Arezzo, si libera con la Dad, ragazza pakistana manda un SOS con una mail, mentre segue lezioni a distanza

11 aprile 2021, ore 11:00

I parenti l’avevano segregata perché contrari al suo legame con il fidanzato di religione indù, lei è musulmana, i carabinieri con una scusa l'hanno portata via, è in una casa protetta


Chiusa in casa da mesi, la sua famiglia le aveva tolto l’uso del cellulare. Non poteva uscire , se non accompagnata dai fratelli. E poteva usare il computer solo per lo studio a distanza. Durante una lezione, la ragazza, pakistana, che ha vent’anni, è riuscita a inviare una mail ai carabinieri.

Ora si trova in una struttura protetta

A raccontare la storia , i carabinieri del comando di Arezzo, provincia dove la ragazza, pakistana, vive da alcuni anni con la sua famiglia. Ora è in una struttura protetta. I parenti l'avrebbero tenuta segregata, affermano i militari, perché contrari al suo fidanzato, di origine indiana, a causa della loro diversa fede religiosa: musulmana lei, indù lui. L’SOS telematico ai carabinieri è arrivato nel fine settimana di Pasqua. Poche righe, riferiscono i militari, nella quali chi scriveva si presentava come "una ragazza pakistana, reclusa in casa dai propri familiari per impedirle di frequentare il proprio fidanzato". La giovane, sempre stando a quanto riferito dal personale dell'Arma, avrebbe anche spiegato nella email che i genitori sarebbero stati pronti, se non avesse interrotto la relazione col giovane, a riportarla in Pakistan o "in alternativa, a usare la violenza nei confronti suoi e del fidanzato, sino addirittura a minacciarli di morte".


La ricerca, l’identificazione, è avvenuta in poche ore

I carabinieri, sono riusciti a identificare con esattezza chi fosse la giovane consultando archivi e l'anagrafe di più Comuni dell’aretino, sono poi andati a casa della ragazza e "adducendo un motivo pretestuoso per non far insorgere sospetti nei familiari" l'hanno portata in caserma. Davanti ai militari la giovane avrebbe confermato di essere lei l'autrice della email e quanto aveva già scritto, oltre a spiegare che da poco meno di un anno frequentava il giovane, poco più grande di lei. Tutto sarebbe andato bene fino al momento in cui la sua famiglia aveva saputo della relazione "disapprovandola nel modo più assoluto a causa della diversa fede religiosa". Così avrebbero "segregato la giovane in casa, privandola del telefono cellulare e dei documenti d'identità, consentendole di uscire solo laddove assolutamente necessario, e solo con la scorta dei fratelli maschi al fine di accertarsi che non incontrasse più il fidanzato". Di fronte alla volontà della giovane di proseguire la relazione i familiari sarebbero arrivati "a minacciare esplicitamente di uccidere sia lei che il fidanzato". Ha usato la Dad, suo unico contatto con l’esterno per lanciare l’allarme Sarebbe scattata allora la decisione, da parte della ventenne, di rivolgersi ai carabinieri. Provvidenziale la dad: approfittando dei momenti in cui la famiglia le lasciava usare il computer avrebbe creato una casella di posta elettronica e poi inviato la mail ai militari. I carabinieri stanno svolgendo altre indagini "per approfondire i contorni della vicenda, e definire con esattezza le responsabilità dei singoli familiari". La famiglia sarebbe già nota ai servizi sociali del comune dell'Aretino dove vive e seguita per altre esigenze.

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