Occhi puntati su Ginevra, negoziati difficili per l'Ucrania e la questione nucleare iraniana

Occhi puntati su Ginevra, negoziati difficili per l'Ucrania e la questione nucleare iraniana, che con Khamenei lancia minacce

Occhi puntati su Ginevra, negoziati difficili per l'Ucrania e la questione nucleare iraniana, che con Khamenei lancia minacce Photo Credit: aNSA/IRANIAN LEADER'S OFFICE HANDOUT


Sarà una lunga giornata con i rappresentanti degli Usa che siederanno a tutti i tavoli, Khamenei lancia minacce agli Stati Uniti prima dei colloqui diretti

Due delle grandi crisi internazionali tornano al centro dei colloqui a Ginevra. In avvio due nuove serie di colloqui sull’Ucraina e l’Iran, entrambi in fase di stallo. Di difficile risoluzione i nodi da sciogliere. Dopo scambi indiretti con la delegazione iraniana al mattino, i negoziatori statunitensi siederanno nel pomeriggio attorno a un tavolo con ucraini e russi.

Sabato, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto a Mosca di venire a Ginevra per discutere in modo “serio, sostanziale e sano per tutti”. Dopo l’avvio di un dialogo ad Abu Dhabi, la questione del Donbass e dell’integrità territoriale del suo Paese rimane il principale punto di divergenza.

La Russia, rappresentata da Vladimir Medinski, mantiene il suo approccio massimalista dopo quattro anni di conflitto. Continuando i suoi attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, chiede l’annessione dell’intera regione del Donbass, nella parte orientale del Paese, compresi i territori che non ha conquistato.


Una zona di libero scambio?

La delegazione ucraina, guidata dal capo negoziatore Roustem Oumerov, sembra disposta a prendere in considerazione una zona di libero scambio in questa regione. Ma nessuna soluzione potrà intaccare l’integrità territoriale del Paese, insiste il capo della diplomazia ucraina Andrïy Sybiga.

La delegazione statunitense è guidata dal duo Jared Kushner e Steve Witkoff. Per la Svizzera, l’incontro di Ginevra rappresenta un successo diplomatico. Il consigliere federale Ignazio Cassis, che presiede l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), non riesce a spiegarsi che la Russia abbia accettato di venire a Ginevra, se non grazie alla sua recente visita a Mosca. Dal vertice del Bürgenstock nel 2024, al quale non avevano preso parte, i russi escludevano infatti qualsiasi trattativa su terra elvetica.

Cassis auspica che l’OSCE possa inviare osservatori per monitorare il cessate il fuoco non appena entrerà in vigore. Mosca si limita invece a deridere l’istituzione, sottolineandone le difficoltà finanziarie. Gli occidentali per il momento affrontano la questione solo dal punto di vista delle garanzie di sicurezza per evitare che la Russia rilanci un’offensiva.

Prima dei colloqui di oggi pomeriggio, Kushner e Witkoff conducono in mattinata discussioni indirette con gli iraniani sul nucleare. Il capo della diplomazia di Teheran Abbas Araghchi è arrivato ieri, moltiplicando gli incontri bilaterali prima del dialogo facilitato dal Sultanato dell’Oman.

Teheran si dice pronta a un compromesso sulle sue scorte di uranio altamente arricchito, a condizione che Washington revochi le sanzioni contro il Paese. Israele esige che le scorte di uranio arricchito lascino l’Iran. Diversi Stati, tra cui la Russia, si sono offerti di accoglierle. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è necessario “smantellare le attrezzature e le infrastrutture che consentono l’arricchimento dell’uranio”.

Le minacce di khamenei

 La Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, in un discorso proprio mentre sono in corso a Ginevra colloqui indiretti con gli Usa, avverte che la portaerei americana nel Golfo potrebbe essere affondata. "Continuano a dire che hanno inviato una portaerei verso l'Iran. Benissimo. Una portaerei è certamente un mezzo pericoloso. Ma più pericolosa della portaerei è l'arma che può farla affondare", ha dichiarato Khamenei


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