Tra le rovine di Marrakech, la kasbah sfregiata. In ginocchio la città patrimonio Unesco

Tra le rovine di Marrakech, la kasbah sfregiata. In ginocchio la città patrimonio Unesco

Tra le rovine di Marrakech, la kasbah sfregiata. In ginocchio la città patrimonio Unesco Photo Credit: Fotogramma.it


Viaggio tra i palazzi crollati, le testimonianze della fuga dei sopravvissuti (rincorsi dalla polvere), le moschee ferite e gli sfollati che non possono o non vogliono rientrare nelle loro case che hanno riempito gli stadi

All'ingresso della medina dalla Porta del Sale, tra il Mellah di Marrakech e la kasbah, si capisce subito che nulla è come prima. Nel quartiere ebraico con gli storici balconi e le stelle che a volte sono di David, a volte marocchine, a cinque punte, le cose non tornano. La kasbah di solito ha tratti eleganti, da fortezza, ora gli sfollati del terremoto dormono tra gli stracci sotto al portico della moschea. E in fondo alla lunga via che si chiama della "vigna nuova" un mucchio di detriti ostruisce il cammino. Di là sempre dritto si raggiunge la Piazza.

LE VOCI DEGLI SFOLLATI

La casa di Kaula è dietro quel mucchio e proprio quando tenta di superarlo, con le ciabatte di plastica, viene fermata da una ruspa: "Di qui non si passa", dice l'autista. Kaula non riesce a trovare la porta di casa e si dispera perché vorrebbe entrare, come ha fatto mille altre volte, e prendere le cose che non è riuscita a portare via nella notte. "Non ho avuto il coraggio - dice piangendo - avevo con me i bambini, ho capito che dovevo correre". Accanto a casa sua c'era un hotel per turisti, "Il piccolo riad del Tesoro", ora crollato per metà proprio sulla porta. Nella via si sono salvati tutti, i turisti usciti per vedere il tramonto prima del boato, e Kaula con i figli corsi via, "con la polvere che ci veniva dietro". Un passaggio ad archi collega questo lato del quartiere, con via della "vigna vecchia". C'è un solido muro di massi che costeggia l'antica scuola di zona. Moustapha, direttore d'hotel, lo guarda e dice: "Avrebbero dovuto costruire così tutta la medina". Invece sono crollati in 30 secondi di scosse anche i bastioni della cinta che in 14 chilometri abbraccia tutta la città antica. Il patrimonio Unesco sgretolato come fosse di pastafrolla. Il palazzo della Bahia, la favorita, ha il portone sbarrato. Il muro non ha retto bene e in molti punti è crollato. Lo smacco al visir Abu Bu Ahmed e al forziere che volle alla fine dell'800 per le 4 spose e 24 concubine. La via prosegue fino al parcheggio della piccola prefettura, le auto addossate alla parete di fondo sono schiacciate dai massi piovuti dal cielo alle 23 di venerdì sera.

LE MOSCHEE, I CAFE’

Più avanti c'è la piccola moschea con minareto bianco, punto di riferimento durante i lunghi mesi della pandemia: è spezzata a metà. Invece della cupola dalla quale il muezzin invita alla preghiera ora ha due spuntoni da barbecue. "È crollata anche quella?", chiede Khalid, commerciante di bicchieri da the, che vive e lavora a pochi passi da lì, ma che sembra accorgersi solo ora del danno. "Da un giorno i miei occhi guardano in basso - spiega - perché cerco tutto quello che ho perso correndo quella sera. Il pavimento si alzava e sembrava inseguirmi". La piazza Jamaa el Fnaa è dietro alla serpentina di negozi per turisti. Davanti al Café de France c'è un'altra moschea ferita, qui il minareto è crollato ferendo due passanti. Ambulanze e furgoni dei pompieri hanno preso il posto dei banchetti da ristorante. La rue des Princes, la via dello struscio serale, è vuota. Pochi turisti nella città antica a fare su e giù per il souk. Il museo del Patrimonio immateriale della piazza è ferito da crepe profonde come rughe. Tutto questo a pochi giorni dall'assemblea generale della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale, prevista dal 9 al 15 ottobre, per il quale Marrakech si stava rifacendo il look.


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