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Teheran sotto il fuoco americano, mentre si celebrano i funerali di Khamenei

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Author image Valentina Iannicelli

09 luglio 2026 alle ore 13:28, agg. alle 13:29

Caos interno per raggiungere il luogo della sepoltura dell'Ayatollah. Ponti e ferrovie distrutti. L'Iran risponde: colpite basi statunitensi nella regione e Hormuz quasi bloccato

L’ultimo passaggio delle celebrazioni per i funerali della guida suprema Ali Khamenei diventa un percorso a ostacoli. 

CROLLATI PONTI E DISTRUTTE INFRASTRUTTURE

L’Iran, ancora sotto il fuoco americano, ha subito diversi danni, 3 i morti nelle ultime ore, colpite ferrovie e ponti di collegamento. Uno di questi portava da Teheran a Mashhad, la città santa nella quale l’Ayatollah dovrà essere sepolto oggi, e dove è nato. E mentre il regime invoca i ‘crimini di guerra’ contro gli Stati Uniti, gli iraniani devono ora gestire la propaganda che ha costruito l’immagine della potenza del paese proprio sulla partecipazione popolare agli eventi nazionali. Teheran ha parlato delle esequie come l’evento del secolo, e se l’affluenza dovesse essere limitata dal caos della viabilità, sarebbe un duro colpo per la Repubblica islamica. 

SI CONTANO I DANNI

E mentre si gioca la partita in casa per concludere degnamente il passaggio terreno di Khamenei, la tensione in Medio Oriente è altissima, dopo che le forze americane hanno attaccato pesantemente per la seconda notte di seguito. Lo aveva annunciato il presidente Trump durante il punto con stampa: ‘un attacco pesantissimo’, e così è stato. Nei due giorni di bombardamento, l’Iran ha seppellito oltre 70 persone, con un numero imprecisato di feriti.

LA RISPOSTA DEI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE 

La risposta iraniana non si è fatta attendere: colpite un sistema di intercettazione missilistica Patriot in Kuwait, un sistema di allarme rapido in Qatar e serbatoi di carburante in Bahrein con droni kamikaze. Un quadro che rende ancor più fragile il memorandum di pace siglato tra Teheran e Washington, soprattutto a causa della gestione dello stretto di Hormuz, che è quasi bloccato, e che sempre più si conferma una clava pericolosa nelle mani dei guardiani della Rivoluzione 


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