La strage di Paderno Dugnano. Il Giudice, 17enne lucido nello sterminare la sua famiglia

La strage di Paderno Dugnano. Il Giudice, 17enne lucido nello sterminare la sua famiglia

La strage di Paderno Dugnano. Il Giudice, 17enne lucido nello sterminare la sua famiglia Photo Credit: Foto: Ansa/Mourad Balti Touati


Oggi le motivazioni della sentenza di condanna a 20 anni di reclusione per il giovane che nel 2024 uccise padre, madre e fratellino. La difesa pronta al ricorso in appello

Era "guidato da un pensiero stravagante e bizzarro: raggiungere l'immortalità attraverso l'eliminazione della propria famiglia". Ma è stato così astuto da tendere la trappola mortale nella sua cameretta per uccidere i genitori, dopo aver già colpito il fratellino. E sanguinario per le numerosissime coltellate inferte alle vittime. Il Tribunale dei minorenni di Milano definisce un manipolatore il 17enne che a Paderno Dugnano, nel Milanese, lo scorso anno sterminò la famiglia, padre, madre e fratello di 12 anni. Ed ha deciso per il giovane la pena massima in abbreviato di 20 anni, non riconoscendo il vizio parziale di mente. Nella sentenza si sottolinea inoltre l'attrazione del ragazzo, emersa dall'analisi del suo telefono, verso l'ideologia "fascista, nazista e omofoba". Motivazioni non condivise dal legale del giovane, che ricorrerà in appello, perchè -spiega l'avvocato Amedeo Rizza- non è stata riconosciuta l'incapacità di intendere e volere parzialmente scemata al momento dei fatti.

LA SENTENZA E LE MOTIVAZIONI

20 anni di carcere è la pena massima previsto nei procedimenti minorili con rito abbreviato, ossia con lo sconto di un terzo. Nelle 51 pagine delle motivazioni della sentenza il Giudice del Tribunale dei Minori di Milano, Paola Ghezzi, spiega che il 17enne, malgrado presenti alterazioni della personalità, guidato "dal pensiero bizzarro di raggiungere l'immortalità" ha comunque "distinto la realtà dall'immaginazione e lucidamente ha programmato, attuato, variato secondo il bisogno le proprie azioni, prima, durante e doро". La strage della sua famiglia, per il magistrato, è rimasta senza un vero movente. Il giudice non ha riconosciuto il vizio parziale di mente accertata dalla perizia e scrive "non si ravvede alcuna evidenza di una condizione psichica di instabilità e di ingovernabilità". E, "certamente - si legge ancora - nell'evenienza criminale debbono aver avuto peso potenti stati emotivi, una grossa dose di rabbia ed odio narcisistici, accumulati ad ogni frustrazione, che hanno fatto sì che l'atto si compisse con cotanta aggressività espressa".

LA DIFESA, RICORSO IN APPELLO

"Ovviamente non condivido questa motivazione. Il giudice non ha preso atto della concreta incidenza e del nesso di causalità che c'è tra la patologia di Riccardo (il parziale vizio di mente) ed il reato commesso". Lo spiega il legale del 17enne,  l'avvocato Amedeo Rizza, che presenterà ricorso in appello contro la sentenza.

IL GIUDICE, MANIPOLATORE, SCALTRO E LUCIDO

Un "manipolatore", che ha progettato gli omicidi "nei minimi dettagli", che ha manifestato "scaltrezza" nel "tendere la trappola per uccidere i genitori nella sua cameretta e non nella camera matrimoniale", dopo aver già colpito il fratellino. E che ha agito in modo "sconcertante" colpendo tutti e tre in "modo cruento", infliggendo loro oltre 100 coltellate. E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza. Inoltre si mette in luce anche "la condotta tenuta immediatamente dopo il delitto orientata ad eludere le investigazioni per garantirsi l'impunità": Prima tentando di far ricadere la colpa sulla madre, poi sul padre e infine su se stesso, soltanto dopo aver avuto la certezza, attraverso il nonno, che gli investigatori non avessero creduto alla versione fornita in prima battuta ai soccorritori. 


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