Maggioranza, i Stelle ad un passo dall’addio, ma si tenta l’ultima mediazione fra Conte e Draghi

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Nei pentastellati crescono i timori interni sulla tenuta del gruppo del Senato, nel caso in cui dai vertici dovesse arrivare l'indicazione per un voto favorevole al decreto aiuti domani. Mattarella aspetta ma è pronto a rinviare il governo alle Camere

"E i senatori chi li tiene?", è una delle domande che rimbalza tra i 5 Stelle, sia tra i vertici impegnati nella riunione fiume del Consiglio nazionale con Giuseppe Conte che tra i 'peones' o i volti noti del Movimento a lavoro tra Camera e Senato. A inizio riunione la linea dura - via da Aula senza votare la fiducia - sembrava avere la meglio, ma poi i dubbi e i timori si sono fatti largo, fino a portare il leader Giuseppe Conte a tentare la strada di un nuovo confronto col premier Mario Draghi, così da evitare lo scontro frontale. Confronto che si è svolto al telefono, e che forse ha prodotto gli esiti sperati, inducendo il M5S verso una posizione favorevole.


Palazzo Madama

Intanto però continuano a serpeggiare i timori interni sulla tenuta del gruppo di Palazzo Madama, nel caso in cui dai vertici pentastellati dovesse arrivare la conferma di un'indicazione per un voto favorevole al decreto. Al Senato, infatti, dove i 5 Stelle contano al momento 62 eletti, siedono i grillini più battaglieri, quelli che vedono la permanenza nel governo Draghi come fumo negli occhi. Una quarantina sarebbero infatti contrari a votare la fiducia, di questi una decina di 'barricadero' sarebbero addirittura pronti alla spallata, ovvero a votare contro. Difficile ora convincere i senatori ad andare oltre, votando il decreto che ha già visto l'astensione dei 5 Stelle in Consiglio dei ministri per la contestata norma sull'inceneritore a Roma. I più agguerriti hanno già consegnato un 'messaggio in bottiglia' ai vertici, nel corso del Consiglio nazionale di questa mattina: "una inversione a U io non l'accetto", uno dei messaggi partiti da Palazzo Madama e diretti al quartier generale di via di Campo Marzio.



La riunione

Insomma, ore di riunione non sono servite a sciogliere il nodo della fiducia domani al dl aiuti al Senato. Dalla riunione di questa mattina sono emerse tre linee, sostanzialmente inconciliabili. Ovvero: nessun voto al dl aiuti; confermiamo la fiducia; votiamo contro e diamo la spallata. A prevalere la linea della non partecipazione al voto in Aula. Che al momento resterebbe quella più gettonata. Viene spiegato che la volontà di Conte, al momento, non sarebbe quella di far cadere il governo, ma di restare -pur non votando il dl aiuti- in attesa delle risposte al documento presentato mercoledì scorso. Conte in pratica chiede ancora a Draghi "un segnale chiaro".


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