Messina Denaro, arrestata la figlia dell'amante. Nel 2022 il boss fu ripreso da telecamere della polizia

Messina Denaro, arrestata la figlia dell'amante. Nel 2022 il boss fu ripreso da telecamere della polizia

Messina Denaro, arrestata la figlia dell'amante. Nel 2022 il boss fu ripreso da telecamere della polizia Photo Credit: agenziafotogramma.it


Arrestata la figlia di Laura Bonafede, sentimentalmente legata al boss di Cosanostra morto lo scorso settembre. L'accusa è di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravante

È stata arrestata Martina Gentile, figlia della presunta amante di Matteo Messina Denaro, Laura Bonafede, con l’accusa di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravante. “Ho cresciuto una figlia che non è mia figlia biologica, ma per me è mia figlia”, diceva di lei il boss morto lo scorso settembre. Secondo i magistrati la ragazza avrebbe gestito lo scambio della corrispondenza del capomafia all’epoca della latitanza, con l’aiuto della tramite Lorena Lanceri, finita in manette insieme al marito nei mesi scorsi. Agli atti dell’inchiesta che hanno portato all’arresto di Gentile anche una serie di immagini che ritraevano Messina Denaro mesi prima della sua cattura, avvenuta il 16 gennaio di quest’anno.

DISPOSTA LA CUSTODIA CAUTELARE PER MARTINA GENTILE

Vicinissima al boss di Cosa Nostra, Martina Gentile avrebbe gestito uno scambio di pizzini diretti al padrino. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Loredana Lanceri, tra le più strette fiancheggiatrici di Messina Denaro, consegnava a Gentile i messaggi scritti dall’allora latitante per poi farli avere ai destinatari, tra cui anche Laura Bonafede. Lo scambio avveniva, spesso, nello studio dell’architetto ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Campobello di Mazara, anch’esso indagato, in cui le due donne lavoravano. La Procura aveva già chiesto la custodia cautelare nei confronti della ragazza quando lo scorso aprile era finita in manette la madre, ma il gip aveva ritenuto non ci fossero indizi sufficienti: ora per la giovane sono stati disposti i domiciliari e non il carcere, poiché madre di una bimba di tre anni. La stessa bambina sarebbe stata parte della macchina organizzativa: Gentile infatti consegnava i pizzini anche mentre portava la figlia nel passeggino, “strumentalizzata per non destare sospetti” e “rendere meno rischiosi i contatti con il latitante”.


MARTINA GENTILE, LA GESTIONE DELLA CORRISPONDENZA DEL BOSS

A indurre il gip a disporre l’arresto per favoreggiamento aggravato di Martina Gentile sono stati i nuovi elementi emersi a suo carico durante le indagini di questi ultimi mesi sulla latitanza di Messina Denaro. I cellulari sequestrati all’indagata, a Bonafede e a Lanceri e la documentazione sequestrata all’ex latitante, hanno evidenziato la complessità e la centralità del ruolo avuto dalla donna nell’assistenza del capomafia. Le impronte digitali di Gentile, inoltre, sono state scoperte nel covo del boss di Castelvetrano. Scoperto anche il calendario con cui il padrino teneva traccia della sua corrispondenza: alcuni giorni erano segnati da un puntino o la parola “Tan”, abbreviazione di Tania e pseudonimo usato per indicare Martina Gentile. Nelle date segnate da Messina Denaro avveniva dunque lo scambio di posta. Per i pm la ragazza “è stata uno degli ingranaggi indispensabili del sistema di comunicazione ingegnato dal latitante, grazie al quale questi ha anche potuto mantenere la indispensabile sponda di Laura Bonafede nella condivisione e gestione delle strategie mafiose sul territorio di Campobello di Mazara".

MESSINA DENARO, RIPRESO DALLE TELECMERE DELLA POLIZIA GIÀ NEL 2022

Anche una serie di immagini che ritraggono il boss prima del suo arresto tra gli atti dell’inchiesta che ha portato al fermo di Gentile. Nei frame di un video del 17 dicembre 2022, ora rianalizzati dai carabinieri, si vede l’auto di Messina Denaro passare alle 10.59 davanti casa di Gentile e della madre e rallentare davanti al portone: che in macchina ci fosse effettivamente il padrino ricercato è confermato da uno dei pizzini in cui Bonafede raccontava la gioia nel vedere anche solo per un istante il capomafia passare in auto. Le scene immortalate all’epoca non insospettirono gli investigatori.



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