Ucraina: i russi non si ritirano da Kiev e Chernihiv, nessuna svolta sul piano diplomatico

30 marzo 2022, ore 18:00

I bombardamenti continuano, a Mariupol colpito anche l’edificio della Croce Rossa

Sul terreno la guerra continua, l'Ucraina ha confermato che non vi è stato alcun ritiro dei russi su vasta scala nelle regioni di Kiev e Chernihiv, ancora sotto una pioggia di bombe. Intanto, è salito a 15 il numero delle vittime dell’attacco di ieri a Mykolaiv. Si contano almeno 200 morti dall’inizio dell’invasione a Irpin. A Mariupol colpiti un edificio della Croce Rossa e la sede della missione dell’Unione Europea. Nella città portuale, nelle mani dei russi, una donna sarebbe stata stuprata davanti al figlio di sei anni.


Il Cremlino gela la trattativa 

Sul piano diplomatico il Cremlino ha raffreddato le aspettative,  riguardo alla trattativa che si è tenuta ieri in Turchia. Nessuna svolta per Mosca che conferma le richieste su Crimea e Donbass, questione che per Kiev andrà affrontata direttamente da Putin e Zelensky. L’Ucraina riguardo a un altro nodo del negoziato, quello sulla neutralità, ha precisato: le garanzie di sicurezza chieste a una serie di Paesi prevedono un intervento automatico in caso di un attacco in qualsiasi forma. Altro concetto ribadito da Kiev: il referendum su un eventuale accordo di pace con Mosca si terrà solo dopo il ritiro delle forze russe dai territori oggetto di invasione. 


Le posizioni di Londra e Washington

Far perdere il potere al presidente russo Vladimir Putin non è un obiettivo del governo britannico, è importante essere molto chiari su questo punto, dopo quanto affermato al riguardo dal presidente americano Joe Biden. Così oggi il primo ministro Boris Johnson, durante un'audizione in commissione al Parlamento di Londra. Le sanzioni contro Mosca, ha aggiunto, vanno rafforzate. Colloquio telefonico tra il presidente americano Joe Biden e il leader ucraino Volodymyr Zelensky, per fare il punto della situazione. Secondo gli americani Vladimir Putin sarebbe stato male informato dai suoi sull'andamento della guerra in Ucraina.


Forniture di gas, in allerta Berlino e Vienna 

Dopo la Germania, anche in Austria è scattata  l’allerta preventiva per le forniture di gas, anche se al momento non vi sono problemi di approvvigionamento. Mosca si prepara a chiedere il pagamento in rubli, che l’Unione Europea ha già rifiutato. La scadenza del 31 marzo per transazioni in dollari è slittata, ha spiegato il Cremlino, perché i meccanismi vanno adeguati e serve tempo. Putin ha in programma un incontro con i vertici di Gazprom e della Banca Centrale russa per discutere la questione. Oltre al gas il governo russo hanno parlato di possibili pagamenti in rubli per altri beni esportati in Occidente, tra cui grano, metalli e carbone.


Ucraina: i russi non si ritirano da Kiev e Chernihiv, nessuna svolta sul piano diplomatico
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