Guerra in Sudan, pronta l'evacuazione per 200 italiani, riunione a Palazzo Chigi con la premier Meloni

Guerra in Sudan, pronta l'evacuazione per 200 italiani, riunione a Palazzo Chigi con la premier Meloni

Guerra in Sudan, pronta l'evacuazione per 200 italiani, riunione a Palazzo Chigi con la premier Meloni Photo Credit: foto agenzia fotogramma.it


Gli aerei sono già a Gibuti per evacuare i 200 italiani presenti in Sudan dopo lo scoppio del conflitto, riunione a Palazzo Chigi

Sono pronti i piani di evacuazione degli stranieri da Khartoum, capitale del Sudan, in preda ad una guerra tra esercito e paramilitari, Al momento però la situazione è ancora pericolosa circa 200 italiani sono ancora bloccati nel paese africano. L'Italia, così come diversi altri Paesi occidentali, sta organizzando l'evacuazione dei connazionali con velivoli militari che sono già stati dislocati a Gibuti, il piccolo Stato-base militare incastonato fra Eritrea, Etiopia e Somalia sul golfo di Aden.


La replica dell’Afghanistan

L’idea dell’Italia è quella di replicare l'operazione effettuata per l’evacuazione dall’Afghanistan. In questo caso ad essere portati via dal Sudan sono i cittadini italiani presenti nel paese. Il piano è stato messo a punto durante una riunione che si è svolta a Palazzo Chigi con la premier Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il sottosegretario Alfredo Mantovano, il capo di Stato Maggiore della Difesa Giuseppe Cavo Dragone, il generale Francesco Paolo Figliuolo, responsabile del Comando operativo interforze, e i responsabili dell'Unità di crisi della Farnesina e dei servizi.


19 italiani in salvo

Circa 200 i connazionali da evacuare, mentre per 19 è finito l’incubo. Sorpresi dallo scoppio della guerra mentre erano in crociera nelle acque di Port Sudan: sono potuti sbarcare a Hurghada in Egitto, come ha annunciato il ministro Tajani, che in serata ha detto che molti italiani sono già in ambasciata e che la situazione è delicata. Per permettere l’evacuazione degli stranieri era stata dichiarata una tregua di tre giorni concordata venerdì su pressione Usa per la fine del Ramadan ha retto solo durante la notte e in mattinata sono ripresi gli scontri: i combattimenti vengono segnalati in 24 punti di Khartoum, di cui otto in un settore della capitale sudanese dove si trova anche l'ambasciata d'Italia, peraltro sempre operativa sotto la guida dell'ambasciatore Michele Tommasi. A Khartoum ci sono stati bombardamenti indiscriminati di artiglieria e il caos è stato accresciuto da un attacco di paramilitari ad alcune carceri con la liberazione di detenuti e l'uccisione di guardie.



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