Scrivici in Diretta
Il tuo messaggio in Radiovisione
YouONAir su Twitter
YouONAir su Facebook
I vostri messaggi al 349.349.102.5

Registrati

Accedi

FAQ:

×
news:
- Francia: morte Antonio Megalizzi, domani l'autopsia sul corpo del reporter ferito durante l'assalto ai mercatini di Natale a Strasburgo e deceduto ieri
- Roma: ultimi passi della trattativa tra governo e Commissione europea sulla nuova manovra, il premier Conte, l'Italia non ha il cappello in mano
- Brasile: chiesto l'arresto di Cesare Battisti, l'ex terrorista, da ieri, è latitante, firmato dal presidente Temer il decreto d'estradizione
- Stati Uniti: nuova bufera su Facebook, il social media avrebbe postato le foto di 6,8 milioni di utenti senza permesso, forse a causa di un bug
- Calcio: oggi in programma due anticipi della 16esima giornata in serie A, alle 18.00 Inter-Udinese e alle 20.30 il derby Torino-Juventus
- Segui tutti gli aggiornamenti su rtl.it, twitter@rtl1025, facebook@rtl102.5 e instagram@rtl1025
04 dicembre 2018

Svegliarsi presto al mattino fa bene, meno malattie al cuore

Essere mattinieri, secondo uno studio internazionale, aiuta anche a prevenire il diabete

Uno studio internazionale conferma il proverbio: “Il mattino ha l’oro in bocca”. La ricerca sostiene che le persone che vanno a letto più tardi, rispetto ai mattinieri, tendono ad avere diete non sane, consumano più alcol, zuccheri, bevande con caffeina e cibi del fast food. Inoltre, queste persone sarebbero più propense a saltare la colazione e a mangiare sempre più tardi nel corso della giornata. Occorre fare attenzione, si legge nello studio, al ritmo circadiano, cioè quell’orologio interno che regola molte funzioni fisiche, tra le quali il ritmo del sonno, del cibo e della sveglia. Sempre secondo la ricerca, i nottambuli sono esposti a un maggior rischio di soffrire di malattie cardiache e di diabete di secondo tipo.

Svegliarsi presto al mattino fa bene, meno malattie al cuore

Cattive notizie anche per chi è abituato a mangiare tardi: l’abitudine, infatti, è collegata all’aumento del rischio di diabete di tipo 2, perché il ritmo circadiano influenza il modo in cui il glucosio viene metabolizzato nel corpo. Lo studio, coordinato dalla Northumbria University di Newcastle, nel Regno Unito, ha coinvolto i ricercatori del Nestlè Research (Svizzera), dell'Università del Surrey (Regno Unito), dell'Università di Oerebro (Svezia), della National University di Singapore, della Scuola di Igiene e Medicina Tropicale di Londra, dell'Ecole Polytechnique Federale de Lausanne (Svizzera) e della Plymouth Marjon University (Regno Unito).