Elly Schlein a RTL 102.5: “Disponibili al confronto a Palazzo Chigi con Meloni”

Elly Schlein a RTL 102.5: “Disponibili al confronto a Palazzo Chigi con Meloni”

Elly Schlein a RTL 102.5: “Disponibili al confronto a Palazzo Chigi con Meloni” Photo Credit: ANSA/CLAUDIO GIOVANNINI


La segretaria del PD: “Noi pronti a governare, per scelta leader sì alla forza politica che prende un voto in più”

La Segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, è stata ospite su RTL 102.5 in compagnia di Enrico Galletti, Giusi Legrenzi e Massimo Lo Nigro.

Missile contro la base italiana a Erbil

«Siamo preoccupati, ovviamente. Anzitutto la nostra solidarietà va ai nostri militari, al contingente che è lì a Erbil e che ha visto questo attacco ieri sera. Solidarietà quindi anche al comandante Pizzotti e a tutti i militari presenti. Questo episodio ci dà il senso di quanto questa guerra si stia avvicinando e ci rinnova nella richiesta di un cessate il fuoco immediato. Lo abbiamo detto ieri con grande chiarezza alla presidente del Consiglio Meloni, che è venuta in Parlamento: per noi questa è una guerra illegale che non doveva nemmeno iniziare e di cui non si intravede la fine. Quindi chiediamo un cessate il fuoco immediato. Siamo tutti d’accordo che il regime iraniano, che è un regime brutale e sanguinario, debba fermare le sue ritorsioni inaccettabili e questi attacchi; per noi si devono fermare anche le bombe di Trump e Netanyahu. Il governo deve insistere per tornare alla via negoziale e politica, per scongiurare che questa guerra si allarghi ancora, con conseguenze che potrebbero essere incalcolabili. Noi abbiamo fatto queste richieste precise: questo è il nostro punto di vista. Voglio anche chiarire ancora una volta che nessuno di noi sentirà la mancanza di Khamenei. Khamenei era un dittatore sanguinario. Noi siamo sempre stati al fianco del popolo iraniano che lotta per la libertà, non da ieri ma almeno dal 2022, quando nelle piazze si protestava dopo l’uccisione brutale di Mahsa Amini. Ci siamo sempre stati. Crediamo che la transizione democratica e pacifica debba stare nelle mani del popolo iraniano che lotta per la libertà. Il punto, però, è che se si smantella il diritto internazionale con attacchi militari unilaterali, decisi in questo caso da Trump e Netanyahu, poi vale solo la legge del più forte, ed è un precedente pericoloso».

