Dazi, è duello Macron-Trump sulla Groenlandia. Anche Von der Leyen attacca gli Stati Uniti, Meloni prova a mediare Photo Credit: AnsaFoto.it/
20 gennaio 2026, ore 17:30
Intanto il presidente ucraino Zelensky non sarà oggi al Forum economico mondiale a DAVOS, in Svizzera, e ha dichiarato che ci andrà “se e quando saranno pronti i documenti sul piano per la ricostruzione postbellica e le garanzie di sicurezza per Kiev”
Il presidente francese Macron attacca Donald Trump dal palco di DAVOS, dopo le minacce di nuovi dazi Usa all'Europa, e alla Francia in particolare. 'Le nuove tariffe sono inaccettabili, soprattutto se usate come leva contro la sovranità territoriale', afferma il capo dell'Eliseo, con riferimento alle mire della Casa Bianca sulla Groenlandia. 'Tornano le ambizioni imperiali e viene calpestato il diritto internazionale. L'Ue non esiti a usare lo strumento anti-coercizione', esorta Macron, indossando un paio di occhiali blu a specchio per un problema alla vista.
Von der Leyen
Anche per la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen i nuovi dazi Usa sarebbero 'un errore': se venissero implementati la risposta europea sarà 'ferma e unita', assicura la Von der Leyen, per la quale 'l'indipendenza europea è un imperativo strutturale', e 'gli shock geopolitici devono rappresentare un'opportunità'. Nel frattempo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica lancia l'allarme su Chernobyl: la centrale ha perso tutta l'energia elettrica esterna. Intanto il presidente ucraino Zelensky non sarà oggi a DAVOS, e ha dichiarato che ci andrà quando saranno pronti i documenti sul piano per la ricostruzione postbellica e le garanzie di sicurezza per Kiev.
Il Forum
Insomma, il Forum di Davos avrebbe dovuto rappresentare il palcoscenico decisivo di un lungo e complesso negoziato sulle garanzie di sicurezza per l'Ucraina. Quello che per Kiev doveva essere il coronamento di un percorso diplomatico rischia invece di trasformarsi in un incubo politico, con il dossier Groenlandia che sta monopolizzando l'appuntamento sulle alpi svizzere. Ma il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato oggi che il suo posto è in Ucraina, non a Davos. Tuttavia, ha precisato di essere pronto a lasciare Kiev qualora i colloqui tra le delegazioni ucraina e statunitense dovessero portare alla stesura del documento definitivo sulle garanzie di sicurezza. Kiev è in ginocchio, colpita da una profonda crisi energetica prodotta dai numerosi attacchi russi, per questo il presidente ucraino ha detto questa mattina che "in questo caso scelgo l'Ucraina, non il Forum economico", durante una conferenza stampa online, specificando il senso della sua assenza al forum internazionale. Eppure, Zelensky non ha chiuso definitivamente alla possibilità di muoversi verso la città svizzera, qualora vi sia la possibilità di giungere ad un accordo con la controparte americana. "Se i documenti saranno pronti, ci incontreremo e ci sarà un viaggio. Se ci saranno pacchetti energetici o decisioni su una difesa aerea aggiuntiva, andrò sicuramente", ha precisato il presidente ucraino, aggiungendo che in questo momento il suo impegno è concentrato sulla crisi energetica che ha colpito l'Ucraina dopo i continui attacchi russi. "Sebbene ci siano segnali dal team ucraino a Davos che indicano che hanno quasi ultimato il documento sulla ricostruzione dell'Ucraina. Vedremo. Per ora, sono al mio posto", ha riassunto così la sua posizione il presidente ucraino.
Le discussioni
Da Davos, il capo della delegazione ucraina, Rustem Umerov, ha confermato che le discussioni proseguono. "Questa mattina, insieme a David Arakhamia, abbiamo tenuto un incontro con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Francia, Germania e Regno Unito. Abbiamo sincronizzato gli approcci sulle garanzie di sicurezza e sul proseguimento del lavoro diplomatico", ha informato il capo delegazione, aggiungendo che "nei prossimi giorni ci attendono ulteriori incontri con i partner riguardo alle garanzie di sicurezza, allo sviluppo economico e alla ricostruzione dell'Ucraina". Fonti citate da Politico riferiscono però che la Casa Bianca non avrebbe intenzione di incontrare Zelensky, ritenendo che non siano stati compiuti passi avanti sostanziali. In questo contesto, il presidente Donald Trump, fortemente concentrato sul dossier Groenlandia, sembra aver lasciato agli europei la gestione del conflitto russo-ucraino. Ciononostante, a Davos è atteso un incontro tra Kirill Dmitriev, emissario del Cremlino e principale negoziatore russo per l'Ucraina, e gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner.



