Renzo Arbore amarcord racconta tutto su Bandiera gialla: "Come ci divertivamo in quegli anni..."

Renzo Arbore amarcord racconta tutto su Bandiera gialla: "Come ci divertivamo in quegli anni..."

Renzo Arbore amarcord racconta tutto su Bandiera gialla: "Come ci divertivamo in quegli anni..." Photo Credit: Ansa


Tra i fan in studio c'erano, in quegli anni: Loredana Bertè, Mia Martini, Renato Zero, Barbara Palombelli, Clemente Mimun, Mita Medici, Roberto D'Agostino

I Beatles e i Rolling Stones. La musica, che ha sempre amato. La radio, dove è nato artisticamente. La tv, che ha rivoluzionato. Parla Renzo Arbore, artista poliedrico che ha rivoluzionato generi televisivi e non solo.

In un'intervista a La Repubblica, il foggiano Arbore - che da sempre parla del suo forte legame con la terra di nascita - ripercorre gli anni di Bandiera gialla (il programma cult che ancora oggi, a distanza di anni, i giovani amano). Nostalgia di quegli anni? Tanta, da parte del pubblico e di Arbore. «Non sa come era bello il clima e come ci divertivamo», risponde a La Repubblica. 

In quegli studi, che hanno portato fortuna a tanti, c'erano: Loredana Bertè, Mia Martini, Renato Zero, Barbara Palombelli, Clemente Mimun, Mita Medici, Roberto D'Agostino. Tutti fan di Bandiera gialla. Oggi artisti di grandissimo calibro. 

LA PRIMA PUNTATA DI BANDIERA GIALLA

Venivano a Roma da tutta Italia per seguire Bandiera gialla con il suo storico amico (geniale) Gianni Boncompagni. Era il 16 settembre 1965, andava in onda la prima puntata di Bandiera gialla. «Fu una rivoluzione», racconta Renzo Arbore a La Repubblica.  

«Il merito del titolo fu di Luciano (De Crescenzo ndr), che ebbe una bella intuizione, io avevo pensato a un titolo inglese. Poi abbiamo avuto al nostro fianco Maurizio Riganti, un amico. Ha 92 anni e continuiamo a vederci, andiamo a pranzo insieme».

«Quando abbiamo inventato Bandiera gialla non c'erano i giovani, c'erano i ragazzi con i pantaloni corti o quelli alla zuava.

Dagli 11 ai 18 anni esistevano i teenager americani, loro erano rappresentati ma da noi questa categoria non c'era. Ci siamo rifatti, abbiamo inventato la categoria dei giovani e a loro ci rivolgevamo, poi ci siamo rivolti ai beat, e ancora dopo ai capelloni».

In quegli studi romani (in via Asiago) arrivò un ragazzo con i capelli ricci. Era Lucio Battisti. «Non voleva assolutamente cantare, non gli piaceva la sua voce. Gli mettemmo la chitarra in mano, lui cantò le composizioni che aveva scritto per i Dik Dik e l'Equipe 84», dice ancora Arbore. 


ARBORE TALENT SCOUT: DA FOGGIA A ROMA, PASSANDO PER NAPOLI

Foggia. Lì è nato, nel primo dopoguerra. Una famiglia borghese: suo padre dentista (voleva che facesse lo stesso mestiere, ma Arbore si laurea in Giurisprudenza a Napoli). A Foggia, nel cuore di via Arpi, scopre il jazz alla Taverna del Gufo, dove sperimenta. Prova. Suona. S'innamora del clarinetto. Alla fine scopre tutte le americanate, compreso i jeans (che all'epoca erano arrivati a Foggia nel periodo dello sbarco americano grazie ai soldati). Le prime sigarette, il sogno della Fiat Cinquecento e il trasferimento per studiare a Napoli: Renzo diventa piano piano il grande artista che tutti amiamo e conosciamo. Fino a quando esplode il successo in radio e poi in televisione. 

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