Non dormire e sogna, un romanzo a base di neuroscienze e napoletanità: Giuseppe De Alteriis ci racconta i retroscena del suo libro
Non dormire e sogna, un romanzo a base di neuroscienze e napoletanità: Giuseppe De Alteriis ci racconta i retroscena del suo libro Photo Credit: “Non dormire e sogna” di Giuseppe De Alteriis, Bompiani
07 marzo 2026, ore 09:00 , agg. alle 09:15
Perché dormiamo? E soprattutto, cosa accade alla coscienza mentre si dorme? Sono alcune delle domande a cui l’autore, tra scienza e finzione narrativa, prova a dare risposta nel suo racconto
Si apre il fine settimana e torna il consueto appuntamento con il momento dedicato alla cultura. Il sabato e la domenica (unitamente al mercoledì), tra le pagine del nostro portale online, la scena si anima grazie alle novità più interessanti che arrivano dal mercato editoriale. Uno slalom gigante che va dalle pubblicazioni internazionali (e non) che vanno ad arricchire la selezione dei migliori libri da leggere della domenica, passando per le interviste. Queste ultime utili a scoprire le diverse opere grazie al racconto di autori e autrici che a quelle storie ci hanno lavorato.
Come nel caso di "Le due vite di Andrii Rosliuk" di Olivia Crosio (Arkadia Editore), o ancora “Le ottanta domande di Atena Ferraris” di Alice Basso (Garzanti). Oggi la lente d’ingrandimento che si posa di consueto sulle opere di narrativa va a fare uno zoom su “Non dormire e sogna” di Giuseppe De Alteriis e pubblicato da Bompiani. E proprio l’autore, che è passato a trovarci, ci permette di scoprire i retroscena del suo lavoro sul romanzo.
NON DORMIRE E SOGNA, TRA SOGNI E DOMANDE ESISTENZIALI
Ciao Giuseppe, e benvenuto! Partiamo dalle presentazioni: cosa troviamo nel tuo libro, "Non dormire e sogna"?
“"Non dormire e sogna" è un romanzo. Ci trovate un’avventura nelle circonvoluzioni e nelle insenature del cervello umano. E della mente. Questa avventura ruota attorno alla prodigiosa invenzione del NeuroSleeper, un dispositivo elettrico che si impianta nel cervello e consente a chi lo utilizza di non dormire mai più. “Che paura”, direte voi. No, perché ad affrontarla sono due protagonisti napoletani, Salvatore Russo e Peppe il Sorcio. Due protagonisti a volte grotteschi, che portano con sé tutta la goffaggine della loro giovane età. E che attingono dalla commedia napoletana. Insomma, che non si prendono troppo sul serio. La storia è questa, in breve: Salvatore e Peppe condividono a Napoli gli anni del liceo e dell’università. Poi le loro vite si separano: Peppe è quello sfigato: resta a Napoli, fatica a trovare un lavoro e un gruppo di amici che lo soddisfi, è dipendente dai social e passa le giornate a lamentarsi. Salvatore, invece, approda nel Midwest americano, al Neuroscience Institute for Consciousness and Sleep, dove i più brillanti neuroscienziati di tutto il mondo fanno esperimenti sul cervello dei ratti per scoprire i misteri della mente umana. Al NICS Salvatore incontra la affascinante e geniale Rosalyn, che presto gli presenterà la scoperta del NeuroSleeper. Prendere o lasciare?”
Com'è nata l'idea alla base di questa storia?
“Ho sempre voluto scrivere una storia. Sempre, ricordo i primi tentativi quando avevo 14 anni. E ovviamente, da buon napoletano, ero pieno di personaggi provenienti dalla mia esperienza e dagli incontri che ho fatto. Napoli però non mi bastava, volevo fare qualcosa di diverso. L’ispirazione è arrivata quando ho iniziato a lavorare in un laboratorio di Neuroscienze, in America, e mi sono detto: "mm guarda un po’ il cervello, è davvero interessante". Soprattutto perché il mio viaggio nelle neuroscienze è partito da una domanda scientifica che è forse tra le più belle e importanti dell’intera scienza: perché dormiamo? Perché tutti gli animali dormono? E ho capito che in “Non dormire e sogna” avrei dovuto unire questa ambientazione sci-fi con i personaggi napoletani. In questo modo non avrei fatto né la solita ‘napoletanata’, né il solito sci-fi distopico di cui le piattaforme di streaming sono stracolme.”
Il tuo libro si muove tra due mondi agli antipodi: quello della scrittura, con i suoi intrecci che attingono alla fantasia dello scrittore, e quello delle neuroscienze, che invece richiede rigore. Come si crea il giusto equilibrio tra finzione narrativa e verità scientifica? E soprattutto, come si rendono fruibili a tutti argomenti tanto tecnici?
“In realtà la cosa bella è che i due mondi non sono per niente agli antipodi. La scienza, soprattutto la scienza contemporanea, oltre all’evidenza empirica dà un’importanza enorme al discorso che viene fatto attorno a questa evidenza empirica. E quindi la scienza, sì, è basata su evidenze più solide, e sì, ha un maggiore potere predittivo sulla realtà, ma per me resta una grande narrazione anch’essa. E poi i neuroscienziati e gli scrittori hanno una cosa in comune: studiano quello che succede nella mente umana. Veniamo alla seconda domanda. In realtà rendere fruibili argomenti tecnici è stata la cosa più facile per me. Il motivo è che è una competenza importantissima per i ricercatori in neuroscienze, che io alleno da anni. Saper fare semplificazioni è importante, perché ti consente di andare all’essenza delle cose. Però devono essere semplificazioni fatte bene. Le semplificazioni fatte male sono pericolose.”
