Due anni fa a Codogno il primo positivo al Covid: Mattia, dai giorni in rianimazione alla nascita della figlia

20 febbraio 2022, ore 17:00 , agg. alle 18:29

"Verso i dottori che mi hanno salvato ho un debito di riconoscenza enorme – dice il paziente 1 -, ma io ora voglio solo dimenticare". Non dimenticherà l’anestesista Annalisa Malara, che quella sera in ospedale decise di fargli un test Covid al di fuori dei protocolli del Ministero della Salute

Erano le otto di sera di due anni fa: 20 febbraio. Il virus arrivato dalla Cina, di cui si parla già da settimane, fa irruzione per la prima volta nelle cronache italiane. Non c’è neppure lontanamente il sentore che quel virus avrebbe causato centomila morti, ma la paura quella c'è, dal primo momento. Alle venti di quel giorno di febbraio, all’ospedale di Codogno arriva l’esito positivo di un tampone. Il primo. È il test di Mattia Maestri, 38 anni, manager d’azienda. Ha la febbre alta e una brutta polmonite bilaterale. A decidere di sottoporre il paziente al test, l’anestesista Annalisa Malara, che in quelle ore era di turno in terapia intensiva a Codogno.

Il "paziente uno" e la prima vittima a Vo’ Euganeo

Mattia Maestri, poi ricordato come “il paziente uno”, è il primo italiano positivo, quantomeno il primo caso accertato di Covid. Subito si tenta di scavare nella sua vita, nelle ore che hanno preceduto la positività, ma gli anelli della catena non sono facilmente ricostruibili. Di lì a poco risulteranno positivi anche gli amici di Mattia, gli operatori sanitari che si sono occupati di lui e la moglie. È l’inizio del boomerang che ci porta a fare i conti con una realtà – quella cinese – fino a quel momento lontana, anche in Italia. A Vo’ Euganeo, in Veneto, arriva la notizia della prima vittima di Covid. In provincia di Lodi dieci comuni diventano “zona rossa”: sono i primi di una lunga serie.

Le prime zone rosse e l'Italia che chiude

Codogno, Castiglione d'Adda, Casalpusterlengo, Fombio, Maleo, Somaglia, Bertonico, Terranova dei Passerini, Castelgerundo e San Fiorano sono i primi a vivere l’incubo sulla loro pelle, a ricevere l’ordine di restare a casa, ad azzerare i contatti con gli altri. L'ordinanza del ministero della Salute chiude le scuole e le attività non essenziali e sospende le manifestazioni pubbliche. In 50mila si ritrovano isolati. Ecco apparire i “check point” ai confini dei comuni. Forze dell’ordine ed esercito presidiano le porte delle città: si esce solo con il permesso della prefettura. Eccolo, l’incubo.

Mattia, la guarigione e la nascita della figlia Giulia

Mattia Maestri guarisce dalla polmonite dopo diciotto giorni di rianimazione, intubato, e comincia a fare interviste. "Verso i dottori che mi hanno salvato ho un debito di riconoscenza enorme – dice -, ma io ora voglio solo dimenticare". Non dimenticherà in prima battuta l’anestesista Annalisa Malara, che quella sera decide di fargli un test Covid al di fuori dei protocolli del Ministero della Salute, che li prevedevano solo per chi fosse di rientro dalla Cina. Una volta estubato, Mattia viene trasferito in un reparto ordinario. Dal vetro di quella stanza riuscirà a vedere la moglie incinta. Il 21 marzo lo dimettono. Il primo segnale di ritorno alla normalità sarà veder nascere sua figlia Giulia. Uno spiraglio di luce a rischiarare tutto quel buio.


Due anni fa a Codogno il primo positivo al Covid: Mattia, dai giorni in rianimazione alla nascita della figlia
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