Pèter Magyar: l'ascesa in sordina e la vittoria eclatante alle elezioni ungheresi. L'Europa tira un sospiro di sollievo

Pèter Magyar: l'ascesa in  sordina e la vittoria eclatante alle elezioni ungheresi. L'Europa tira un sospiro di sollievo

Pèter Magyar: l'ascesa in sordina e la vittoria eclatante alle elezioni ungheresi. L'Europa tira un sospiro di sollievo Photo Credit: ANSA


Era nell'aria la vittoria del leader del partito d'opposizione, ma forse non ne erano chiari i termini. Il 53% dei votanti ha scelto lui, figlio dell'élite urbana, detestata da Orban. L'Ue esulta

L’ex fedelissimo di Orban in due anni si è trasformato nel suo peggior incubo, conquistando la super maggioranza dei 2/3 dei seggi. Peter Magyar, avvocato, classe 1981, proveniente da una famiglia importante di Budapest, in 24 mesi è riuscito a calamitare attorno a sé un’onda che ha travolto l’ex premier, dopo 16 anni al potere. Il 53% dei votanti in Ungheria ha scelto il partito d’opposizione del prossimo premier Tisza, di impostazione conservatrice e europeista, che si discosta dalla torsione autoritaria imposta da Orban. Il nuovo leader ha affermato di voler ripristinare i contrappesi tra i poteri e ristabilire i criteri democratici. Con un riavvicinamento all’Ue e un netto discostamento da Mosca e, soprattutto, dal presidente Putin, di cui Orban era diventato un fantoccio, secondo gli analisti.

LE ORIGINI

Peter Magyar era rimasto affascinato dal “primo” Orban europeista. Da bambino aveva un suo poster sopra il suo letto, ha raccontato lui stesso, Magyar rimane un oscuro funzionario di partito, venendo da una famiglia celebre di Budapest: la madre è una giurista dell’Alta corte, il fratello di sua nonna era l’ex presidente della Repubblica Ferenc Mádl. Magyar viene insomma dall’élite urbana sempre detestata e sbertucciata da Orbán. E per anni resta anche all’ombra di sua moglie, Judit Varga, nominata ministra della Giustizia. Finché uno scandalo di pedofilia che travolge l’allora presidente della Repubblica Katalina Novak non costringe lei alle dimissioni e lui a uscire allo scoperto. È la primavera del 2024. E da allora Magyar è riuscito a calamitare intorno a sé un movimento crescente. L’avvocato di Budapest ha aderito a un partito moribondo, Tisza, e lo ha ricostruito intorno a sé, attraverso i gruppi nati spontaneamente di Facebook, i volontari delle “Isole Tisza”, ridando speranza a un Paese che temeva di essersi condannato per sempre allo “Stato-mafia”. La promessa di riportare l’Ungheria in Europa, di allontanarla dall’orbita di Putin.

I NUOVI ASSETTI

Dal parlamento di Budapest scompare la sinistra. Coalizione democratica (DK) l'unico partito in lizza di questo schieramento racimola appena l'1,2% dei voti, lontana dalla soglia necessaria per fare ingresso nell'assemblea. Tutti gli altri esponenti di area progressista hanno fatto confluire i loro voti su Tisza. In sedici anni, Viktor Orbán ha trasformato l’Ungheria in un Paese dove i media sono sottoposti a censura, i diritti dell’opposizione calpestati, la magistratura risponde al governo, le minoranze etniche sono perseguitate come quelle lgtbq+. Viktor Orbán ridisegnò i collegi elettorali a favore di Fidesz, tolse l’insegnamento universitario a centinaia di professori, cambiò i direttori dei teatri con uomini di sua fiducia. Di più, nella «cleptocrazia» di fatto dove il governo controlla l’intera economia, Orbán ha usato (e usa) i fondi europei (50 miliardi di euro tra il 2004 e il 2024) per finanziare parenti e amici degli amici. La guerra in Ucraina lo ha svelato filorusso e servo di Putin, lui che i sovietici li cacciò da Budapest nel 1989.

LE REAZIONI

Soddisfazione della presidente della commissione Europea von der Leyen che ha commentato ‘il cuore dell’Europa batte più forte a Budapest". La premier Meloni ha augurato buon lavoro a Magyar e ha salutato l’amico Victor, "che continuerà a fare un buon lavoro per la nazione dai banchi dell'opposizione". Rammarico da parte di tutti i sovranisti che hanno appoggiato la campagna elettorale di Orban, tra i quali il vicepremier e ministro dei Trasporti Salvini, che ha definito l’amministrazione dell’ex premier un esempio di democrazia. Critiche dai progressisti: ‘con la sconfitta di Orban hanno perso anche Trump e Meloni’ ha vergato, invece, la segretaria dem Schlein sui social.



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