Gino Cecchettin al Corriere: "Non sapevo delle tensioni con Filippo, il mio ultimo abbraccio a Giulia"

Gino Cecchettin al Corriere: "Non sapevo delle tensioni con Filippo, il mio ultimo abbraccio a Giulia"

Gino Cecchettin al Corriere: "Non sapevo delle tensioni con Filippo, il mio ultimo abbraccio a Giulia" Photo Credit: Fotogramma


Un colloquio intimo, delicato, con Walter Veltroni, che racconta i mesi scorsi ma anche gli ultimi giorni, quelli in cui l'Italia ha abbracciato virtualmente l'ennesima vittima di femminicidio

Un colloquio intimo, delicato, che racconta i mesi scorsi ma anche gli ultimi giorni, quelli in cui l'Italia ha abbracciato virtualmente l'ennesima vittima di femminicidio. “Giulia era la figlia ideale. Elena è l’essere superiore. Davide ora il mio sostegno. Giulia era brava nello studio, era naturalmente portata a occuparsi del prossimo, a prendersi in carico gli altri. Quando aveva dieci anni e andavamo in pizzeria, dopo un poco si metteva da parte e attorno a lei si riunivano tutti i bambini del locale. A scuola era bravissima. Ha fatto il liceo classico, adorava le materie letterarie. Voleva fare la maestra, quando era piccola. Poi l’insegnante di lettere. Ma si rese conto, anche parlandone con la madre, che è un mestiere, in Italia, poco considerato e poco retribuito. Lei pensava di mettere su famiglia e con mia moglie avevano scandagliato tante possibilità. Una volta sentì parlare una persona che univa la psicologia e l’ingegneria biomedica e spiegava come si potessero applicare le tecnologie alla realizzazione di protesi. Le piacque molto l’idea di coniugare scienza e solidarietà. Tempo fa mi disse che lei si sarebbe laureata, ma poi avrebbe voluto fare una scuola di comics, era stata a un open day a Reggio Emilia. Aveva paura che ci rimanessi male, che fossi deluso. Il suo sogno, adesso, era diventare illustratrice. Le dissi che la vita va vissuta inseguendo le proprie passioni e che ero certo sarebbe diventata la migliore illustratrice del globo. Fu contenta e mi abbracciò. Leggeva molto, la sua passione era Jane Austen. Avrebbe voluto vivere in una di quelle casette ricoperte d’edera, svegliandosi nella brughiera. Lì sognava il suo futuro e la sua famiglia”. Si apre così il lungo colloquio di Gino Cecchettin, il padre della 22enne scomparsa in Veneto insieme all'ex fidanzato Filippo Turetta e trovata cadavere 7 giorni dopo, con Walter Veltroni, sul Corriere della Sera.


"I miei figli hanno conosciuto la morte quando se ne è andata la loro madre"

Gino Cecchettin al Corriere della Sera parla anche della scomparsa della moglie: “Quando sua madre è morta, in questa stanza, era notte. Elena ed io l’abbiamo vegliata e se ne è andata tra le nostre braccia. I miei figli hanno conosciuto così la morte che ha spalancato le porte di questa casa. Giulia forse è quella che mostrava in modo più visibile il suo dolore. Ogni tanto si bloccava, le lacrime le scorrevano sul viso e aveva bisogno di un abbraccio che le restituisse calore. Elena e Davide sono più come me: teniamo dentro, finché possiamo. Da quando Monica non c’è più ed Elena è andata a studiare a Vienna, Giulia era diventata la coordinatrice della casa, il sabato mattina su questo tavolo lei si metteva una sacchetta a tracolla, con il walkman, e cominciava a stirare. A lei piacevano le cose del passato. Le sembrava che il tempo trascorso avesse su di sé una specie di polvere magica, che lo rendeva leggero. Una fiaba, come Il mondo di Amélie che aveva tanto amato. Giulia sembrava più piccola dei suoi ventidue anni, collezionava tappi di bottiglie, pupazzi e, se comprava una birra per il padre, le chiedevano i documenti”.


"Io non sapevo delle tensioni con Filippo, in questi giorni non ho provato né odio né rabbia"

Poi un passaggio su quel tragico sabato. “Quel sabato siamo stati a pranzo insieme. Poi lei è andata in camera sua. Le ho chiesto dalle scale che avrebbe fatto dopo e lei mi ha detto: “Forse stasera non torno a cena”. Non le ho chiesto di più. Era una ragazza di grande responsabilità, che non aveva mai dato un problema, concentrata. Io non sapevo delle tensioni con Filippo. Lo avevamo conosciuto, quando stavano insieme; ci era sembrato timido, un po’ freddo. Ho saputo tutto solo dopo. Mi hanno detto che lui, la penultima volta che si sono visti, l’aveva spaventata urlando in modo forsennato. Su spinta di Giulia aveva accettato di farsi vedere da un terapeuta. Ma ne ha cambiati quattro e sempre ha fatto scena muta. Elena aveva capito e le aveva detto il suo giudizio su Filippo. Forse per questo, per timore della disapprovazione della sorella maggiore, Giulia non l’aveva informata dello stato d’animo poi rivelato, anche per noi, dal messaggio trasmesso da Chi l’ha visto. Quella sera io dovevo andare a prendere Davide in centro. Aspettando il momento mi sono addormentato qui, sul divano. Quando mi sono svegliato erano le undici e trequarti. Sono tornato e lei non c’era, ma non avevo alcuna ragione per preoccuparmi, capitava, il sabato sera. Non avevo sonno e mi sono messo, come eravamo d’accordo, a correggere la sua tesi. Le ho mandato uno screenshot di un errore e solo allora mi sono accorto che era l’una e quarantacinque. Ho pensato che la mattina dopo l’avrei rimproverata, ma quando mi sono alzato non c’era e da allora è cominciato tutto. In questa casa eravamo tre a due. Ora, con Elena a Vienna, siamo rimasti Davide ed io, ma ce la caveremo. I miei ragazzi sono forti. Elena ha ignorato gli assurdi attacchi che ha ricevuto, ma si è sentita riscaldata dall’immensa ondata di coscienza civile di affetto che le sue parole hanno determinato nel Paese (…). In questi giorni non ho provato né odio né rabbia. Quando sono riuscito a leggere gli articoli sull’aggressione ho provato solo dolore per mia figlia che era lì, sola, spaventata, senza che io potessi aiutarla. Ho voluto vederla, dopo. La prima volta, due giorni fa, le ho toccato la gamba. Ho visto le sue mani fasciate e avevo il desiderio di stringerle. Prima che chiudessero la bara ci sono riuscito. È stata dura, ma l’ho sentita vicino a me, come non mai”.




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