Taylor Swift, The Tortured Poets Department: ecco come suona l'album-biografia tra vendette e cuori infranti

Taylor Swift, The Tortured Poets Department: ecco come suona l'album-biografia tra vendette e cuori infranti

Taylor Swift, The Tortured Poets Department: ecco come suona l'album-biografia tra vendette e cuori infranti Photo Credit: agenziafotogramma.it


Quindici tracce si sono aggiunte a sorpresa alle 16 che componevano il disco più autobiografico di Taylor Swift: "Una volta che abbiamo raccontato la nostra storia più triste, possiamo liberarcene"

Lei aveva il cuore spezzato, e ha scritto 31 canzoni. È uscito il tanto atteso undicesimo disco di Taylor Swift, “The Tortured Poets Department”, preceduto da un numero record di pre-save sulle piattaforme di streaming. Con una sorpresa: è un doppio album. Due ore dopo aver pubblicato le 16 tracce che compongono il progetto, ecco “The Tortured Poets Department: The Anthology”, che porta il totale dei brani a trentuno. Storie finite male, cattivi ragazzi e bulli delle superiori: in questo album-biografia Taylor non si tira indietro, pubblicando quello che fino ad ora è il suo lavoro più personale.

TAYLOR SWIFT, LA RINVICITA DI UN CUORE SPEZZATO

Il poema introduttivo di Stevie Nicks, presente solo nella versione fisica dell’album, racchiude perfettamente l’anima di "The Tortured Poets Department": “Lui era innamorato di lei, o almeno così lei credeva. Lei aveva il cuore spezzato, e forse anche lui”. Taylor Swift è autrice della propria storia e spesso vittima, alle prese con cattivi ragazzi che persino il suo amore non riesce cambiare. E i protagonisti sono riconoscibili: primo su tutti Joe Alwyn, attore britannico a cui la cantautrice dei record è stata sentimentalmente legata per sei anni. Il titolo stesso del disco è dedicato a lui: Andrew Scott, collega di Alwyn, in un’intervista aveva confessato l’esistenza di un gruppo Whatsapp, in cui è presente anche il Paul Mescal protagonista di Normal People, chiamato “Il club degli uomini torturati”. Ma l’ispirazione dietro la maggior parte delle tracce sembra essere la breve frequentazione, malvista dagli Swifties, con il controverso leader dei 1975, Matty Healy: in “Guilty as Sin?” il riferimento è chiaro, con la citazione del gruppo preferito da Healy, i Blue Nile. Non manca il lieto fine targato NFL: Travis Kelce, l’attuale fidanzato di Swift nonché campione del football americano, si erge a principe azzurro – indossando casco e paraspalle mentre corre dalla ragazza dopo la vittoria del Super Bowl – in “The Alchemy”. Tra i pezzi più interessati dell’album ci sono le due collaborazioni: “Fortnight”, che con Post Malone apre il disco, e “Florida!!!” insieme a Florence + The Machine.


COME SUONA THE TORTURED POETS DEPARTMENT

Musicalmente parlando, “The Tortured Poets Department” non ha nulla di innovativo: per tutta la durata, salvo puntate alla Reputation in “I Can Do It With A Broken Heart” e qualche lieve accenno di country qua e là, si mantiene sulla linea synth-pop ormai tanto cara a Taylor Swift e Jack Antonoff, ancora una volta al fianco della cantautrice insieme a Aaron Dessner dei National. In poche parole, è come se l’undicesima fatica discografica di Swift nascesse dall’incontro tra i precedenti Folklore (2020), Evermore (2020) e Midnights (2022). Dal punto di vista della scrittura, è sicuramente l’approdo più alto e sofisticato della voce di “Cruel Summer”, risultando a tratti “anti-musicale”. Ed è forse questo in alcuni momenti il suo limite. La stessa Swift si autodenuncia: “Tu non sei Dylan Thomas e io non sono Patti Smith, questo non è il Chelsea Hotel e noi siamo due idioti moderni”. All’ascolto, si è sopraffatti da un senso di – esagerata – familiarità, e la sonorità priva di sperimentazioni o novità non aiuta. Fortemente autobiografico, è un album che può essere amato fino in fondo solo se si è davvero fan dell’artista e se ne conosce la storia abbastanza da cogliere i numerosi riferimenti presenti nelle 31 tracce. Che lo si ami o lo si odi, “The Tortured Poets Department” fotografa e cristallizza un momento preciso nella vita artistica della cantautrice: nonostante sia sulla vetta del mondo, aveva ancora qualche sassolino di cui liberarsi. E lo ha fatto con uno stile più maturo e consapevole dei precedenti lavori, nei quali aleggiava ancora un romanticismo quasi adolescenziale. Lo conferma lei stessa accompagnando la release dell’album: “Questo periodo della vita è ormai terminato, il capitolo è stato chiuso. Non c'è nulla da vendicare, non ci sono conti da regolare una volta che le ferite si sono rimarginate. E, riflettendoci meglio, un buon numero di esse si sono rivelate autoinflitte. Chi scrive è fermamente convinto che le nostre lacrime diventino sacre sotto forma di inchiostro su una pagina. Una volta che abbiamo raccontato la nostra storia più triste, possiamo liberarcene”.



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