Medio Oriente: la minaccia di Israele dell'attacco a Rafah rallenta i negoziati

Medio Oriente: la minaccia di Israele dell'attacco a Rafah rallenta i negoziati

Medio Oriente: la minaccia di Israele dell'attacco a Rafah rallenta i negoziati


Ieri il premier israeliano Beniamin Netanyahu ha annunciato che è stata fissata una data per l'invasione della città a sud di Gaza e il governo ha ordinato 40 mila tende per la popolazione da evacuare

Ieri il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato che è stata fissata una data per l'invasione israeliana dell'ultima città di Gaza situata al confine con l'Egitto, anche se non l'ha resa nota. La notizia dell'acquisto da parte del governo di Tel Aviv di 40 mila tende da destinare con ogni probabilità a ospitare le centinaia di migliaia di persone da evacuare da Rafah non fa che confermare le intenzioni israeliane. Si stima che circa 1,5 milioni di palestinesi si siano rifugiati nella città meridionale dopo essere fuggiti dai bombardamenti israeliani in altre parti del territorio. E in un'intervista resa al quotidiano italiano La Repubblica, il Ministro degli Esteri Israel Katz, fedelissimo del premier israeliano, ha spiegato che comunque il ritiro del'esercito di Tel Aviv da Gaza Sud non significa la fine della guerra, ma solo una tregua.

Negoziato in salita

Su queste basi,  dal movimento jahidista arriva una doccia fredda sul progresso delle trattative:  Hamas ha affermato che le parole del premier israeliano Benjamin Netanyahu su un'imminenza di un attacco di terra a Rafah "sollevano interrogativi sullo scopo della ripresa dei negoziati". "Il successo di qualsiasi negoziato dipende dalla fine dell'aggressione", ha detto all'emittente araba Al Jazeera il portavoce del movimento islamista palestinese Sami Abu Zahry. Le richieste di Hamas "sono chiare: la fine dell'aggressione contro il nostro popolo", ha aggiunto Zahry

Imminente attacco Iran a Israele

Resta sullo sfondo, ma nemmeno poi tanto la tensione altissima tra Iran e Israele L'Iran non attaccherà direttamente Israele ma colpirà attraverso forze iraniane nella regione: lo hanno detto alla Cnn due fonti vicine all'intelligence americana sulla questione, secondo cui Teheran ha esortato molti dei suoi gruppi di miliziani a lanciare simultaneamente un attacco su larga scala contro Israele, usando droni e missili. L'Iran non punta infatti ad alimentare un inasprimento della situazione poiché teme una drammatica escalation dei combattimenti, dicono le fonti, e non vuole dare agli Stati Uniti o ai suoi alleati una scusa per attaccare direttamente.

Turchia limita export verso Israele 

La Turchia ha imposto oggi limiti alle esportazioni di numerosi beni verso Israele, compresi prodotti in acciaio, ferro e alluminio: lo ha annunciato il ministero del Commercio turco. "Questa decisione rimarrà in vigore fino a quando Israele non dichiarerà un cessate il fuoco immediato e consentirà l'accesso continuo degli aiuti umanitari a Gaza", ha affermato il ministero in un comunicato La lista dei beni bloccati da Ankara comprende 54 prodotti, tra cui profili in alluminio, coloranti, barre in rame, betoniere, tubature in acciaio, lastre di cemento per il settore edilizio, cavi e quadri elettrici, macchine scavatrici e da cantiere, piastrelle, cavi in fibra ottica e conduttori elettrici, granito, materiali isolanti per l'edilizia, composti chimici di vario tipo, vetri utilizzati nel settore edilizio, zolfo, prodotti chimici utilizzati per la lavorazione dei metalli, pallet, ceramica, tubi di plastica, mattoni, vernici, gru, adesivi e colle. La Turchia "non ha permesso la vendita di qualunque prodotto che possa essere utilizzato per scopi militari a Israele" da molto tempo, ha aggiunto il ministero del Commercio di Ankara, nel comunicato con cui ha annunciato il blocco delle esportazioni di alcuni prodotti verso Tel Aviv, fino a che non sarà messo in pratica il cessate il fuoco, approvato dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu. 


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