Governo, la proposta di confronto con le opposizioni

«L’appello all’unità di Giorgia Meloni è durato giusto un paio d’ore ed è arrivato con dodici giorni di ritardo. Poi, nelle repliche alla Camera, ho dovuto iniziare il mio intervento chiedendole di posare la clava, perché è tornata in lei e ha passato più tempo ad attaccare le opposizioni che a parlare della crisi e delle gravi conseguenze economiche. Pensi al costo dei carburanti, che anche nel nostro Paese è arrivato sopra i due euro. Noi speravamo di poter parlare di questo, invece questo appello all’unità è durato molto poco. È chiaro che io sono in costante contatto con il governo: anche in queste ore lo sono stata con il ministro Crosetto, ci siamo sentiti la scorsa settimana anche con altri ministri. Noi ci siamo in qualsiasi momento, il nostro numero ce l’hanno. Devo dire però che questo appello è arrivato un po’ in ritardo e mi pare che, dopo giusto un paio d’ore, abbia cambiato orientamento, perché altrimenti non sarebbe arrivata alla Camera attaccando così duramente le opposizioni. Saremmo disponibili. Anche il nostro capogruppo Boccia ieri al Senato lo aveva già detto, rispondendo durante il dibattito. Tra l’altro noi abbiamo dimostrato di essere sempre pronti a fare la nostra parte, perché sabato scorso, proprio su questo tema che gli italiani stanno affrontando mentre sono in fila per fare benzina — con il petrolio che ha sfiorato i 100 dollari al barile e le borse europee che hanno bruciato 900 miliardi in pochi giorni — io ho proposto di attivare il meccanismo delle accise mobili, che è già previsto ma non è mai stato attuato. Spieghiamo in cosa consiste: quando i prezzi della benzina aumentano in modo vertiginoso, non solo crescono gli extraprofitti dei petrolieri, ma aumenta anche il gettito IVA che entra nelle casse dello Stato. Questo meccanismo consente di restituire subito ai cittadini e alle imprese quell’extra gettito IVA, abbassando le accise per tutti. È una cosa molto concreta che il governo può fare immediatamente. Avevo apprezzato l’apertura di Giorgia Meloni a questa proposta e speravo che venisse attivata già nel Consiglio dei ministri di due giorni fa. Purtroppo, non è ancora successo. Ieri le ho chiesto di sbrigarsi, perché le persone si sono già trovate, in alcune parti del territorio — penso vicino a Milano e a Genova — a pagare più di due euro al litro per diesel o benzina, addirittura a Milano fino a 2,06 euro. Le conseguenze di questa guerra, decisa da Trump e Netanyahu, si sommano a quelle già dannose dei dazi della guerra commerciale che purtroppo l’amministrazione americana ha lanciato verso l’Europa».

La posizione dell’Italia nei confronti degli USA

«Nessuno vuole rinunciare alla relazione con gli Stati Uniti, naturalmente. Il punto è starci a testa alta dentro quella relazione, non in modo subalterno. In questi giorni la presidente Meloni ha detto che non condanna né condivide questa guerra illegale di Trump e Netanyahu. Cosa vuol dire? Che ne prende atto? Ci ha messo dodici giorni a dire che questi attacchi sono fuori dal diritto internazionale. Adesso che lo ha detto, io le ho chiesto di trarne le conseguenze: dire chiaramente no all’autorizzazione all’uso delle basi in Italia. Lei dice che non gliel’hanno chiesta, ma il punto non è questo. Il punto è che, siccome questi attacchi sono illegali e lei stessa ha detto che sono fuori dal diritto internazionale, dovrebbe già dire agli italiani che, anche se Trump chiedesse l’uso delle basi in Italia per supportare questi attacchi illegali, lei direbbe di no. Noi dovremmo dire di no perché sarebbe in contrasto con l’articolo 11 della nostra Costituzione: l’Italia ripudia la guerra. Stare in questa relazione significa anche saper dire agli alleati quando sbagliano. Non riescono a chiedere a Trump di fermarsi. Una settimana fa in aula il ministro Crosetto ha detto che è impossibile fermarli, beh io mi aspetto che il nostro governo intanto inizi a chiedergli di fermarsi».

Gli impatti economici della guerra in Iran

«Il governo ha fatto un decreto bollette che è già invecchiato male dopo questa nuova guerra scatenata da Trump e Netanyahu. Quindi serve molto di più. Bisogna scollegare il prezzo dell’energia da quello del gas: questa è una richiesta che facciamo da tempo. Anche altri Paesi hanno lavorato in questa direzione. Naturalmente non basta incentivare quelli che si chiamano PPA (Power Purchase Agreement), cioè gli accordi fatti su grandi volumi per abbassare il prezzo. È chiaro che bisogna anche investire per una filiera industriale delle rinnovabili in questo Paese, che porterebbe tanti posti di lavoro e ci libererebbe dalla dipendenza dal gas. Perché, guardi, a proposito di Trump, io penso questo: non è che noi ci salviamo se passiamo dalla dipendenza dal gas di Putin alla dipendenza dal gas di Trump. Noi abbiamo bisogno di puntare su un’autonomia strategica europea e italiana anche sul versante dell’energia. È la prima questione per riuscire ad abbattere le bollette, che in questo Paese sono le più care d’Europa».

