Grande, le sfide della vita diventano prove di maturità che portano a nuove consapevolezze: Ivan Cotroneo ci accompagna dietro le quinte del suo nuovo romanzo
Grande, le sfide della vita diventano prove di maturità che portano a nuove consapevolezze: Ivan Cotroneo ci accompagna dietro le quinte del suo nuovo romanzo Photo Credit: "grande" di Ivan Cotroneo, La nave di Teseo
20 giugno 2026, ore 09:00
Diventare grandi non è qualcosa che accade in un attimo, ma è un percorso che si sviluppa nel tempo: come quello di Ernesto, in un racconto che ha a che fare con la vita e la morte
Il fine settimana degli spazi dedicati al mondo dei libri si apre ufficialmente quest’oggi. Un frangente, quello del sabato e della domenica, in cui andiamo alla scoperta delle principali novità fresche di pubblicazione. Lo facciamo la domenica, con la selezione dei migliori libri da leggere del momento. E lo facciamo il sabato con il racconto dei grandi protagonisti, autori e autrici che passano a trovarci per portarci dietro le quinte dei loro lavori.
Dopo le “escursioni dolomitiche” di “Anime azzurre” di Alessandro Botteon (edito da Bompiani) e i salti indietro nel tempo de “Le bambine di Roma” di Emanuela Fontana (edito da Mondadori), c’è un altro autore pronto a portarci tra le pagine del suo nuovo libro. Si tratta di Ivan Cotroneo, da poco sugli scaffali con “grande”, romanzo pubblicato da La nave di Teseo.
GRANDE, UN RACCONTO DALLE TANTISSIME SFUMATURE
Ciao Ivan, e benvenuto. Per le presentazioni affido a te: cosa troviamo nel tuo libro, "grande"?
“Nel mio romanzo “grande” si trovano diverse cose, credo: una storia d'amore fra un figlio adulto e una madre ammalata, un percorso sessuale di esplorazione e conoscenza, la scoperta della particolare bellezza nascosta in una fase terminale della vita, un racconto sincero e diretto di un'esperienza umana che ha a che fare con la vita e con la morte.”
Come mai la scelta di questo titolo specifico? Che, ho notato, è scritto con la prima lettera minuscola...
“Perché, tra le altre cose, grande è anche un atipico romanzo di formazione. Atipico perché i protagonisti dei romanzi di formazione sono solitamente giovani o molto giovani e appunto crescono, diventano grandi. Il protagonista del romanzo, invece, ha quarantanove anni, ma ha ancora un percorso di formazione da compiere, un'avventura di vita da vivere prima di diventare grande, e cioè affrontare questa fase dell'esistenza umana in cui a un figlio, in seguito alla malattia della madre, viene chiesto di cambiare ruolo, o meglio di trasformarlo passando attraverso la cura del proprio genitore. Diventare grandi, quindi. Ma non è un'epica in cui si diventa Grandi con la G maiuscola, piuttosto si cresce attraverso una avventura quotidiana, fatta di piccole cose, da qui la volontà di avere nel titolo la lettera minuscola.”
Com'è nata l'idea di lavorare a una storia come questa?
“Questo romanzo ha una forte componente autobiografica. Ernesto sono io, o meglio una versione di me diciamo potenziata, più diretta e capace di entrare a contatto con i propri desideri, che siano il desiderio di continuare ad amare una madre il cui corpo e la cui mente si trasformano velocemente o il desiderio sessuale dei corpi altrui, il desiderio di vita. Se mia madre non si fosse ammalata di Alzheimer non avrei avuto la possibilità e secondo me nemmeno il diritto di scrivere questa storia.”
UNA RICERCA DI VITA, TRA DOVERI E PIACERI
Gli elementi che troviamo tra le pagine vivono di opposti totali: da un lato la vita famigliare, fatta di problemi insormontabili e segnanti con cui il protagonista, Ernesto, si confronta senza mai risparmiarsi; dall'altro lato vita personale dello stesso che viene affrontata con altrettanta dissolutezza. Come mai la scelta di mettere in contrapposizione questi due diversi modi di vivere la vita?
“Dal mio punto di vista non sono in contrapposizione ma vivono insieme. Il romanzo è un romanzo sul corpo, anzi sui corpi, da un lato quello della madre Clelia, dall'altro quelli degli sconosciuti con cui Ernesto ha rapporti occasionali ma non privi di senso o di affettività. La sua esplorazione non è una discesa agli inferi e per me non ha niente di dissoluto, è piuttosto una ricerca di vita, un voglia assoluta di conoscenza attraverso il corpo. Le parti sessualmente più esplicite del libro non sono cupe né morbose, sono dirette, molto esplicite, spesso allegre e in ogni caso vissute non come un 'a parte'. Ernesto trae dai suoi incontri la forza di essere un caregiver migliore. Le persone che si occupano degli altri, in questo caso degli ammalati, rimangono persone sessuate, e nel caso di Ernesto la sessualità è fortemente legata alla cura della madre. Può sembrare un accostamento audace, ma è solo la vita.”
Quanto è importante la città di Napoli, teatro degli eventi narrati, nell'economia del tuo racconto?
“Moltissimo. È un libro che mi è difficile immaginare senza Napoli. Io sono napoletano come Ernesto, che torna alla città dove è nato nel momento in cui deve prendersi cura della madre. E la città lo accoglie in due modi: presentandogli il racconto della sua vita fino a quel momento in ogni angolo di strada, in ogni luogo, e poi, nella calda estate in cui il romanzo è ambientato, offrendogli l'allegria e il calore disinibito di cui so che la mia città è capace. Fuori dalla sua famiglia che si trasforma, Ernesto trova una nuova famiglia, anche in senso affettivo, nelle presenze che popolano la sua città.”
Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?
“Un audace remix di 'Era de maggio', canzone storica napoletana scritta dal poeta Salvatore di Giacomo, e il brano 'Danceteria' da 'Confessions II' di Madonna.”
Hai all'attivo tantissimi progetti legati alla scrittura, tra mondo dell'editoria e della sceneggiatura. Hai già qualche nuovo fronte verso cui ti stai proiettando - o magari su cui sei già all'opera?
“Il 27 giugno debutta al Festival dei due mondi di Spoleto il mio nuovo testo teatrale 'Educazione sentimentale', un monologo con Giuseppe Fiorello che ho voluto scrivere e dirigere per raccontare quello che penso dell'educazione di genere, un lavoro che parte quasi come una stand up comedy divertente sulle prove di virilità che un uomo affronta nella sua vita per poi svelare le conseguenze di questo tipo di formazione nel rapporto con il genere femminile. Siamo in prova, con Giuseppe, e molto onorati di essere stati invitati al Festival. Poi nella prossima stagione 'Educazione sentimentale' girerà i teatri d'Italia insieme alla seconda stagione di 'Scandalo', la mia commedia con Anna Valle e Gianmarco Saurino che ha debuttato l'anno scorso. Il 10 luglio al Campania Teatro festival debutta un altro testo teatrale che ho scritto, 'Il terzo incomodo', con Francesco di Leva, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino e la regia di Giuseppe Miale di Mauro, il collettivo del Nest, con cui avevo molto desiderio di lavorare. E poi voglio accompagnare il mio romanzo 'grande' a incontrare i lettori, oltre che lavorare a un film tratto dal libro, un film di cui non sarò io a curare la regia.”



