Negato l'atterraggio dei bombardieri americani a Sigonella. Il Governo difende la scelta e nega frizioni con gli Usa

Negato l'atterraggio dei bombardieri americani a Sigonella. Il Governo difende la scelta e nega frizioni con gli Usa

Negato l'atterraggio dei bombardieri americani a Sigonella. Il Governo difende la scelta e nega frizioni con gli Usa


La richiesta di utilizzare lo scalo militare siciliano arriva mentre gli aerei statunitensi sono già in volo, senza l'autorizzazione preventiva del Parlamento italiano. Il ministro Crosetto vieta l'atterraggio

Roma è in attesa che il presidente Trump reagisca al rifiuto dell’utilizzo della base militare.

LA NOTIZIA SUL CORRIERE

Secondo il Corriere della Sera che ha riportato la notizia, qualche giorno fa, il ministro della difesa, Guido Crosetto, avrebbe negato l’autorizzazione ad atterrare nello scalo siciliano ad alcuni bombardieri americani. Il ministro, informato del piano Usa che prevedeva, dopo lo stop a Sigonella, la ripartenza verso il Medio Oriente, ha rilevato che il comando Usa non aveva consultato i vertici militari, ne’ era stata chiesta alcuna autorizzazione. Il piano di atterraggio era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. La verifica del dicastero ha confermato che non si trattava di voli normali o logistici quindi non compresi nel trattato bilaterale tra il nostro paese e Washington, che gestisce gli accordi per l’utilizzo della basi militari in Italia. Dunque, il capo della difesa non ha avuto dubbi. Atterraggio negato!

LE REAZIONI POLITICHE

‘Accordi sull’utilizzo delle basi militari rispettati’, afferma una nota di Palazzo Chigi. ‘Basi in Italia attive e in uso’ twitta Crosetto su X. Chiarimenti dal Governo e dal ministero della difesa, condivisi e in molti casi apprezzati da tutto l’emiciclo, in merito alla mancata autorizzazione all’atterraggio a Sigonella di bombardieri americani, che sarebbero poi ripartiti per il Medio Oriente. La presidenza del Consiglio ha aggiunto che l’orientamento di Governo è quello di garantire affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale, affermando che non si registrano criticità con i partner americani. Mentre il capo della difesa ha ribadito che il ministero ha rispettato gli accordi che disciplinano ciò che necessita di specifica autorizzazione, come l’atterraggio a scopi militari. 

I FATTI NEL 1985

La base siciliana è tornata al centro del dibattito politico nazionale. Nel 1985 la crisi a Sigonella fece sfiorare lo scontro tra Italia e Stati Uniti. Tra il 7 e l'8 ottobre di quell'anno la nave da crociera Achille Lauro naviga tra Egitto e Israele quando viene dirottata da un commando palestinese. Il dirottamento della nave innesca una lunga e complessa trattativa che coinvolge Italia, l'Olp di Yasser Arafat, Egitto, Siria e Stati Uniti al termine della quale i terroristi del Fronte di liberazione della Palestina accettano di rilasciare nave e ostaggi e fare rotta verso l'Egitto a un patto: una via di fuga diplomatica in cambio della promessa che non ci sarebbero state vittime. La vicenda sembra chiusa, i 4 responsabili del dirottamento a bordo di un Boeing della Egypt Air in volo verso Tunisi, quando emerge che in realtà una vittima sulla nave c'è stata: l'americano di origine ebraica Leon Klinghoffer, ucciso brutalmente dai terroristi. E qui la situazione precipita, perché gli Stati Uniti decidono in intervenire: dalla portaerei Saratoga decolla una squadriglia di jet che intercetta il Boeing con a bordo i terroristi con l'intenzione di costringerlo all'atterraggio. Malta viene scartata, la Grecia chiude lo spazio aereo e il gruppo di velivoli si dirige quindi sull'Italia, a Sigonella, sito della base americana.

L'ACCORDO DOPO LE TENSIONI

Solo allora i vertici Usa avvertono il governo italiano innescando, nella notte tra il 10 e l'11 ottobre, un braccio di ferro tra gli stessi leader di Italia e Usa, Bettino Craxi e Ronald Reagan. Il presidente del Consiglio socialista non ha nessuna intenzione di cedere sovranità agli americani. Così il Boeing atterra ma resta parcheggiato sulla pista e viene circondato dai militari italiani. A loro volta, però, gli Usa confermano l'ordine di prendere in custodia i terroristi e circondano gli italiani. Da qui la famosa foto dei due cerchi di militari, armi in pugno, intorno all'aereo. Ognuno tiene a tiro l'altro. La tensione è altissima. Dopo ore di tensione altissima, la notte del 12 ottobre si decide di far ripartire il Boeing verso Ciampino. I jet statunitensi scortano il veicolo per tutto il viaggio. A Ciampino, i terroristi vengono arrestati dall'Italia. Tranne Abu Abbas, fondatore del Flp e mediatore per l'Achille Lauro che in realtà si scoprirà essere lo stratega del blitz terroristico sulla nave, che si imbarca per Belgrado e riesce mettersi in salvo. 




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