Vaccini, le Regioni sono in allerta sulle consegne ma il ministro Speranza e il Commissario Figliuolo rassicurano

Vaccini, le Regioni sono in allerta sulle consegne ma il ministro Speranza e il Commissario Figliuolo rassicurano

Vaccini, le Regioni sono in allerta sulle consegne ma il ministro Speranza e il Commissario Figliuolo rassicurano


A guidare la protesta per le carenze di dosi sono il Lazio, il Friuli Venezia Giulia, l'Umbria, la Puglia e il Veneto. Intanto tensioni anche sul decreto cosiddetto Aprile dopo il varo di Palazzo Chigi, mal di pancia soprattutto nel centrodestra sulle riaperture mancate

L'Italia ha 'fame' di vaccini. In molte Regioni le scorte si stanno esaurendo e in alcune monta la protesta per i ritardi nelle consegne. Ma a smorzare le polemiche sul nascere e per non lasciare alibi scende in campo direttamente il ministro della Salute, Roberto Speranza. "Finalmente nelle prossime settimane arriveranno più dosi di vaccino. La nostra macchina è allertata, potremo aprire una stagione diversa in un tempo che non sarà lungo".


La “corsa”

"La campagna di vaccinazione sta correndo - ha sottolineato il ministro - e dovunque vacciniamo crolla il tasso di contagio. Dove la vaccinazione è avvenuta in maniera significativa, penso all'ambito del personale sanitario e alle Rsa, aver vaccinato ha prodotto un risultato visibile, è crollato anche il tasso dei decessi e questo indica che la vaccinazione è la via maestra". Gli fa eco il commissario straordinario all'emergenza Covid, il generale Francesco Paolo Figliuolo, che spiega: "Ieri è stato consegnato in Italia 1 milione di dosi Pfizer, a cui oggi si aggiungono altre 500 mila di vaccini anti-Covid Moderna, mentre tra oggi e domani, arriveranno altre 1 milione 300 mila dosi AstraZeneca”.


La protesta

A guidare la 'protesta' per le carenze di dosi il Lazio, il Friuli Venezia Giulia, l'Umbria, la Puglia e il Veneto. "Se nelle prossime 24 ore non arrivano i 122 mila vaccini di Astrazeneca previsti siamo costretti nostro malgrado a sospendere le vaccinazioni" ha detto l'Assessore alla Sanita' della Regione Lazio, Alessio D'Amato. "Mi auguro - aggiunge - che tale sospensione venga scongiurata. Abbiamo messo in esercizio una macchina imponente che non deve fermarsi. Da ieri notte abbiamo aperto le prenotazioni anche per l'età 66 e 67 e sono già oltre 36 mila i prenotati. Abbiamo un milione di prenotazioni da qui a maggio. Servono i vaccini!". Sulla stessa lunghezza d'onda il Friuli Venezia Giulia. "Noi stiamo intensificando l'attività vaccinale" ma "rimane il problema - spiega il vicegovernatore con delega alla Salute Riccardo Riccardi - della disponibilità di vaccini. Le dosi di Pfizer - 180 mila le ultime - sono infatti quasi esaurite e siamo in attesa della nuova fornitura”. Un allarme lanciato anche dall'Umbria. "Siamo allineati al piano nazionale: se rallentiamo è solo perché mancano le dosi". Lo dichiara il commissario straordinario all'emergenza Covid in Umbria, Massimo D'Angelo, a proposito dei ritardi con cui i vaccini vengono consegnati alle Regioni. In Umbria è slittato a sabato prossimo il via alla somministrazione da parte dei medici di medicina generale ai propri pazienti di età compresa tra i 70 e i 79 anni, previsto inizialmente per oggi. La causa è sempre la stessa: "La scarsità di fiale a disposizione", riferisce il commissario. Stessa situazione in Veneto.


Le fibrillazioni

Intanto dopo il varo del decreto cosiddetto Aprile sulla gestione della pandemia ci sono tensioni nell’ampia maggioranza che sostiene il governo. La novità è affidata a sei righe che inseriscono la possibilità, tutta teorica, di tornare alle zone gialle già ad aprile. Non c’è l’automatismo chiesto da Mariastella Gelmini per far scattare le riaperture, ma nel fare la sintesi tra il rigorismo radicale di Speranza e l’aperturismo sfrenato di Salvini, Draghi ha raggiunto un compromesso: dove i contagi scendono e la regione è in regola con ile vaccinazioni degli anziani, si potrà tornare al giallo. «È solo un pennacchio», ridimensiona l’ala dura del governo, che si è fatta sentire anche con Patuanelli, Franceschini, Orlando e Lamorgese. La ministra Gelmini loda la «strada moderata» imboccata da Draghi per mediare tra le opposte fazioni, ma a destra non sono contenti. Anche sulla scuola ci sono divisioni. Il centrodestra ha osteggiato la norma che vieta ai Governatori di chiudere autonomamente le scuole fino alla prima media. E ha ottenuto di ammorbidire la sterzata centralista: dove le varianti picchiano duro, il presidente può mandare gli studenti a casa.

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