GRANDI SFIDE E GRANDI PROBLEMATICHE SOCIALI
Qual è stata la sfida maggiore nel lavorare a questo romanzo?
“Perfezionare gli snodi della trama, che per me doveva essere un grande ingranaggio, una bomba a orologeria che una volta innescata portasse senza pietà all’esplosione finale. C’è uno snodo di trama a due terzi del libro (no spoiler), che in realtà è anche una minuzia, è un ingranaggio davvero piccolo rispetto all’architettura complessiva, ma soltanto per trovarlo e per capire che era quello giusto ci ho messo più di un anno.”
Anche i personaggi sono finemente caratterizzati, da chi non ha arte né parte nella vita, e passa le giornate a scrollare social e messaggi, a chi invece è fortemente motivato e ha uno scopo e un obbiettivo da raggiungere. C'è una cosa che però mi ha colpito: il fatto che nel corso della storia, anche nelle fasi avanzate, sottolinei sempre che, oltre al nome, c'è anche un soprannome che forse prende addirittura il sopravvento nell'identità dei personaggi. Come mai questa scelta?
“Bella domanda. Devo essere sincero, non ci avevo mai pensato, è uscito così. È così che ho sempre fatto con i miei amici. Mi sembrava la cosa più naturale.”
Se dovessi definire il tuo pubblico di riferimento, a chi diresti che è rivolto questo romanzo?
“A chi come me si è bruciato il cervello a furia di scrollare. E a chi si è rotto di vedere quei palestrati su Instagram che si svegliano alle 4 del mattino immergono la faccia nell’acqua ghiacciata e fanno gli addominali.”
Inter nos, e senza fare spoiler su elementi della trama, ritieni che lo scenario che si concretizza nel corso del racconto sia possibile anche nella vita reale?
“Non esattamente quello, ma secondo me ormai stiamo messi pure peggio. Non mi stupirei se il destino del mondo fosse in mano a quattro sviluppatori software cocainomani che si vogliono arricchire e vendicare perché venivano bullizzati al liceo.”
LA MUSICA GRANDE PROTAGONISTA, TRA PRESENTE E FUTURO
Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?
“Questa domanda è molto facile. “Il Carrozzone” di Renato Zero, che era il titolo originale del manoscritto tra l’altro. Peppe il Sorcio nel romanzo si chiama così proprio perché è un fan di Renato, un sorcino appunto, anche se si vergogna e lo ascolta di nascosto dai suoi amici, che invece si sentono cool e ascoltano i Joy Division e gli Smiths. Renato Zero è un grande, questo penso che lo sappiate molto meglio di me voi della radio. Il Carrozzone come scrivo nel romanzo è una metafora che uso per raccontare la Scienza:
‘Gli scienziati non fanno la scienza, è la scienza che fa gli scienziati. La scienza non è mai sotto controllo, precipita come un carro su un pendio. Gli scienziati la inseguono ma sono sempre in ritardo. Alcuni riescono a saltarci sopra e fingono di guidarla mentre precipitano con essa.’
E il mio romanzo è proprio un carrozzone, questo possiamo dirlo: come dicevo prima volevo che fosse un sistema di ingranaggi, come quei grandi carri azionati meccanicamente che sfilano al Carnevale di Viareggio, ingegneristici e grotteschi allo stesso tempo. E forse è un carrozzone anche nel senso dispregiativo, nel senso che ci ho voluto far salire su tutti e tutto, ma proprio tutto: le neuroscienze, la critica all’accademia, il NeuroSleeper, Salvatore Russo detto Peppe il Cane, Peppe il Sorcio, gli psichedelici, Rosalyn Murphy, il Nano, i gelidi inverni del Midwest, tanti sorcini bianchi, un frullatore a immersione, Napoli, Ornella Vanoni, Renato Zero.”
Hai già qualche altra idea per una nuova storia che ti frulla per la testa? O, più in generale, nuovi progetti pronti a prendere forma?
“Certo. Ora sembra che faccio il ruffiano, perché questa idea riguarda di nuovo la musica. Ma vi giuro che non era una risposta preparata per la radio, ho un taccuino pieno di appunti datati come prova. Ho in mente un protagonista che ha una dote speciale legata alla musica. Questa dote lo porterà dalla costiera Adriatica alla Rai, prima, e poi a Londra, in un romanzo ancora più pazzo del primo, sulle note delle hit del passato, italiane e inglesi, dimenticate e non. Ripercorrendo alcuni eventi iconici della storia della musica, Sgt Peppers dei Beatles, Ozzy che si sveglia la mattina e inventa il metal, nascita di Tony Tammaro, Brian May che abbandona il dottorato in astrofisica ed entra nei Queen, i pantaloni di Elton John, il memorabile drum fill di Phil Collins, John Frusciante, tutti buttati lì rimescolati e rivomitati nel solito stile carrozzonistico.”



