Matteo Salvini a RTL 102.5: “Richiesta di supporto da Trump su Hormuz? Gli USA non ci hanno coinvolti, Italia fa i propri interessi” Photo Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
17 marzo 2026, ore 09:42
Sui carburanti: “Petrolieri fermino i prezzi o gli chiederemo un contributo”
Il Vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è stato ospite di RTL 102.5 in Non Stop News con Enrico Galletti e Massimo Lo Nigro
TRUMP CHIEDE SUPPORTO MILITARE A HORMUZ, EUROPA PRENDE TEMPO
«È giusto fare l’interesse nazionale. Trump ci ha coinvolto quando è stato attaccato l’Iran? No, non mi sembra: siamo stati avvisati a cose fatte. Spero, anche se non ne ho certezza, che chi ha lanciato questa iniziativa abbia valutato tutte le conseguenze e le controindicazioni. L’Italia non ha scelto questo attacco e questa guerra, non è una nostra guerra: non siamo in guerra contro la Russia né contro l’Iran. Manteniamo le nostre truppe in diversi Paesi all’estero, compresi Libano e Medio Oriente, per tutelare la pace e difendere dagli attacchi. Tuttavia, mandare navi da guerra in una zona di conflitto significherebbe avvicinarsi a un terzo conflitto mondiale. Per questo è giusta la prudenza del governo italiano. Ma questa compattezza dell’Europa dura un quarto d’ora, perché poi su altri fronti mi sembra che ognuno proceda in ordine sparso. l’aumento delle tariffe di gasolio e benzina riguarda direttamente automobilisti e autotrasportatori. Se aumentano i costi per l’autotrasporto e per i camion, a cascata aumentano anche i prezzi di tutto ciò che troviamo nei negozi e nei supermercati. Per questo ho convocato domani, insieme al Ministro dell’Economia, a Milano, le principali compagnie petrolifere, perché non è tollerabile una speculazione come quella che abbiamo visto negli ultimi 15 giorni. In Europa i Paesi si muovono in ordine sparso: qualcuno ha imposto un tetto al costo del carburante, qualcuno sta rivalutando le accise, qualcuno continua a comprare petrolio dalla Russia. Questo, secondo me, dovrebbe essere riesaminato a livello di Bruxelles, come hanno fatto anche gli Stati Uniti, altrimenti il costo ricade solo su famiglie e imprese. Domani conto di uscire da quella riunione con impegni concreti da parte delle compagnie petrolifere, che stanno realizzando extra profitti, così come hanno fatto le banche negli ultimi anni. Abbiamo avuto la forza, come primo governo a farlo su spinta della Lega, di chiedere un contributo alle banche di alcuni miliardi di euro l’anno scorso. Se non ci sarà disponibilità a fermare i prezzi, potremo chiedere un altro congruo intervento economico da parte dei petrolieri. Sicuramente non faremo un convegno: non è possibile che i prezzi siano aumentati in pochi giorni, considerando che gasolio e benzina sono stati acquistati mesi fa ai prezzi di allora. Questi aumenti di 40, in alcuni casi 50 centesimi al litro, non hanno alcuna giustificazione».
LE ACCISE MOBILI E GLI INTERVENTI SULL’IVA PER CONTENERE IL COSTO DEL PETROLIO
«Per me va bene tutto, poi dipenderà dal Consiglio dei ministri e dai colleghi competenti. Tuttavia, ho ritenuto di muovermi per primo, perché sono già passati diversi giorni e gli aumenti stanno incidendo sui conti delle famiglie e delle imprese. Faccio un esempio: ieri ero a Milano, a uno dei cantieri che stiamo finanziando, quello della circonvallazione esterna fino a via 90-91. Se aumenta il petrolio, aumenta anche il bitume. Tutte le aziende che stanno realizzando lavori stradali vedono crescere i costi e rischiano di fermare i cantieri, proprio quando si stanno rispettando i tempi. È quindi urgente intervenire. Non possiamo riflettere troppo a lungo. Non so quanto durerà ancora questo conflitto, mi auguro il meno possibile, mi auguro che non si estenda e, ancora una volta, spero che Stati Uniti e Israele abbiano valutato tutte le conseguenze prima di scatenarlo».
