Basta Dad, gli studenti italiani non ne possono più, lo rivela un'indagine di Save the Children; e tanti lasciano la scuola

05 gennaio 2021, ore 11:18
agg. 07 gennaio 2021, ore 11:58

Secondo l’indagine “I giovani ai tempi del Coronavirus, condotta da IPSOS per Save the Children, per quasi un ragazzo italiano su due questo è stato un anno sprecato; didattica a distanza bocciata da 4 studenti su 10 ed è allarme abbandono scolastico


Giovani provati dalla solitudine

L'85% degli intervistati ha dichiarato di aver capito quanto sia importante uscire con gli amici, andare fuori e relazionarsi “in presenza”. In un’età di cambiamento come quella dell’adolescenza, il tema delle relazioni personali è fondamentale e tra le “privazioni” che i ragazzi hanno sofferto di più, anche quella di non aver potuto vivere esperienze sentimentali importanti per la loro età (63%).

Sicuramente il capitolo-scuola è quello più critico

La didattica a distanza viene bocciata da 4 ragazzi su 10, più di uno studente su tre (35%) si sente più impreparato di quando andava a scuola in presenza e dichiara di dover recuperare più materie dell’anno scorso. Stanchezza, incertezza, preoccupazione e irritabilità le emozioni che vengono riferite con più frequenza dai ragazzi. Un quadro critico quello che emerge dagli studenti che fa suonare un campanello d’allarme sul rischio di dispersione scolastica. Il 28% degli studenti dichiara infatti che almeno un loro compagno di classe dal lockdown di questa primavera ad oggi avrebbe smesso di frequentare le lezioni (tra questi, un quarto ritiene che siano addirittura più di 3 i ragazzi che non partecipano più alle lezioni). Secondo gli adolescenti intervistati, tra le cause principali delle assenze dalla DAD, vi è la difficoltà delle connessioni e la fatica a concentrarsi nel seguire la didattica dietro uno schermo. Dai dati raccolti, Save the Children stima che circa 34mila studenti delle scuole secondarie di secondo grado potrebbero aggiungersi a fine anno ai dispersi della scuola.

I ragazzi tagliati fuori dalla gestione dell’emergenza

I ragazzi si sentono esclusi dalle scelte per il contrasto alla diffusione del Covid, che li hanno visti penalizzati nell’interruzione delle attività scolastiche in presenza: il 65% è convinto di star pagando in prima persona per l’incapacità degli adulti di gestire la pandemia, il 43% si sente accusato dagli adulti di essere tra i principali diffusori del contagio, mentre il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a scuola.

Futuro incerto e nebuloso

Solo 1 adolescente su 4 pensa che “tornerà tutto come prima” e la stessa percentuale ritiene che “continueremo ad avere paura”, mentre il 43% vede l’esperienza che sta vivendo come uno spartiacque. Anche dopo il vaccino “staremo comunque insieme in modo diverso, più on line”, dicono. Alla politica il compito di fare delle scelte su questo futuro e i ragazzi sembrano essere particolarmente attenti e interessati: il 69% di loro, infatti, ha sentito in qualche modo parlare del Next Generation EU e una gran parte degli intervistati spera che attraverso questo Fondo vengano incrementati i finanziamenti per l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani e la possibilità di studiare gratuitamente all’estero e all’università.

L’appello di Save the Children, riaprire le scuole

“In questa crisi troppo a lungo gli adolescenti sono rimasti invisibili. E, come dimostra anche il dibattito di queste ore sulla riapertura degli istituti, l’impatto prodotto su di loro dalla chiusura delle scuole è ancora gravemente sottovalutato”- lo ha dichiarato Raffaella Milano, Direttrice dei Programmi Italia – Europa di Save the Children –Corriamo il rischio che le lunghe assenze dalla scuola si trasformino in definitivo abbandono e che tante ragazze e ragazzi – in questa grave crisi economica – finiscano per ingrossare le fila del lavoro sfruttato”. L’appello è di “riaprire subito le scuole in sicurezza con un’offerta educativa potenziata, soprattutto nei territori più difficili, per scongiurare un ulteriore allargamento delle diseguaglianze”. Save The Children attraverso il programma “Non da soli”, durante il lockdown, ha fornito una risposta immediata all’emergenza, con attività mirate di supporto educativo, sostegno e tutoraggio per la didattica a distanza, consegna di tablet, connessioni e sostegno materiale (buoni spesa, prodotti per la prima infanzia, distribuzione di viveri e materiali scolastici) alle famiglie in difficoltà. Attraverso questo primissimo intervento, nel periodo della prima ondata di emergenza, sono stati raggiunti oltre 75 mila bambini, bambine, famiglie e docenti in tutta Italia.

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Tags: dad, ipsos, savethechildren, scuola

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