Discriminazioni dopo l’uccisione di Floyd: 8 agenti non possono accedere al piano del detenuto Derek Chauvin

23 giugno 2020, ore 20:00

Otto agenti penitenziari di colore della Contea di Ramsey, Minnesota, hanno raccontato che è stato impedito loro l’ingresso nel piano in cui era Derek Chavin

Otto agenti penitenziari di colore del carcere della Contea di Ramsey, in Minnesota, hanno raccontato che il giorno in cui è stato arrestato Derek Chauvin, il 29 maggio scorso, è stato impedito loro l’ingresso nel piano in cui si trovava il presunto responsabile della morte dell’afroamericano George Floyd, deceduto per soffocamento durante un fermo. Il motivo? Il colore della pelle. Quando siamo arrivati al terzo piano dell’edificio, ci siamo accorti che tutti gli impiegati di colore si trovavano lì e che eravamo stati esclusi dal quinto piano, quello in cui era Chauvin, hanno raccontato gli interessati, che hanno presentato una denuncia per discriminazione al Dipartimento dei diritti umani del Minnesota. Derek Chauvin, l'ex poliziotto di Minneapolis accusato di omicidio, quando è stato portato nel penitenziario il 29 maggio sarebbe stato, in base alle accuse, sorvegliato solo da agenti bianchi.

Discriminazioni dopo l’uccisione di Floyd: 8 agenti non possono accedere al piano del detenuto Derek Chauvin

Il sovrintendente del carcere racconta la sua versione dei fatti

Steve Lyndon, sovrintendente del carcere della Contea di Ramsey, in Minnesota, ha spiegato ciò che è accaduto, negando di aver voluto mettere in atto azioni discriminatore, ma gli otto agenti penitenziari hanno confermato di essere stati profondamente umiliati da un ordine di segregazione, basato solo sul colore della pelle. Lyndon, di fronte allo sceriffo Bill Fletcher, ha dichiarato che quando venne informato che Chauvin sarebbe potuto arrivare nella prigione, prese la decisione di riassegnare alcuni agenti penitenziari ad altri posti, valutando che il soggetto in questione avrebbe potuto creare un trauma ai dipendenti di colore costretti, in un certo senso, ad avere a che fare con il presunto assassino dell’afroamericano, un caso che ha scatenato proteste anti-razziali in tutto il Paese. “Mi sono preoccupato di non aggravare sentimenti di dolore che avrebbero potuto coinvolgere i dipendenti, costretti a stare a contatto con un potenziale omicida” ha sottolineato Lyndon. “Tutto ciò è durato solo 45 minuti. Ho capito, poco dopo, che avevo preso una decisione sbagliata, anche lo staff aveva espresso timori per l’ordine impartito. Tutto è tornato come prima e io ho chiesto scusa ai dipendenti interessati”, ha spiegato ancora il sovrintendente del carcere. Lyndon ha ribadito più volte che la sua decisione di impedire l’ingresso al piano in cui si trovava Chauvin non era in alcun modo collegata alla professionalità degli agenti penitenziari coinvolti e nemmeno legata a timori per la sicurezza dell’arrestato.

Chiedono un risarcimento gli agenti penitenziari oggetto di presunte umiliazioni

Bonnie Smith, l'avvocato delle otto guardie di colore che hanno sporto denuncia, ha riferito che ai suoi clienti è stato espressamente chiesto di lasciare il quinto piano, per essere sostituiti da ufficiali bianchi. Sono stati umiliati e degradati, ha aggiunto il legale. I miei assistiti, ha spiegato, sono pienamente preparati a fare il loro lavoro, sono professionisti altamente qualificati ed esperti in situazioni pericolose, quanto i loro colleghi bianchi e ora sono devastati per non aver potuto svolgere le proprie mansioni. Nella denuncia, presentata al Dipartimento dei diritti umani del Minnesota, viene chiesto un risarcimento monetario, scuse formali e pubbliche, nonché una nota disciplinare per i supervisori responsabili della decisione. L’obiettivo, ha spiegato l’avvocato Bonnie Smith, è che fatti come questo non accadano più. Il contrordine, in ogni caso, è arrivato troppo tardi, a quel punto il danno era già stato fatto, ha concluso il legale.

Tags: carcere, Derek Chauvin, George Floyd

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