Vent'anni fa lo schianto dell'aereo contro il grattacielo Pirelli di Milano

18 aprile 2022, ore 18:46

Nell'incidente morirono il pilota del velivolo ed altre due persone, si temette per un atto di terrorismo ma si trattò di un errore umano

Il 18 aprile del 2002, alle 17.45, un aereo da turismo monomotore  si schiantò contro il ventiseiesimo piano del grattacielo Pirelli, costruito alla fine degli anni Cinquanta su progetto, tra gli altri, di Gio Ponti. Nell’impatto morirono il pilota del monomotore, Luigi Fasulo, e due avvocate dell’ufficio legale della Regione Lombardia, Anna Maria Rapetti e Alessandra Santonocito. Settanta persone rimasero ferite. A quell’ora, molti degli impiegati della Regione avevano già lasciato gli uffici: erano presenti nel grattacielo 300 persone su una media di 1.300. Il palazzo di 31 piani è in piazza Duca d’Aosta, davanti alla Stazione Centrale: fino al 1966 è stato l’edificio più alto dell’Unione Europea. Nel 2002 il palazzo ospitava sia gli uffici del Consiglio regionale sia quelli della Giunta, oggi trasferiti poco lontano, a Palazzo Lombardia.


Timori per un attentato

Per diverse ore si pensò a un attentato, erano passati solo sette mesi dall’11 settembre 2001, giorno di attacco da parte di al Qaida alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington. Ad alimentare il sospetto che si fosse trattato di un attentato terroristico contribuì in maniera avventata il presidente del Senato Marcello Pera che disse all’assemblea dei senatori: «Attualmente ho conferma che con molta probabilità si tratta di un attentato. Non posso dire di più, perché obiettivamente nessuno in questo momento può dire di più. È evidente che se questo fosse confermato, trattandosi di un grattacielo della Regione Lombardia, il gesto avrebbe anche un valore simbolico dopo l’11 settembre». Poche ore dopo il ministro dell’Interno Claudio Scajola disse però che si era trattato di un incidente.


Tragico errore umano

 Luigi Fasulo, il pilota dell’aereo, aveva denunciato pochi mesi prima dell’incidente di essere stato raggirato da un socio a cui aveva affidato un’ingente somma. Si parlò quindi a lungo della possibilità che avesse voluto suicidarsi ma anche questa ipotesi venne alla fine esclusa. Fasulo era decollato dall’aeroporto di Locarno-Magadino alle 17.15 di quel giorno. Il piano di volo prevedeva l’atterraggio all’aeroporto di Milano Linate per effettuare rifornimento di carburante e poi il volo di ritorno fino all’aeroporto di Lugano-Agno con atterraggio previsto alle 18.15. Ma proprio nel corso di questa procedura Fasulo ebbe un problema di rotta. L’ipotesi emersa durante le indagini fu che a quel punto Fasulo, che non volava da tre mesi e che era già sotto stress per l’errore nell’avvicinamento alla pista, si fosse fatto prendere dall’agitazione. L’ipotesi formulata durante le indagini fu che il pilota a quel punto fosse completamente concentrato sui comandi nel tentativo di estrarre il carrello e che il sole basso all’orizzonte l’avesse abbagliato impedendogli di vedere che era in rotta di collisione con il grattacielo Pirelli. Alle 17.44 la torre di Linate richiamò Fasulo ma non ottenne risposta. A quel punto l’aereo era sceso da 1.100 piedi a 700, 213 metri sul livello del mare. La cima del grattacielo Pirelli è a 242 metri. Fasulo tentò una virata all’ultimo istante ma l’aereo si infilò all’altezza del ventiseiesimo piano del grattacielo sfondando anche la parete posteriore. Le due vittime stavano lavorando proprio al piano dove avvenne l’impatto.

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