Flotilla, Arturo Scotto (PD) a RTL 102.5: “Ci aspettiamo un abbordaggio, non sarebbe un arresto ma un rapimento”

Flotilla, Arturo Scotto (PD) a RTL 102.5: “Ci aspettiamo un abbordaggio, non sarebbe un arresto ma un rapimento”

Flotilla, Arturo Scotto (PD) a RTL 102.5: “Ci aspettiamo un abbordaggio, non sarebbe un arresto ma un rapimento”


Il deputato Arturo Scotto (PD), a bordo della ‘Karma’, imbarcazione Arci della Global Sumud Flotilla, interviene su RTL 102.5, nel corso di “Non Stop News”, con Enrico Galletti, Massimo Lo Nigro, Giusi Legrenzi e Ludovica Marafini

LA GLOBAL SUMUD FLOTILLA È ENTRATA NELLA «ZONA ROSSA»

«Stanotte, intorno alle 2, siamo entrati nella cosiddetta fascia critica. La nave Alpino si è fermata dando un’allerta e chiedendo a chi volesse eventualmente salire a bordo di farlo. Noi, a bordo della Karma, la barca dell’Arci, abbiamo deciso di continuare e provare a portare gli aiuti a Gaza. È stata una notte non semplice e non si annuncia una mattinata semplice, perché è molto probabile che verremo intercettati. Ci aspettiamo un abbordaggio, una presa di controllo delle nostre imbarcazioni e il fermo con trasbordo verso Israele. Si tratterebbe di un atto di pirateria che avverrebbe in acque internazionali. Non sarebbe un arresto, ma tecnicamente un rapimento».

GLI AIUTI UMANITARI E L’APPELLO DI MATTARELLA

«Gli aiuti farebbero la fine di tutti quelli arrivati in questi due anni: marcirebbero dentro qualche deposito, verrebbero centellinati col contagocce o finirebbero sott’acqua insieme alle barche, qualora venissero affondate. Noi abbiamo ascoltato l’appello di Mattarella e lo abbiamo rilanciato, anche perché Mattarella ha riconosciuto il valore politico e morale di questa missione, spingendo giustamente perché si aprissero canali umanitari permanenti. Non ci ha chiesto di scendere dalle barche, ma di perseguire la mediazione, cosa che noi parlamentari abbiamo fatto. Quando si dice “vi mettete in pericolo”, io rovescio la questione: è Israele che mette ci in pericolo, perché noi stiamo facendo qualcosa in piena legalità internazionale. Ciò che mi aspetto dai governi è un segnale molto più forte nei confronti di un governo internazionale che blocca navi in acque internazionali. Dopo la giornata di oggi, qualora dovessimo essere intercettati, si passerà da un diritto del mare formale a un diritto del mare informale, cioè che un solo paese può fare ciò che vuole. Noi facciamo qui la nostra scelta democratica: siamo saliti a bordo nel pieno rispetto del nostro mandato. Se abbiamo davanti una fregata militare, non è che con una barca a vela riusciamo a sfondare il blocco. Ti fermi e aspetti».

GIORGIA MELONI

«Trovo sconcertante che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con tutto quello che dovrebbe fare su lavoro, salari, sanità e questioni che interessano i cittadini, da due settimane abbia preso di mira 40 barchette in mezzo al mare che cercano di portare aiuti umanitari. È un segnale di enorme debolezza politica, oltre che di enorme strumentalità, perché se questa missione umanitaria dovesse riuscire – cosa che purtroppo non accadrà anche a causa della presidente del Consiglio, che non ha favorito né pressato affinché si aprisse quel corridoio – allevierebbe un po’ la sofferenza di un popolo senza patria e senza potere. Non determinerebbe nessun intralcio né rottura a una trattativa delicatissima. I responsabili sono quelli che non hanno sostenuto una missione umanitaria pacifica, non noi che stiamo nel solco del diritto internazionale. Sono stato due volte in un anno al valico di Rafah, il principale canale umanitario degli ultimi 20 anni per Gaza: si vedono centinaia e centinaia di camion fermi, due hub della Mezzaluna Rossa egiziana dove ci sono cibi e medicinali a marcire. Chi dice, come Meloni, che ci sono canali più sicuri non sa di cosa parla»



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