DETRITI DI MISSILE SU BASE ITALIANA UNIFIL IN LIBANO
«È giusto pensare al ruolo dei nostri militari, che sono all’estero, in Libano, con scopi difensivi. Magari all’ascolto c’è qualche genitore, parente o amico: questi ragazzi non sono lì per attaccare, offendere o uccidere, ma per difendere. Tuttavia, in questo momento c’è un rischio concreto: trovarsi tra due fuochi. Sono lì per proteggere le popolazioni civili, ma si trovano in mezzo a due parti che combattono. Per questo è doveroso ragionare su come rimanerci, quanto rimanerci e se rimanerci».
IL RITORNO DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE DI VENEZIA
«Continuo a ritenere, come penso da mesi e anni, che arte, musica, cultura, danza e sport abbiano la missione di avvicinare popoli e culture, non di esasperare i conflitti. L’ente autonomo della cultura di Venezia ha fatto bene a ospitare tutti coloro che ne hanno fatto richiesta nei propri padiglioni, compresi gli artisti dissidenti. Non si tratterà di un monologo, ma di una rappresentazione di idee diverse, con molte sfaccettature. Ieri ho letto che è stato annullato l’invito a una ballerina russa di eccellenza a un festival di danza a Roma: mi sembra un segno di russofobia. Non si tratta di essere pro qualcuno o contro qualcun altro. È chiaro che la Russia è aggressore e noi stiamo difendendo l’Ucraina, sostenendola anche economicamente. Sono pronto a contribuire, insieme ad altri colleghi europei, alla ricostruzione delle infrastrutture distrutte, ma dobbiamo impegnarci per far finire questa guerra. Allontanare ballerine, pittori o atleti russi, non risolve il conflitto: lo complica. Invito quindi il Presidente Buttafuoco, con il sostegno delle istituzioni, a proseguire sulla strada del dialogo».
LA FAMIGLIA DEL BOSCO
«Sto seguendo questa vicenda con avvocati e periti da quasi quattro mesi, non da ora per il referendum. Mi ero ripromesso di incontrare questa famiglia e ho volutamente atteso la fine del referendum per evitare polemiche. Lo farò volentieri a referendum passato. Ritengo che si tratti di una situazione di violenza istituzionale senza precedenti, che potrebbe accadere a chiunque. Non tutti vivono nei boschi, ma ognuno ha il proprio modello educativo. Contestare a questi genitori il fatto di avere il bagno fuori casa, non avere la televisione e praticare l’educazione parentale — come fanno decine di migliaia di famiglie — crea un precedente pericoloso. Non c’erano violenze, molestie, droga o abusi: solo uno stile di vita alternativo, diverso dal mio. Io vivo tra Milano e Roma, i miei figli vanno a scuola, ma separare una famiglia con tanta durezza istituzionale è qualcosa che dovrebbe colpire tutti. Questa settimana si celebra la festa del papà: come si può festeggiare quando un padre, senza motivazioni gravissime, viene separato dai propri figli? Continuerò a lavorare con esperti, psichiatri e garanti dell’infanzia per riunire questa famiglia. Al di là del referendum: chi vuole cambiare la giustizia vota sì, chi ritiene che funzioni così com’è vota no».
REFERENDUM GIUSTIZIA
«Non è un derby politico tra magistratura, destra e sinistra. Anche a sinistra molti voteranno sì: magistrati, parlamentari ed ex parlamentari. Mi concentro su un punto: nella magistratura esiste l’avanzamento automatico. Dopo un certo numero di anni si viene promossi a prescindere dai risultati, dalle sentenze e dall’impegno. In nessun’altra professione funziona così. Negli ultimi anni, a fronte di 6.500 persone risarcite perché ingiustamente incarcerate, i magistrati trasferiti sono stati uno. Con il sì al referendum si istituirebbe un’alta corte, non per punire, ma per limitare e sanzionare gli errori ed evitare le promozioni automatiche. Quanti, tra chi ascolta, vengono promossi automaticamente ogni tot anni, indipendentemente da quanto lavorano o producono? Serve più meritocrazia anche nelle procure e nei tribunali, soprattutto quando si mandano in carcere migliaia di persone innocenti».



