelle parole del deputato di FdI, Federico Mollicone: "Nelle due notti in commissione non c'era nessuno dei funzionari del Mef e della Ragioneria” che ha aggiunto “dovevamo mandare delle mail con risposte che arrivavano la mattina dopo. C'è stato un caos amministrativo e non politico”. “I tecnici”,ha detto il ministro Giorgetti, “hanno lavorato tanto, sono tutti stanchi”. Oltre a quella per Villa Verdi, c’è anche la norma che stanzia 400mila euro per contrastare la peste suina in Piemonte, su cui in commissione non si era trovato l'accordo politico. La svolta dopo il pressing di Lega e FdI.


Il dibattito

Il dibattito finale sulla fiducia alla manovra finanziaria in Aula alla Camera è solo la sintesi di una settimana di tensioni fra maggioranza e opposizioni. Non solo sulle misure, dalla stretta al Reddito di cittadinanza (da cui non scompare l'offerta congrua, perché l'emendamento ad hoc non è stato ben calibrato) alla norma sulla caccia in città, che Avs vuole impugnare in Europa. Anche i metodi: il Pd ha occupato la presidenza della commissione alla prima seduta disertata dalla maggioranza, il Terzo polo ha abbandonato i lavori nella fase finale, e il M5s ha protestato ieri con un presidio in Aula a fine lavori. Per Giorgia Meloni è stato ampiamente superato il primo esame.


L’opposizione

Per il Pd non si tratta di una manovra economica coraggiosa ma vigliacca, il leader M5s Giuseppe Conte parafrasa lo slogan della maggioranza “conteneva un errore: non 'siamo pronti' ma 'siamo proni”. Avs, stigmatizzando le “12 sanatorie e promette il ricorso all'Ue contro la norma sulla caccia”. Dal Terzo polo Luigi Marattin parla di “un livello di approssimazione e incapacità mai visto”.



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