L’energia nucleare

«Noi siamo contrari, anche per un fatto evidente: le nuove tecnologie, comunque, dove sono state costruite le nuove centrali, hanno richiesto 15-17 anni. Non abbiamo quel tempo per abbassare le bollette alle nostre imprese, altrimenti perderemmo competitività. Alcune tecnologie sono già mature. Noi ovviamente siamo a favore della ricerca e che la ricerca prosegua, ma non ci sono scuse per un governo così ostile alle rinnovabili. Le rinnovabili hanno ridotto di venti volte il loro costo di produzione negli ultimi vent’anni. Un Paese come il nostro, soprattutto al Sud, avrebbe un grande potenziale sul sole, sul vento e sull’acqua. Secondo me è un’opportunità da cogliere al volo».

Gli aiuti ai Paesi del Golfo

«Noi, dentro la nostra risoluzione che abbiamo presentato la settimana scorsa anche insieme al Movimento 5 Stelle e ad Alleanza Verdi e Sinistra, abbiamo anzitutto messo in chiaro un punto: è giusto coordinarsi con gli altri Paesi europei da questo punto di vista, anzitutto per dare difesa e supporto al suolo e al territorio europeo. Non dimentichiamo che questi attacchi sono arrivati fino al territorio europeo, perché Cipro è territorio europeo. Ieri in Aula ho ribadito anche a Meloni che è corretto coordinarsi con i Paesi europei. Il governo ha ritenuto di mandare un supporto diretto a Cipro, e questo sta nell’ambito della solidarietà richiesta dai trattati europei. Il punto però è un altro. Anche ieri Giorgia Meloni è venuta in Aula e ha detto: “Noi facciamo come la Spagna”. Io ho dovuto dirle che si sbaglia, perché nessuno mette in discussione gli accordi sull’utilizzo delle basi, ci mancherebbe. Il punto è che la Spagna ha già detto che, al di fuori di quegli accordi, non ci sarà nessuna autorizzazione per questi attacchi militari illegali condotti dagli Stati Uniti verso l’Iran. Io ho chiesto a Giorgia Meloni perché non riesce a dire la stessa cosa, cioè escludere già da ora che, anche se Trump lo chiedesse, l’Italia darebbe supporto a questi attacchi che si collocano fuori dal diritto internazionale, come lei stessa ha ammesso».

Il sostegno militare a Kiev

«Noi abbiamo sempre sostenuto il popolo ucraino che ha subito un’invasione criminale ormai più di quattro anni fa. Al contempo, anche ieri abbiamo chiesto uno sforzo diplomatico e politico maggiore da parte del governo italiano, ma soprattutto da parte dell’Unione Europea. Su una cosa siamo d’accordo: non ci può essere una pace giusta senza che al tavolo del negoziato si siedano anche l’Ucraina e l’Unione Europea, unite e compatte per difendere gli interessi di sicurezza sia dell’Ucraina sia dell’Europa, che spesso coincidono. Di certo non sarà Trump a difendere questi interessi di sicurezza. Ed è proprio questo l’elemento di critica maggiore a questo governo: non abbiamo mai sentito Giorgia Meloni riuscire a dire un “no” a Trump, anche quando va contro gli interessi nazionali. Sui dazi hanno minimizzato, sulla Groenlandia è stato l’unico governo a non riuscire a dire chiaramente che la Groenlandia non si tocca, sull’attacco al Venezuela è l’unico governo europeo che ha parlato di legittima autodifesa. E non sono riusciti a dire di “no” nemmeno quando Trump ha chiesto di aumentare la spesa militare al 5 per cento, sapendo che è sbagliato, irrealistico e che mette a rischio lo Stato sociale italiano per come lo conosciamo. Quindi il punto è che la presidente Meloni non può dire a Trump sempre di sì, perché questo vuol dire allontanarsi da una maggiore integrazione europea e andare contro l’interesse nazionale».

