Giorgia Meloni a RTL 102.5: «Delle mie questioni personali si è parlato senza pietà»

Giorgia Meloni a RTL 102.5: «Delle mie questioni personali si è parlato senza pietà»

Giorgia Meloni a RTL 102.5: «Delle mie questioni personali si è parlato senza pietà»


La Presidente del Consiglio sul salario minimo: «I sindacati protestano, poi accettano contratti da 5 euro l’ora»

La Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Giorgia Meloni, è intervenuta nel corso di Non Stop News, su RTL 102.5, con Enrico Galletti, Giusi Legrenzi e Massimo Lo Nigro, per discutere degli ultimi fatti di politica e attualità.

«È stato un anno tosto, un anno in cui è successo tutto ciò che poteva accadere. Secondo me il segreto è vivere giorno per giorno, cerchiamo di affrontare ogni problema in modo pragmatico, cercando sempre di perseguire gli interessi dei cittadini italiani, questo è ciò che ci muove. Nel disastro che ci siamo trovati a gestire, sia per la situazione italiana che per quella internazionale, i risultati raccontano un lavoro fatto con serietà».

SALARIO MINIMO

«Bagarre alla Camera sul salario minimo? Sul tema del salario povero abbiamo dato un mandato al CNEL, il luogo che racchiude le categorie produttive, per studiare sia una proposta che arrivava dall’opposizione ossia il salario minimo orario a 9 euro, e sia l’opportunità di valutare altre proposte per combattere questo tema dei salari italiani che negli ultimi 10 anni sono cresciuti meno della media europea. Ciò che il CNEL ha detto, e condivido, che mettere un salario minimo orario in una nazione con il 97% dei lavoratori con contratto collettivo nazionale, in molti casi con un salario minimo superiore a quello previsto dalla norma dell’opposizione, poteva per paradosso creare un problema: quel parametro non diventerebbe aggiuntivo bensì sostitutivo. Il problema è che ci sono delle sacche in cui il salario minimo, anche nella contrattazione nazionale, è inadeguato. La maggioranza ha proposto un emendamento alla proposta dell'opposizione e dà mandato al governo di risolvere il problema di questi ambiti. Noi ci dobbiamo concentrare su aumentare il salario di chi ce l'ha inadeguato senza rischiare di abbassare gli altri. Un po’ sorrido perché oggi Movimento 5 Stelle e PD ci dicono che il Salario minino è l’unica cosa da fare in Italia ma a loro in dieci anni di governo non è mai venuto in mente. Così come mi incuriosisce la posizione di alcuni sindacati che vanno in piazza a rivendicare la bontà del salario minimo, ma quando vanno a firmare i contratti collettivi accettano contratti a poco da più di 5 euro l'ora, come accaduto di recente con il contratto della sicurezza privata. Bisognerebbe essere più coerenti».

ITALIA, ALBANIA E ACCORDO SULL’IMMIGRAZIONE

«L’accordo con l’Albania è necessario perché tutto ciò che possiamo fare per decongestionare il sistema italiano in termini di immigrazione illegale secondo me è una cosa utile. L'accordo ci consente di portare questi migranti illegali in Albania invece che in Italia e gestire lì, sotto giurisdizione italiana, le richieste per accoglierli o rimpatriarli. Non so perché la sinistra lo contesti così, forse perché sperano che non riusciamo a risolvere il problema, cosa che stiamo cercando di fare in una realtà in cui ci confrontiamo con flussi migratori senza precedenti. Penso che l'accordo con l'Albania sia innovativo e utile. Penso anche che possa rappresentare un precedente se riusciamo a farlo funzionare bene, nel pieno rispetto del diritto internazionale. Dopodiché l'opposizione e il PD hanno cercato di far cacciare il primo ministro albanese, Edi Rama, che è un socialista. Evidentemente aiutare l'italiano non è di sinistra».

