I cinquanta deficienti positivi in giro nel fine settimana, la polemica sui morti per o con coronavirus

30 marzo 2020, ore 18:00
di Luigi Tornari

Sono stati denunciati per aver violato la quarantena, ma servono norme più efficaci per tenere in isolamento chi è contagiato

I cinquanta cittadini italiani positivi al coronavirus, che invece di stare a casa loro sono stati trovati beatamente in giro in questo fine settimana, non sarebbero da denunciare, ma da mettere, per direttissima Skype, se si potesse, agli “arresti” domiciliari. Così, innanzitutto, starebbero a casa, e poi capirebbero che lasciare la propria abitazione, da positivi conclamati al Covid-19, e quindi in grado di infettare altri, mettendone in pericolo la vita, è un reato penale e non una piccola infrazione ad una direttiva ministeriale. Di coronavirus si può morire, come testimoniano i 10779 italiani che non sono riusciti a superare la malattia. Essere potenzialmente in grado di infettare cittadini sani, sapendo della propria positività, non è una leggerezza da quattro soldi, ma un reato.  


Quest’ultimo esiste nel nostro codice penale. Si chiama epidemia colposa. C’è però un problema teorico ed è il seguente. L’art. 452 del codice penale in relazione all’ art.438 dice che “chiunque per colpa (l’evento si verifica a causa di negligenza o imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline) cagiona una epidemia mediante la diffusione di germi patogeni, è punito con la reclusione da 3 a 12 anni (morte di più persone). All’atto pratico, come si può facilmente evincere, in un eventuale futuro processo, sarà pressoché impossibile dimostrare che i cinquanta baldanzosi cittadini abbiano infranto questo articolo del codice. Difficile ascrivergli la colpa di “avere cagionato una epidemia”. Quindi, presumibilmente, tutto passerà in cavalleria. Per loro una giornata di sole all’aperto sarà stata più importante del potenziale pericolo di infettare altre persone.


Notizie come queste fanno crescere l’ipotesi che si debbano controllare gli spostamenti dei cittadini positivi al coronavirus con della applicazioni scaricate sui telefonini. Le autorità potrebbero così verificare con la collaborazione delle reti telefoniche e di wi-fi se siano entrati in contatto con altre persone che a loro volta potrebbero essere sottoposte a controlli. Questo è accaduto in Cina e Corea. Difficile, però, che si possa applicare nel nostro paese. A parte che è abbastanza semplice uscire da casa e lasciare il proprio telefonino sul tavolo senza portarlo con sé, ma su questo punto, eventualmente, dovrà intervenire il garante per la privacy per modificare le norme attuali.  


Nel frattempo continua la polemica sulla sottile differenza tra deceduto “per coronavirus” e “con coronavirus”. Le due denominazioni valgono, ahimè, solo per i fini statistici della Protezione Civile e dell’ Istituto Superiore della Sanità. Stesso discorso per la distinzione che riguarda i morti che avevano “una o più patologie”, ai quali si affibbia la definizione “morto con coronavirus”. All’inizio dell’epidemia questo tipo di comunicazione poteva essere, a suo modo, rassicurante, nelle intenzioni di chi l’aveva approvata. Non ho idea di chi dovesse rassicurare. Forse quelli senza patologie, mentre tutti gli altri, toccavano ferro. Ora non lo è più.


E’ chiaro anche a noi che non siamo dei luminari della medicina che è più facile che un ottantenne con un fisico debilitato resista meno alle cure contro il coronavirus rispetto ad un trentenne in piena forma; ma in Italia, per esempio, circa 17 milioni di persone soffrono di ipertensione. Prendono una pastiglia che riporta la pressione alla normalità e vivono, nel caso, fino a cento anni. Quindi un settantenne che soffriva di ipertensione, ed andava in giro a controllare l’avanzamento dei lavori nei cantieri nella propria città, poteva tranquillamente, se non affetto da coronavirus letale, diventare un ottantenne, con qualche acciacco, continuando a prendere la pastiglia per la pressione. Per questo in Italia e nel mondo si muore a causa del coronavirus. Tutte le altre definizioni valgono solo per la statistica. 


I cinquanta deficienti positivi in giro nel fine settimana, la polemica sui morti per o con coronavirus
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