Carlo Calenda a RTL 102.5: “Siamo in mano a un signore folle, non deve offendere Meloni”
15 aprile 2026, ore 10:29
Il leader di Azione, Carlo Calenda, è stato ospite su RTL 102.5 in compagnia di Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro, Giusi Legrenzi e Lucrezia Bernardo per un punto sulle ultime notizie di politica e attualità e per presentare il suo nuovo libro “Difendere la libertà. L'ora dell'Europa”
«L’ho dovuto aggiornare praticamente fino a un minuto prima della stampa, perché ogni giorno succedeva qualcosa».
I RAPPORTI FRA ITALIA E USA
«Gli Stati Uniti sono nelle mani di un signore che è chiaramente fuori controllo, tanto che si sta persino pensando di utilizzare il 25° emendamento per rimuoverlo, perché è una persona che non solo non ha il controllo della situazione, ma neppure di sé stesso. Quello che ha fatto in Iran, nello stretto di Hormuz, rischia di portarci - anzi, è più che plausibile - in una recessione, come ha detto ieri il Fondo Monetario Internazionale, simile a quella causata dallo shock petrolifero degli anni ’70. Fin dal suo insediamento è stato chiaro che stiamo parlando di una persona che non sta bene. Dopodiché, Meloni ha avuto l’illusione di potersi giovare di un rapporto privilegiato che, secondo me, non è mai esistito, perché Trump rispetta solo chi gli dà denaro, e ieri c’è stata questa doccia fredda. Tuttavia, così come difesi Conte con il governo gialloverde dopo il risultato al Parlamento europeo - pur ritenendolo il peggior governo della storia - perché era il mio Presidente del Consiglio italiano in quella sede, allo stesso modo ieri ho difeso Meloni. Ritengo che non si debba permettere al Presidente degli Stati Uniti di insultare un alleato degli Stati Uniti, non di Trump, così come ha fatto anche con il Papa. Per questo motivo, in questo momento bisogna esprimere solidarietà alla Presidente del Consiglio».
LA POSIZIONE DI CALENDA
«Come Azione, abbiamo sempre messo l’interesse nazionale prima di quello delle fazioni. Questo valeva anche quando al governo c’era Conte e noi eravamo all’opposizione. Spero che prima o poi questo approccio venga compreso anche dagli elettori: esiste un partito che non vota in base a chi presenta una proposta, ma in base alla qualità della proposta stessa. Non solo: quando facciamo una critica, presentiamo anche un’alternativa. Questo dovrebbe essere normale in ogni contesto. Oggi, invece, siamo in una fase estremamente critica: nel libro spiego che siamo in una situazione paragonabile alla fine dell’età degli imperi, prima della Prima guerra mondiale, con molte similitudini anche nelle distorsioni del capitalismo. In questo momento dobbiamo tutti contribuire a mantenere l’Italia sicura, senza farci la guerra tra destra e sinistra».
IL RISULTATO ELETTORALE UNGHERESE
«È un insegnamento per entrambe, perché sia a destra sia a sinistra esistono componenti populiste e anti-europee. L’Europa ha duemila problemi, molti dei quali causati dagli Stati membri che non vogliono delegarle poteri. Tuttavia, resta il luogo del mondo in cui si vive meglio: se stai male, non vieni lasciato morire per strada né ti viene chiesta un’assicurazione sanitaria. Questo modello di vita, fondato sulla libertà, sul rispetto e su un forte spirito di comunità - che, per esempio, negli Stati Uniti non esiste più - deve essere preservato e difeso. Invece di passare le giornate a insultare l’Europa, dovremmo cercare di costruirla come la vorremmo. Nel libro cerco di spiegare come fare: innanzitutto diventando indipendenti nella difesa e nell’energia, perché altrimenti non siamo realmente liberi, ma dipendenti da altri».
LA SITUAZIONE EUROPEA
«Sono fiducioso, perché penso che non ci saranno alternative. Siamo in una fase storica in cui il rischio di conflitto è imminente: lo è nel Mar Cinese Meridionale, dove la Cina è molto aggressiva; lo è per quanto riguarda la Russia; ma anche per gli Stati Uniti. Come spesso accade nella storia, quelli che sembrano i momenti più bui - per citare Churchill - sono anche quelli di grande rinascita. Credo che questo sia il momento della rinascita europea. Abbiamo enormi opportunità che derivano anche dal fatto che gli Stati Uniti sono diventati un paese instabile: possiamo attrarre talenti e ricerca, possiamo difenderci - come abbiamo iniziato a fare sull’acciaio - dall’invasione di prodotti cinesi, e possiamo sostenere gli ucraini, che con un esercito ormai tra i più moderni stanno tenendo la Russia a distanza. Siamo molto più forti di quanto pensiamo. Nel libro spiego che l’Europa viene spesso percepita come debole, ma, nel suo insieme, è la seconda o terza potenza mondiale, a seconda dei parametri. Dobbiamo iniziare ad averne cura, senza dare per scontato che questo patrimonio verrà tramandato ai nostri figli: se non ci impegniamo, i nostri figli non vivranno in Europa, ma in piccoli Stati vassalli. Il diritto di veto rende impossibile governare l’Europa. Ma c’è un punto ancora precedente: i grandi Paesi europei devono costituire una NATO europea. Abbiamo capito che gli americani non ci proteggono più; non solo, vogliono anche indebolire l’Europa così com’è. Dobbiamo quindi comprendere che è il momento di investire nella difesa, e farlo tra i grandi Paesi, lasciando poi la possibilità ad altri di unirsi. Nessuno ama spendere per una porta blindata invece che per una vacanza, ma se fuori ci sono molti ladri, quella porta va comprata, così come un sistema di allarme. Nel libro spiego nel dettaglio quali sono i settori in cui siamo indietro, quanto costa colmare il divario e quanto tempo serve. La priorità è diventare indipendenti: senza sicurezza, siamo vassalli. È anche per questo che abbiamo accettato accordi penalizzanti, come quello sui dazi con Trump».
LA POSIZIONE DI AZIONE
«Abbiamo sempre mantenuto questa linea. Fin dalla nascita, Azione si è collocata al centro, non perché il centro sia un luogo neutro o decorativo, ma perché è il luogo in cui si ragiona sugli interessi del Paese. È lì che si può fermare il conflitto permanente tra destra e sinistra mentre tutto crolla. Con questa legge elettorale, chi resta al centro può essere determinante anche con il 4 o 5 per cento dei voti nella formazione del governo. Noi abbiamo idee chiare: chi segue i nostri canali, come Instagram, può vedere le proposte che facciamo. Questo significa iniziare a realizzare cose concrete, perché altrimenti finiremo per soccombere al conflitto tra fazioni».



