Cinturrino, il poliziotto rimane in cella. E davanti al Gip si difende: “Ho perso la testa, ma non prendevo soldi” Photo Credit: AnsaFoto.it/FB
25 febbraio 2026, ore 16:30
L'assistente capo ha confermato la ricostruzione degli inquirenti sull’omicidio del giovane spacciatore marocchino Mansouri, ma ha negato di aver mai chiesto il pizzo ai pusher. I testimoni: «L’agente girava con un martello, che usava per i pestaggi»
Il gip di Milano, Domenico Santoro, questa mattina ha disposto la custodia cautelare per l'assistente capo del Commissariato Mecenate di Milano, Carmelo Cinturrino, con l'ipotesi di omicidio volontario: il giudice ha riconosciuto le esigenze cautelari del pericolo di reiterazione e del rischio di inquinamento delle prove.
L’interrogatorio
Nell'interrogatorio di garanzia a San Vittore, Cinturrino ha confermato la ricostruzione degli inquirenti che lo inchioda per la messinscena di Rogoredo. Ha «chiesto scusa a tutti quelli che si sono fidati di lui» e per «aver sporcato la divisa»: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato. Chiedo scusa a tutte le persone che indossano la divisa: ho tradito la loro fiducia». Ha detto «di aver perso la testa quando ha visto Mansouri che stava morendo». Ma Cinturrino ha negato d’aver preso soldi e droga dai pusher di Rogoredo. Anche se a verbale, anche alcuni dei poliziotti che lavoravano con lui che hanno raccontato di pestaggi («pure con un martello») e perfino a un pusher disabile, colpito senza pietà.
Carpiano
Nella sua casa di Carpiano, al confine con la provincia di Pavia, gli inquirenti hanno sequestrato 5 mila euro. Soldi che Cinturrino ha detto di «essersi fatto prestare in questi giorni per sostenere le spese legali». Non è stata trovata droga, ma proprio dai sospetti su di lui la Procura ha scelto di sottoporre l’assistente capo 41enne anche all’esame del capello, in cerca di tracce di uso di stupefacenti. I risultati arriveranno nei prossimi giorni. Lui ha negato («io sono pulito, non uso droghe e non ho mai fatto cose illegali») e nessuno dei colleghi ne ha finora parlato.
Il legale
«Il giro di spaccio? È carnevale. Non lo conferma, assolutamente. È triste e pentito, ha confessato tutto, ha ammesso tutti i suoi errori, è pronto a pagarli, ma quello che non ha fatto no», ripete il suo difensore. Accuse negate anche dalla compagna Valeria B., portinaia del palazzo Aler di via Mompiani 1 dove - secondo alcuni atti all'esame della Procura - Cinturrino copriva dei pusher italiani: «Se ha sbagliato pagherà. Ho sentito con le mie orecchie per molte volte i suoi dirigenti e altri colleghi fargli complimenti per alcuni suoi interventi. Ora che si rigiri tutta la frittata, a me sembra veramente assurdo: chi c’era in macchina con lui? Non se ne è mai accorto? Se ne sono accorti solamente adesso le persone indagate, che lui si comportava male?».



