Vincenzo Paparelli, sono passati 42 anni dal suo omicidio all’Olimpico, ma nessuno può dimenticare

30 ottobre 2021, ore 10:00

Erano un’altra Italia e un altro pallone, però quel derby Roma-Lazio è sempre presente: la cultura dell’odio e della violenza ancora non è stata sconfitta, come dimostrano le scritte che campeggiano sui muri della Capitale o i cori intonati nelle curve

Chi va allo stadio in questo week end ha il dovere della memoria: di ricordare cioè la storia di Vincenzo Paparelli, tifoso della Lazio, assassinato all’Olimpico il 28 ottobre 1979.


Il razzo

A trentatré anni ucciso da un razzo a paracadute di tipo nautico sparato da un tifoso ultrà della Roma. Quando viene colpito sta mangiando un panino con la frittata. Sua moglie Wanda tenta di estrargli un tubo di ferro dall’occhio sinistro, ma siccome il razzo brucia ancora, finisce per ustionarsi una mano. Il medico che presta i primi soccorsi a Vincenzo afferma che nemmeno in guerra ha visto una lesione così grave. E’ la seconda vittima del tifo calcistico in Italia, la prima è stata un tifoso della Salernitana che nel 1963 muore in seguito a degli scontri scoppiati in tribuna con dei tifosi del Potenza.


L’uomo

Vincenzo è un uomo normale e tranquillo, con un’unica passione, quella per la Lazio. Ha un’officina meccanica in società con il fratello e vive in una moderna borgata romana chiamata Mazzalupo. Compra il televisore a colori con le cambiali, e l’unico lusso è un Bmw di seconda mano che tiene in garage e lucida come uno specchio.


L’assassino

L’assassino si chiama Giovanni Fiorillo, ha diciotto anni ed è un pittore edile disoccupato. Subito dopo l’omicidio fa sparire le sue tracce e si dà alla latitanza. Dopo quattordici mesi di clandestinità, si costituisce. Nel 1987 è condannato in Cassazione per omicidio preterintenzionale: sei anni e dieci mesi a lui che ha lanciato il razzo, quattro anni e sei mesi agli altri due complici che lo hanno aiutato a introdurre nello stadio l’ordigno e a utilizzarlo. E’ un ragazzo come tanti, abita a Piazza Vittorio, è un patito della Roma. Sua madre lavora al mercato, suo padre aggiustatore meccanico. Giovanni Fiorillo è morto il 24 marzo del 1993: forse per overdose, forse consumato da un brutto male.


Le scritte

Sui muri della città, e di Roma in particolare, ancora oggi campeggiano scritte vergognose che dicono «10, 100, 1000 Paparelli» o ancora, «Paparelli ti sei perso i tempi belli». I lavori per le ristrutturazioni dello stadio Olimpico di «Italia ’90» hanno cancellato per sempre le curve di un tempo, e con loro la targa di marmo che lo ricordava. Chi siede sugli spalti degli stadi italiani in questo fine settimana ha il dovere morale ed etico di ricordare la storia di Vincenzo Paparelli.

Vincenzo Paparelli, sono passati 42 anni dal suo omicidio all’Olimpico, ma nessuno può dimenticare
Tags: Lazio, Olimpico, Paparelli, Roma

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