Il referendum della giustizia

«Questa riforma non migliora la giustizia per i cittadini italiani. Non lo dico solo io: lo dice persino il ministro Nordio che l’ha scritta. In una conferenza ha detto direttamente che questa riforma non incide sull’efficienza della giustizia. E non è che la giustizia italiana non abbia dei problemi: la giustizia non è perfetta, ma di certo non migliora se metti i giudici sotto il controllo del governo, perché non rende più veloci i processi. Questa riforma non assume il personale che manca e non stabilizza 12.000 precari della giustizia che il governo rischia di lasciare a casa da giugno. Allora qual è l’unica cosa che fa davvero questa riforma? Spacca in due il Consiglio Superiore della Magistratura, che è l’organo che, per la Costituzione, deve garantire l’indipendenza della magistratura. E questa indipendenza non tutela i magistrati: tutela i cittadini, cioè quelli che da soli non hanno il potere o i soldi per far valere altrimenti le proprie ragioni. Spacca in due e sorteggia questo Consiglio Superiore della Magistratura. Ma chi di noi affiderebbe la propria rappresentanza al sorteggio? Qual è la garanzia di competenza di chi viene scelto, di indipendenza? Insomma, per noi questa è una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini e noi diciamo che serve a un governo che pensa che chi prende un voto in più alle elezioni non debba essere giudicato come tutti i cittadini. In questi giorni abbiamo sentito la capo di gabinetto del ministro Nordio dire: “Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”. Lei non si è scusata ed è ancora al suo posto. Si è corretta dicendo: “No, ma io intendevo solo una parte, ci togliamo di mezzo solo una parte della magistratura”. È proprio questo il punto: questo governo pensa di poter decidere chi può fare il giudice o chi no, magari a seconda che piacciano o meno le decisioni che prendono questi giudici. Per noi, in democrazia, chi sta al governo è giusto che sia sottoposto a un controllo di legalità, come succede a tutti i cittadini».

Eventuali elezioni anticipate

«Noi ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento si vada al voto. Lo abbiamo dimostrato l’anno scorso: si votava in sette regioni diverse e, dopo vent’anni, siamo riusciti a costruire una coalizione progressista che era la stessa in tutte le regioni al voto. Non abbiamo costruito questa coalizione contro Giorgia Meloni o contro questo governo: l’abbiamo costruita per le cose che vogliamo fare insieme per l’Italia. A partire da un salario minimo, perché abbiamo tra i salari più bassi d’Europa; a partire da investire tre miliardi in più sulla sanità per assumere i medici e gli infermieri che mancano, perché le liste d’attesa sono diventate infinite anche per fare una gastroscopia in questo Paese; a partire dalla proposta sul congedo paritario che purtroppo la destra ci ha affossato, ma che cambierebbe la vita di milioni di famiglie italiane. Sarebbero cinque mesi pagati al cento per cento quando nasce un figlio, sia per le madri sia per i padri. Aiuteremmo anche i padri a vedere crescere i propri figli».

Manca un leader della coalizione. Come bisogna sceglierlo?

«Troveremo un accordo sulla modalità. Anche su questo ci sono diverse strade: si può fare come fa la destra, cioè un accordo sulla forza politica che prende un voto in più; oppure si possono fare primarie di coalizione, a cui ho già dato la mia disponibilità. Insomma, su questo sono fiduciosa: troveremo un accordo anche su questo. Il punto è riuscire a stare insieme e a battere queste destre per fornire un’alternativa al Paese. Noi stiamo lavorando su questo con tanta determinazione e adesso siamo concentrati sull’obiettivo di far vincere il no a questo referendum. Infatti, saremo in Piazza del Popolo il 18 marzo, mercoledì prossimo, insieme al comitato civico per il no e a tanti altri ospiti del mondo della cultura. Invitiamo tutti a partecipare perché in una democrazia come la nostra la partecipazione dei cittadini è fondamentale. Proviamo a sfidare quella sfiducia, quell’astensionismo, partecipando direttamente. Noi ci saremo e lo faremo».



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Elly Schlein

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