IL PREMIERATO

«Le critiche sul premierato dimostrano che non si sa cosa dire su questa riforma, perché non abbiamo toccato i poteri del Presidente della Repubblica. Abbiamo volutamente lasciato inalterato il valore e il ruolo del Presidente della Repubblica, figura che per gli italiani rappresenta un punto di riferimento. Quello che diciamo è che chi guida il governo lo devono scegliere gli italiani. Ed è questo il problema di chi contesta la riforma. Chi è stato abituato a fare il bello e il cattivo tempo all'interno dei palazzi, facendo e disfacendo i governi sulla pelle degli italiani per realizzare programmi e mettere gente che nessuno aveva votato, chiaramente ha un problema se diciamo che questo gioco è finito e che ora chi governa la nazione lo decidono gli italiani e che chi è stato scelto dagli italiani alle urne ha ragionevolmente 5 anni per governare. Questo è ciò che dice la riforma: il capo del governo è eletto dai cittadini e con meccanismi di stabilità che consentono al quel governo di stare in carica 5 anni. Questo perché la sovranità appartiene al popolo e anche perché l'Italia ha pagato l'instabilità dei governi. Noi abbiamo avuto una media di durata dei governi lungo tutta la storia repubblicana di circa un anno e mezzo. Ciò significa che l’Italia non poteva avere, e infatti non ha, una visione su niente: non ha una politica industriale e non ha una politica estera, un anno e mezzo e tutto inizia daccapo. Poi, questo significa anche non avere credibilità internazionale, perché è ovvio che quando gli interlocutori cambiano dopo un anno e mezzo nessuno vuole fare accordi. Inoltre, è chiaro che tutto ciò che da un consenso immediato si privilegia a quello a medio-lungo termine. Noi abbiamo un debito pubblico altissimo perché governi che avevano un orizzonte di legislatura di un anno e mezzo tendevano a spendere subito per fare consenso e non investivano mai. Questo è il motivo per cui abbiamo un debito pubblico fuori controllo e non abbiamo fatto investimenti su nulla. Un governo che ha 5 anni di tempo ragiona in maniera diversa perché se sai che vieni giudicato alla fine di una legislatura più lunga puoi fare cose i cui risultati si vedranno col tempo. Penso che questa sia la riforma dalla quale dipenderanno tutte le altre. Faranno di tutto per impedire di approvare questa riforma, penso arriverà al referendum e chiederemo agli italiani cosa vogliano fare, saranno loro a decidere se vogliono essere padroni del loro destino o se vogliono continuare a farlo fare a coloro che hanno pensato di essere padroni delle istituzioni».

IL PNRR

«Nonostante le tifoserie che speravano che il governo Meloni non riuscisse a mettere a terra il PNRR, noi abbiamo ottenuto la terza rata, saremmo la prima nazione europea a prendere la quarta rata e entro il 31 dicembre presenteremo gli obiettivi della quinta rata, per un totale che si aggira intorno a 100 miliardi di euro, quindi più della metà della PNRR e questo lo abbiamo fatto mentre lo rinegoziavamo. Anche questo è stato molto divertente perché molti degli italiani ricordano quando proponevo la revisione del PNRR perché erano cambiate le priorità e mi dicevano che era impossibile, un’idiozia. Io penso che impossibile sia la parola di coloro che non hanno coraggio, le cose quando sono ragionevoli si possono portare a casa. Noi abbiamo rinegoziato il PNRR perché nel precedente c'erano una serie di cose non finanziabili e avremmo perso le risorse. Poi le priorità sono cambiate, abbiamo liberato 21 miliardi di euro e abbiamo concentrato 12 miliardi sugli incentivi alle imprese, quindi sul sostegno al sistema produttivo italiano, e poi l’abbiamo messi sulla sanità, sui giovani e il diritto allo studio, li abbiamo investiti sull’Emilia Romagna. Stiamo facendo cose che sono prioritarie rispetto ad altre previste nel precedente PNRR. Quindi, nonostante il tifo che è stato fatto contro l’opportunità dell’Italia di dimostrare al mondo, all’Europa e a sé stessa, che era perfettamente in grado di centrare questi obiettivi, lo stiamo facendo con grande determinazione e serietà e collaborando con la commissione».

CENTRODESTA E UNIONE EUROPEA

«Il centrodestra sta molto bene. Al di là delle polemiche e ricostruzioni che leggiamo ogni giorno, c'è un metro solo per valutare la coesione delle maggioranze che è la velocità con cui i governi riescono a lavorare. Questo governo lavora velocemente perché riesce a mettersi d'accordo e questo lo si vede in maggioranze che hanno una visione comune. Ho visto governi impantanati su qualsiasi cosa per mesi perché chiaramente quando pretendi di mettere insieme tutto con il contrario di tutto il risultato è non riuscire ad avere una sintesi su niente. Questo a noi non accade ed è la dimostrazione di una coesione di fondo, al di là delle sfumature di partito. Penso che ciò che noi siamo riusciti a fare in Italia si debba fare anche in Europa. Penso anche che il problema dell’Europa sia stato il tentativo di mettere insieme visioni difformi fra loro. Oggi però abbiamo una grande opportunità, perché lo scenario che si potrebbe realizzare e quello nel quale anche nel parlamento europeo si riesce a costruire maggioranze più compatibili a livello di visione e, inoltre, l'Italia può avere un ruolo più importante in Europa, anche per meglio difendere i suoi interessi internazionali. Sicuramente in Europa ci sono tanti problemi ma in un anno che siedo al Consiglio europeo mi sono resa conto che molti temi che io ho posto non erano mai stati posti prima. Quando ti presenti con problemi ragionevoli e soluzioni qualcuno ti ascolta. Siamo di fronte ad una grande stagione, sarà una campagna elettorale sicuramente tosta ma potremmo ritrovarci domani con un Europa capace di dare risposte e nella quale l’Italia conta molto di più».

