Almasri condannato in Libia a 7 anni e 4 mesi per "aver violato i diritti dei detenuti"
Almasri condannato in Libia a 7 anni e 4 mesi per "aver violato i diritti dei detenuti" Photo Credit: ANSA/FAWASELMEDIA.COM / 111
21 giugno 2026, ore 21:09
L'Italia lo aveva scarcerato rimpatriandolo nella sua Libia e sottraendolo così alla richiesta d'arresto spiccata dalla Corte penale internazionale.
Il Tribunale di Tripoli condanna i oggi lo ha condannato ad una pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per "aver violato i diritti dei detenuti" Osama Najeem Almasri, l'ex comandante del carcere di Mitiga dove si sarebbe macchiato, secondo i giudici dell'Aja, di crimini di guerra e contro l'umanità. Secondo ricostruzioni diffuse da fonti locali, il procedimento è arrivato al termine di indagini avviate dalla Procura generale libica dopo segnalazioni su violenze e maltrattamenti nei confronti di detenuti. Nei mesi scorsi, l'ufficio del procuratore generale aveva annunciato la custodia cautelare di Almasri nell'ambito di un'inchiesta su torture ai danni di dieci reclusi e sulla morte di un detenuto, indicata dagli inquirenti come conseguenza di maltrattamenti. La sentenza dispone anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per un anno successivo.
Il mandato d'arresto della Cpi
Osama Najeem Almasri è destinatario di un mandato d'arresto della Corte penale internazionale per presunti crimini contro l'umanità e crimini di guerra, tra cui omicidio, tortura, stupro e violenza sessuale, che sarebbero stati commessi a partire dal 2015 nel carcere di Mitiga.
Caso politico in Italia
In Italia Osama Najeem Almasri e' diventato un caso politico e diplomatico nel gennaio 2025, quando, dopo l'arresto avvenuto a Torino in esecuzione del mandato della Cpi, era stato rilasciato due giorni dopo per la mancata convalida dell'arresto da parte della Corte d'appello di Roma e rimpatriato in Libia su un volo di Stato italiano. La decisione era stata motivata dal governo per ragioni di sicurezza e contestata da opposizioni, organizzazioni per i diritti umani e dalla stessa Corte penale internazionale, che aveva sollecitato chiarimenti sulla mancata consegna del sospettato all'Aja.



