"Pensavo il biberon bastasse", parla Alessia Pifferi, la madre della piccola Diana morta di stenti

"Pensavo il biberon bastasse", parla Alessia Pifferi, la madre della piccola Diana morta di stenti

"Pensavo il biberon bastasse", parla Alessia Pifferi, la madre della piccola Diana morta di stenti Photo Credit: agenziafotogramma.it


La donna è accusata dell'omicidio della figlia di diciotto mesi, lasciata sola in casa per sei giorni

Si è tenuto oggi di fronte alla Corte d'assise di Milano l'interrogatorio di Alessia Pifferi, 37 anni, la donna accusata di omicidio volontario pluriaggravato per aver lasciato morire di stenti la figlia Diana di appena diciotto mesi lasciata sola in casa per sei giorni. "Ho lasciato Diana sola pochissime volte, non ricordo quante e non è mai successo niente" ha raccontato Pifferi. ''Non pensavo potesse succedere una cosa del genere, anche perché io non ho mai pensato di far fuori mia figlia''. Dalle ricostruzioni sembra che la donna lasciasse la figlia sola in casa per fare la spesa ma anche per passare fine settimana con il compagno, come accaduto nel luglio del 2022, quando Alessia Pifferi uscì di casa il 14 luglio per rientrare solo il 20, trovando la piccola senza vita nel lettino. "Le lasciavo due biberon di latte, due bottigliette d'acqua e del tè, pensavo bastasse" ha continuato nell'interrogatorio. "Mi manca mia figlia, mi sento spenta, mi sento buia. Ero orgogliosa di mia figlia, non è mai stata un peso per me".

La dinamica

Il 14 luglio del 2022 Alessia Pifferi era uscita di casa per andare dal fidanzato dell'epoca, a cui aveva raccontato di aver lasciato la figlia alla sorella. La sua intenzione - ha raccontato in aula - era quella di rientrare il giorno successivo, avendo avuto però paura di chiedere al compagno di riaccompagnarla a casa. "Il giorno dopo non sapevo come tornare a Milano perché i soldi erano quelli che erano, l'intenzione era di rientrare l'indomani. Ho pensato a mia figlia, ma avevo paura di lui, di farlo arrabbiare. Volevo tornare da mia figlia, volevo chiedergli di portarmi a casa ma ero spaventata dalle sue reazioni". Al suo rientro il 20 luglio, la piccola era senza vita nella sua culla. La donna ha raccontato poi di aver tentato di rianimare la piccola senza successo: "L'ho presa in braccio e le ho fatto il massaggio cardiaco, in bagno ho provato a bagnarle le manine, i piedini e la testa per vedere se si riprendeva''.

L'interrogatorio

In aula, Alessia Pifferi ha ammesso anche di aver avuto tre rapporti sessuali a pagamento per racimolare dei soldi per poter regalare un giro in limousine al suo compagno, con "la figlia nel lettino e la porta chiusa", e di inviare foto della piccola ma non per soldi. "La accudivo come una mamma accudisce un figlio" ha continuato. "Non è stato facile essere ragazza madre, ma non ho avuto problemi ad accettarla''. In aula Pifferi ha confessato di aver lasciato sola la piccola ma "pochissime volte": "Andavo via e di solito l'indomani tornavo subito a casa. Le lasciavo due biberon di latte, due bottigliette di acqua e una di 'teuccio'. Ero preoccupata, avevo paura di molte cose, che riuscisse a bere il latte. Pensavo bastasse".

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