POLITICA E MAGISTRATURA

«Non vedo scontro tra politica e magistratura; io ho grande rispetto per chi serve lo Stato e ho iniziato a fare politica all’indomani della strage di via d’Amelio che uccise Paolo Borsellino. Penso che politica e magistratura debbano lavorare insieme per rafforzare la lotta alla criminalità e rendere più veloce la giustizia italiana; penso che i provvedimenti del governo dimostrino la volontà di dare una mano alla magistratura a poter lavorare con maggiore efficacia e efficienza. Questo è il mio punto di vista, poi che ci sia una piccolissima parte della magistratura, anche se rumorosa, che per ragioni ideologiche, ritiene di dover fare altro rispetto al suo ruolo proprio come disapplicare i provvedimenti del governo o influenzare il dibattito politico, questo è un fatto. Mi ha colpito che ci sia l’Associazione Magistrali Nazionale che dica che la riforma costituzionale voluta dal governo sia un attacco alla magistratura. Ovviamente questo mi colpisce ma io so che questo riguarda una piccola parte della magistratura e non cambia il valore e il lavoro che la maggioranza dei magistrati fa in Italia e che io voglio aiutare in ogni modo, anche con una riforma della giustizia».

IL PATTO DI STABILITÀ

«Sul Patto di Stabilità sono ore serrate; è un momento molto delicato della trattativa. Crediamo che un'Europa seria debba oggi tenere conto delle nuove regole della governance nelle strategie che si è data. L'obiettivo principale sono gli investimenti: noi abbiamo il PNRR, la transizione energetica e digitale e altro. Quando si fanno le regole che decidono parametri che gli stati membri devono rispettare, non si possono non tenere conto degli investimenti che l'UE chiede. Questo è il tema che stiamo ponendo e stiamo facendo del nostro meglio per fare una sintesi efficace ma ragionevole».

I FUNERALI DI GIULIA CECCHETTIN

«La giornata di ieri ha rappresentato una svolta; la partecipazione popolare al funerale di Giulia Cecchettin, le parole del padre, nella tragedia è stata una giornata che potrebbe rappresentare una svolta sul piano culturale. La grande questione è questa, chi ha usato l’omicidio di Giulia per fare strumentalizzazione politica fa un grande errore; è una materia sul quale dobbiamo interrogarci su un mondo che cambia in modo veloce e che forse non stiamo perfettamente capendo. Il problema a monte è sempre lo stesso: esistono uomini che non accettano la libertà, l’emancipazione femminile e non accettano i ‘no’. Nel nostro ordinamento e leggi ci sono e sul piano culturale possiamo fare molto di più. Il problema vero è la l'assenza di cultura; non abbiamo capito quanto il Covid ha impattato sulle nuove generazioni, non capiamo il ruolo che hanno le nuove tecnologie e dei social. Non ci rendiamo conto quanto ciò stia impattando sui giovani; lo dico da madre. Io non sono certa che riusciamo a capire tutto ciò che passa sui telefonini; non lo sappiamo affrontare come genitori. Questo è un grande dibattito e lo dobbiamo affrontare. Le leggi ci sono per difendere le donne e voglio ribadire alle donne che noi siamo libere e non è normale avere paura di un uomo che dice di amarti. C'è qualcuno che vi può aiutare; ci sono le istituzioni, gli strumenti e gli operatori che sanno come affrontare queste situazioni».

MANOVRA ECONOMICA

«Sulla manovra è stato un lavoro difficile; quando ci sono i soldi a fare le manovre sono buoni tutti. Partivamo da una situazione complessa. Abbiamo per il 2024 13 miliardi di euro in più da pagare per l’aumento dei tassi di interesse sul debito e 20 miliardi da pagare di crediti del super bonus. Quindi partivamo con meno 33 miliardi. Ciò nonostante abbiamo fatto una manovra di 29 miliardi, in parte chiedendo uno scostamento di bilancio e tagliare la spesa pubblica. Quindi abbiamo poche risorse concentrate su poche grandi priorità: la difesa del potere di acquisto delle famiglie, pensioni, sanità e ci siamo occupati anche di famiglia e natalità».

LE QUESTIONI PERSONALI

«Delle mie questioni personali si è parlato senza pietà, alla fine però metto in testa e si combatte».


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