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Reali: ira di Harry d'Inghilterra che perde la causa contro il Mail, è insabbiamento

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Author image Redazione Web

08 luglio 2026 alle ore 00:00, agg. alle 23:57

Il duca di Sussex aveva fatto causa al tabloid scandalistico per intercettazioni illegali. Insieme a lui altri sei vip, tra cui Elton John

Il verdetto, epilogo dell'ennesimo capitolo della disfida lanciata negli ultimi anni da Harry alla stampa popolare (e populista) del Regno, è stato emesso in forma scritta proprio mentre il duca di Sussex faceva la sua prima comparsa pubblica di giornata, nella prestigiosa Chtaham House di Londra, per un incontro sugli Invictus Games, giochi sportivi per militari invalidi di cui egli - veterano dell'Afghanistan - è padrino. Un testo argomentato in ben 436 pagine dal giudice Matthew Nicklin, dell'Alta Corte londinese, destinato a cassare la denuncia presentata da Harry, assieme alla rockstar Elton John e ad altre 5 personalità pubbliche 'vittime' del sensazionalismo del Mail in decine di articoli e storie di gossip pubblicate fra il 1993 e il 2018. In sostanza Nicklin ha concluso che i denuncianti "non sono riusciti a provare" al di là di ogni ragionevole dubbio che le intrusioni addebitate al tabloid nella loro privacy fossero state realizzate attraverso intercettazioni o altri metodi di raccolta illecita d'informazioni. Ha quindi negato il riconoscimento di una responsabilità legalmente rilevante nei confronti della società editrice del giornale, Associated Newspapers Limited (ANL), e del suo patron, Paul Dacre: potente quanto sulfureo alleato della destra politica britannica, che in udienza aveva respinto seccamente tutte le accuse liquidandole come "diffamatorie" (o riferite a vicende prescritte). A differenza di casi passati della medesima crociata, nei quali Harry aveva avuto partita vinta chiedendo e ricevendo indennizzi e scuse da varie testate, questa volta l'ambizione era più alta: ottenere una simbolica condanna personale dell'editore e il riconoscimento di una presunta malafede deliberata in sede giudiziaria. Obiettivo per il quale - data l'ampia tutela garantita sulla carta dalla legge britannica alla libertà di cronaca - l'onere della prova sarebbe dovuto spettare alle parti accusatrici. Nel dispositivo il giudice non ha negato l'esistenza di sospetti "gravi", ma ha accreditato la mancanza di evidenze solide sull'asserito 'spionaggio'. Conclusioni salutate dal compiacimento degli avvocati della difesa e dall'esultanza di ANL, secondo la sentenza riconosce di fatto il valore di anni di "duro lavoro giornalistico"; e apre le porte alla rivendicazione del pagamento delle spese legali a carico del figlio cadetto del re e degli altri vip coinvolti. E contestate viceversa dalla risposta durissima di Harry, in una nota a due voci firmata con un'altra delle protagoniste del ricorso, Doreen Lawrence, membro laburista della Camera dei Lord, attivista contro il razzismo sui neri e madre di un ragazzo ucciso nel 1993 in un attacco razzista insabbiato inizialmente dalla polizia con la complicità degli stessi tabloid: "Ci eravamo rivolti all'Alta Corte - si legge nel comunicato - alla ricerca di giustizia e di un riconoscimento delle responsabilità: non abbiamo trovato né l'una né l'altro. E' stato un completo ed ovvio insabbiamento: sconcertante, incoerente e totalmente ingiustificato, ma purtroppo non inatteso". Parole pesanti che gettano ulteriori ombre sulla visita, in attesa di sapere se un incontro con re Carlo ci sarà o meno, dopo il pasticcio dell'invito ritirato a risiedere a Buckingham Palace. E alimentano gli imbarazzi a corte in vista di un programma destinato intanto a proseguire con appuntamenti pubblici o semi-pubblici a Londra e poi con una tappa a Birmingham. Tappa durante la quale il duca - non accompagnato dalla consorte Meghan e dai figlioletti Archie e Lilibet, al contrario di quanto inizialmente pianificato, per timori legati alla sicurezza - sarà ospite della vicina Althorp Estate: storica residenza dei conti Spencer, famiglia d'origine di sua madre Diana non meno ribelle di lui

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