Governo e maggioranza alle prese con il decreto di maggio, è scontro fra M5S da un lato e Pd-Italia Viva dall'altro

05 maggio 2020, ore 14:00

Il premier Conte cerca una mediazione, su come aiutare le imprese. Resta sul tavolo l'ipotesi dell'ingresso dello Stato nel capitale delle aziende, ma Dem e Renzi temono le nazionalizzazioni

Un lungo e teso vertice notturno, per mettere a punto la manovra del decreto di maggio. Sappiamo da giorni dell’ammontare di circa 55 miliardi di euro, ma il resto è avvolto ancora nelle nebbie.

E’ scontro, infatti, sulla modalità di soccorso alle imprese. Per le più piccole, si pensa a un intervento a fondo perduto, cioè da non restituire, anche attraverso il pagamento di bollette e affitto dei mesi del lockdown. Da quelle oltre i 5 milioni di fatturato, nascono i problemi, perché il M5S pensa a un intervento nel capitale da parte dello Stato, attraverso Invitalia, ma il Pd e soprattutto Italia Viva sono contrari, sposando la tesi che non si capirebbe perché dare soldi fino a una certa soglia e invece entrare nell’assetto societario oltre. Non calma le acque la rassicurazione del ministro pentastellato Patuanelli, che esclude la nazionalizzazione. Oltre i 50 milioni di fatturato, a entrare nelle società sarebbe Cassa Depositi e Prestiti.

E’ scontro anche sul reddito di emergenza, che il M5S vorrebbe realizzare allargando la platea del reddito di cittadinanza, mentre Pd e Matteo Renzi vorrebbero elargire dando i fondi ai comuni, che i sindaci poi utilizzerebbero.  

Uno scontro come si può notare, quasi di natura filosofica. Il Movimento 5 Stelle mira ad un’estensione del suo provvedimento-bandiera, il reddito di cittadinanza, pensando così di lasciare un segno, un’eredità di carattere economico, al termine della fase di pura emergenza. Per il partito democratico e Italia Viva, invece, un meccanismo del genere finirebbe per cancellare anche l’ultimo simulacro di ricerca di lavoro, ancora legato al reddito di cittadinanza. In questo modo, ragionano, lo si trasformerebbe in una pura forma di sussidio.

In mezzo, come al solito, si trova il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Secondo voci raccolte a Roma nelle ultime ore, il premier, per una volta, si troverebbe in sintonia con Matteo Renzi, preoccupato dal rischio di inimicarsi forse definitivamente il mondo dell’impresa. Del resto, l’intervista di domenica al Corriere della Sera del neo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, non lascia spazio alle interpretazioni. Sul governo, è piovuta una critica severissima delle scelte fatte, in particolar modo l’aver puntato su una liquidità ad oggi ancora fantasma, che si esaurirà. Bonomi invoca investimenti.

Il super-decreto di maggio, intanto, conterrà anche la conferma e l’ampliamento di una serie di bonus, che abbiamo conosciuto già in marzo. Quello per i lavoratori autonomi, che non tutti hanno ancora ricevuto e che a determinate condizioni arriverà anche a mille euro. Il bonus babysitter, che verrà confermato e pagato per aprile. Potrebbe raggiungere i duemila euro, per medici e infermieri. Ancora, bonus per l’acquisto di biciclette, monopattini e scooter, ma solo del tipo segway. Confermato anche il congedo parentale esteso, con copertura dello stipendio fino al 50%. Vi potranno accedere i genitori di figli sino a 12 anni.

L’insieme di queste gigantesche misure ha un costo proporzionato, che si tramuterà presto in un enorme scoglio politico. Per non schiantarvisi sopra, la maggioranza avrà alcuni mesi per decidere a quali strumenti ricorrere, perché il solo nuovo debito - garantito dalla BCE - prima o poi non basterà più.

Governo e maggioranza alle prese con il decreto di maggio, è scontro fra M5S da un lato e Pd-Italia Viva dall'altro
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