Strade Bianche 2026: che la polvere si alzi

Strade Bianche 2026: che la polvere si alzi

Strade Bianche 2026: che la polvere si alzi


La classica del nord più a sud d’Europa. In versione maschile e femminile i quasi 200 corridori si danno battaglia sugli sterrati delle colline senesi

Piazza del Campo, palcoscenico naturale, cuore pulsante della corsa e di questa stupenda città: Siena, un gioiello incastonato tra le morbide colline ricoperte dai vigneti tra i più famosi del mondo.

L’ARRIVO

La piazza a forma di conchiglia dove si svolge ogni anno il Palio, è l’arrivo delle Strade Bianche. Siena ha sostituito gli stendardi delle contrade della corsa equestre con i simboli di quella ciclistica: bandierine in tutte le vetrine dei bei negozi del centro con la scritta bianca ‘STRADE BIANCHE’ su fondo granata . La piazza ha una lieve pendenza verso il centro. Circondata da palazzi storici ed eleganti di epoca medievale e rinascimentale, con caffè e ristoranti, dehors e tanta gente che attende l’arrivo dei ciclisti. Sul lato diritto della grande conchiglia si affaccia il palazzo Pubblico, dove ha sede il comune, dal quale svetta l’iconica Torre del Mangia. Con i suoi 102 metri domina la città, alta quanto quella del Duomo di Siena (in realtà il campanile del Duomo misura 77 metri , ma la chiesa si trova il collina, quindi le altezze si equivalgono) per concedere al potere temporale la stessa dignità di quello secolare: Stato e Chiesa sono, così, alla pari.

TORRE DEL MANGIA

Chiamata così dai senesi fin dal 1300, la Torre del Mangia è un campanile laico, che già nel medioevo scandiva il tempo per i cittadini del borgo. I senesi, la campana del comune la riconoscono al primo rintocco perché, a causa di una crepa mai sistemata, produce un suono strozzato e roco. E così, alla scampanata comunale il popolo si è affezionato. Ma la vera peculiarità della torre sta nel nome: si chiama ‘del mangia’ perché così era soprannominato il primo campanaro vissuto nella torre, che, secondo la leggenda, spendeva ogni fiorino del suo stipendio nelle osterie della zona. E i suoi concittadini lo chiamavano ‘Mangiaguadagno’.

LA CORSA

I ciclisti che affrontano le Strade Bianche, tra la partenza e l’arrivo a Siena, affrontano un tracciato che prevede 14 tratti non asfaltati, attraverso un territorio mozzafiato. Ondeggiando sulle morbidezze dei rilievi della campagna dell’entroterra toscano, i corridori non hanno modo di godere della bellezza del panorama, ma oltre la coltre di polvere che circonda il gruppo, si schiude un territorio ricco di storia di arte e di gusto. Capitale dell’enogastronomia del Bel paese, la zona del senese offre borghi come Montalcino, Montepulciano e quelli del Chianti, che oltre ad essere piccoli gioielli ricchi di storia, firmano vini tra i più famosi al mondo. E poi, magari meno altisonanti, ma ugualmente affascinanti, la corsa sfiora piccoli centri come Sovicille con i suoi castelli e abbazie; Murlo al centro di un territorio incontaminato; San Quirico d’Orcia nel cuore della Val d’Orcia, che, insieme a Pienza, è patrimonio dell’UNESCO (come lo è la stessa Siena). Insomma, più che una corsa, sembra un tour tra le bellezze e le eccellenze italiane.

LA NUVOLA DI POLVERE

Che si alzi la polvere è lo slogan delle Strade Bianche. Nella versione maschile e in quella Women Elite per i professionisti, la Gran Fondo per gli amatori, in programma domani 8 marzo, il popolo del ciclismo può scegliere se assistere alle competizioni o farvi parte: con i suoi 8.500 iscritti la gara amatoriale raggiunge livelli di partecipazione da record. Partenza dalla Fortezza Medicea, arrivo Piazza del Campo, 203 chilometri per per gli uomini alla ventesima edizione e 133 per le donne al dodicesimo anno di vita. La gara fa parte delle grandi classiche del ciclismo italiano. Undicesimo anno anche per i dilettanti.


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